Italo Soldi arrivò a Littoria con il passo incerto di chi ha lasciato tutto alle spalle. Nato a Cremona, in una agiata famiglia di agricoltori, aveva visto la ricchezza dissolversi tra debiti e sventure, fino a costringere i suoi a cercare fortuna nell’Agro Pontino degli anni Trenta. Qui, tra paludi bonificate, Italo imparò a reinventarsi ogni giorno: disinfettava le zone dove la malaria resisteva ostinata e, nei ritagli di tempo, percorreva le campagne per fare iniezioni, aiutando chi ne aveva bisogno grazie agli insegnamenti del dottor Vito Fabiano. Non chiedeva denaro: in cambio riceveva pane, uova, qualche verdura. Bastava per andare avanti. Poi, quasi inattesa, arrivò l’occasione: un’edicola in piazza San Marco. Fu lì che la sua vita cambiò direzione, trovando finalmente stabilità e dignità.
La scomparsa delle edicole non è solo una questione economica o tecnologica. Con ogni serranda che si abbassa si perde un punto di incontro, un presidio culturale, un luogo dove le persone si fermavano a scambiare parole oltre che monete. L’edicolante non vendeva soltanto giornali: era un punto di riferimento sociale. Oggi, con oltre il 70% delle edicole storiche svanite, resta un vuoto che va ben oltre il commercio.
Le edicole rimaste fanno ormai salti mortali per restare aperte, aggrappate a un equilibrio sempre più fragile. Per sopravvivere hanno dovuto reinventarsi, trasformandosi in piccoli empori di quartiere: accanto alle poche copie di quotidiani e riviste trovano spazio articoli da regalo, souvenir, giocattoli e servizi di ogni tipo, dalle ricariche telefoniche ai pagamenti digitali.

Latina: l'edicola storica di Italo Soldi in Piazza San MarcoIn mezzo a questo cambiamento vorticoso, Latina non fa eccezione. Eppure i ricordi, se vengono raccontati, resistono al tempo. In piazza San Marco c’era un’edicola che per molti era più di un semplice chiosco: era un’abitudine quotidiana. Io la frequentavo fin da bambino, quando uscivo di casa per comprare il giornale a mio padre e, per me, un numero di Topolino. Dietro il bancone c’era sempre lui, il signor Italo Soldi, con quel suo accento del nord che incuriosiva: non era veneto, non era friulano, ma portava con sé una storia lontana.

La storia di Italo Soldi
Italo Soldi nasce il 9 settembre 1908 a Cremona, primo di quattro figli, dopo di lui: Iole, Aldo e Paola. Italo proviene da una famiglia molto agiata. Suo padre Giuseppe è un ricco proprietario terriero ed ha una grande azienda agricola, ma è conosciuto anche per la sua generosità, sempre pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà. Quando la crisi economica colpisce il Paese, negli anni Venti, Giuseppe non esita a sostenere alcuni amici, garantendo con la propria firma il loro credito ottenuto dalle banche.
L’unico a non rimanere coinvolto è suo fratello Agostino che ha un’azienda più piccola e non è certo il tipo da dare soldi a chiunque. Il gesto di Giuseppe si rivela presto un grave errore: quegli stessi amici, ottenuto il denaro, gli voltano le spalle, lo lasceranno solo a rispondere dei debiti. Così la famiglia Soldi perde tutto. Italo, abituato fin da bambino a una vita agiata, tra lezioni private e viaggi in carrozza trainata da quattro cavalli bianchi, si ritrova improvvisamente senza nulla. Il cambiamento è radicale.

L’emigrazione verso sud e l’arrivo a Littoria
Nei primi anni Trenta la famiglia decide di migrare verso sud in cerca di nuove possibilità. Si fermano a Maccarese, piccola frazione del comune di Roma, a ovest della capitale, dove Italo trova lavoro come trattorista, iniziando una vita fatta di fatica e adattamento. In quel piccolo paese, conosce Assunta Salamon, una ragazza di origine veneta. Lei lavora come sarta ed è anche molto brava. I due, dopo un breve fidanzamento si sposano.
Nel frattempo Giuseppe, grazie al sostegno economico del fratello Agostino, che non gli chiede nulla in cambio, apre una taverna a Sermoneta Scalo. L’attività funziona bene: ogni pomeriggio si riempie di gente, soprattutto operai e impiegati nelle vicine cave di Monticchio. Nel 1933 Giuseppe riesce a ottenere un podere dall’Opera Nazionale Combattenti, a Borgo San Michele, piccola frazione di Littoria. È l’occasione per ricominciare davvero: la famiglia può finalmente riunirsi e ritrovare una nuova stabilità.

Littoria anni '30: Italo Soldi primo a sx con l'attrezzatura per la disinfestazione antimalarica Per mantenere la famiglia, Italo si adatta a ogni tipo di lavoro. Vende giornali a Borgo San Michele e trova un’occupazione al centro antimalarico, dove ottiene l’incarico di disinfestare alcune zone ancora colpite dalla malaria. Nei ritagli di tempo, percorre poderi e campagne praticando iniezioni a chi ne ha bisogno: un’abilità appresa dal medico condotto Vito Fabiano. Non chiede denaro per questo servizio. In cambio riceve ciò che serve per vivere: pane, uova, qualche prodotto della terra.
Nella nuova città nascono i tre figli di Italo e Assunta, Tullio, Renato e Roberto: per tutti i parti Assunta è assistita dall’ostetrica Maria Cocco. È così che, tra un lavoro e l’altro, giorno dopo giorno, Italo riesce a sostenere la sua famiglia, insieme alla moglie, che nel frattempo si fa apprezzare con il suo laboratorio di sartoria.
Il padre, invece, continua a portare avanti la sua locanda. Ma quell’equilibrio dura poco: uno degli inservienti prende l’abitudine di parlare apertamente male di Benito Mussolini, attirando attenzioni indesiderate. In un clima politico sempre più rigido, basta questo a compromettere tutto: nel giro di poco tempo la taverna viene chiusa dalle autorità. Giuseppe, dopo quest’ennesima cocente delusione, decide di emigrare in Argentina.
La fine della guerra e la nascita dell’edicola

Poi anche a Littoria arriva la guerra e i tempi si fanno ancora più duri. Italo, con la moglie e i tre figli, è costretto a sfollare e a rifugiarsi nel podere di famiglia a Borgo San Michele. Finito il conflitto, però, non perde tempo: torna subito a lavorare. È proprio in quegli anni che inizia a maturare un’idea: aprire un’edicola.
La città cresce, cambia volto, e Italo intuisce che quel mestiere potrebbe rappresentare finalmente una stabilità. Ma ottenere la licenza non è semplice: servono passaggi burocratici e autorizzazioni, e la strada per arrivarci è tutt’altro che immediata. Alla fine, con la determinazione di sempre, riesce ad ottenere nel 1950 l’agognata licenza.

Latina anni '50: Assunta Salamon davati l'edicola di Piazza San MarcoIl posto che gli viene assegnato si rivela determinante: Corso della Repubblica, di fronte piazza San Marco. Finalmente la fortuna sembra girare dalla sua parte. La domenica, al termine della messa, davanti all’edicola si forma la fila per acquistare quotidiani, riviste e giornaletti per i più piccoli. Italo è lì, insieme alla moglie e ai tre figli. Per anni quell’edicola diventa un punto di riferimento per il centro cittadino, un luogo vivo, fatto di incontri, abitudini e storie che si intrecciano ogni giorno.

Tullio Soldi con la moglie Rita ChittaroIntanto il primogenito Tullio impara il mestiere di ebanista e, a metà degli anni Sessanta, apre una falegnameria poco distante dall’edicola del padre, dove realizza mobili su misura. Sarà proprio lui a costruire la prima edicola in legno. Con il tempo, però, le esigenze della famiglia cambiano: quando Italo va in pensione, Tullio decide di cedere l’attività artigianale per dedicarsi completamente all’edicola. Accanto a lui ci sono la moglie Rita Chittaro e le loro tre figlie: Anna, Marilena e Iole. Italo, invece, verrà a mancare nel 1993.
Ma il tempo passa, la città cambia e cambiano anche le amministrazioni. Così, dall’alto, arriva l’ordine di spostare l’edicola. Nonostante i tentativi di Tullio di mantenerla al suo posto, nel 2005 viene trasferita e, nel 2017, ceduta definitivamente dopo sessantasette anni di attività.

Latina 2005: l'edicola di Piazza San Marco spostata tra via Gramsci e Via Umberto IL’incontro con Anna Soldi
Incontro Anna Soldi al Circolo Cittadino. Ci conosciamo da sempre, come succede nelle città dove le storie si intrecciano senza bisogno di presentazioni.
Anna come mai l’edicola storica venne spostata?
“Dicevano che l’edicola rovinava la visuale della piazza. Considera che mio nonno iniziò con uno spazio tra le colonne del portico, di fronte al negozio del signor Cinelli, per poi aprire la vera e propria edicola. Mio padre si batté a lungo per non farla spostare: fece realizzare diversi progetti e persino due strutture, ma al Comune non vollero sentire ragioni. Ci rimise anche diverse decine di migliaia di euro. All’inizio volevano trasferirci dove oggi si trova la statua dell’alpino, poi decisero per l’angolo di via Umberto I, dove l’edicola si trova ancora adesso”
Io vi ricordo tutti lì a lavorare
“Sì, abbiamo lavorato tutti in quell’edicola. Lavoravamo tantissimo. Ho dei bellissimi ricordi”
E i tuoi zii, fratelli di tuo padre?
“A zio Renato, mio nonno aprì un’edicola in via Cesare Augusto, mentre mio zio Roberto era rappresentante di trattori”
E tuo nonno che tipo era?
“Un uomo tutto d’un pezzo e molto acculturato”
Che storia quella del tuo bisnonno
“Pensa che il casale che apparteneva al mio bisnonno oggi è diventato un museo. Suo fratello, invece, ha dato origine a un vero e proprio casato. A Cremona la famiglia Soldi è ancora considerata illustre e storica”

La storica edicola Soldi di Piazza San MarcoOggi quell’edicola non è più dove la ricordo, ma ogni volta che passo da piazza San Marco mi sembra ancora di vedere quell’uomo dietro al banco che, senza saperlo, stava costruendo molto più di un’edicola. Da quel tempo il mondo è cambiato profondamente, eppure storie come quella di Italo Soldi restano, perché parlano di sacrificio, famiglia e capacità di ricominciare.
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