Lina Bernardi, la donna che insegnò a Latina ad amare il teatro

Lina Bernardi, la donna che insegnò a Latina ad amare il teatro

A Latina il suo nome circola da anni come quello di una leggenda discreta. Non solo per la carriera, lunga e ricca, ma per il modo in cui Lina Bernardi ha saputo abitare il teatro e la vita degli altri. Circa due mesi fa è venuta a mancare, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo e nella città. Molti attori e attrici di Latina devono a lei l’inizio, o la prosecuzione, del proprio percorso teatrale. Lina aveva infatti un dono raro: riconoscere il talento quando era ancora fragile, appena accennato. Attrice intelligente e generosa, Bernardi ha attraversato cinema, televisione e palcoscenico. Ma il suo vero amore è sempre stato il teatro: il luogo dove la sua sensibilità artistica e umana trovava la forma più viva, e dove ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di incontrarla.

Ciro Cosentino e quel ristorante sulla Mediana

Ciro Cosentino e quel ristorante sulla Mediana

A Latina, all’inizio degli anni Settanta, quando la strada Mediana (oggi Pontina) non era ancora terminata, c’era già chi scommetteva sul futuro. Ciro Cosentino, partito da Genzano, in provincia di Roma, arrivò nell’Agro Pontino dopo tre anni in Germania, dove aveva lavorato prima in una gelateria e poi come cameriere in un ristorante. Rientrato in Italia, trovò impiego a Latina. Fu lì che maturò la decisione di mettersi in proprio. Aprì il suo ristorante su quella strada ancora incompiuta, in una città che cresceva rapidamente, puntando su ciò che sarebbe diventato il suo segno distintivo: piatti di pesce semplici e curati, capaci di lasciare un’impronta nella memoria — e nel palato — di un’intera comunità. Vi racconto la storia di Ciro, per ricordare una bella persona, davvero.

Marco Carpineti: da tecnico elettronico a protagonista del vino laziale

Marco Carpineti: da tecnico elettronico a protagonista del vino laziale

Cinquant’anni fa eravamo due ragazzi in gita sulla neve, con più sogni che certezze in tasca. Oggi, guardando il percorso di Marco Carpineti, posso dire di aver visto nascere, quasi senza accorgermene, una delle più belle storie del vino laziale. All’epoca Marco era un perito elettronico con un posto sicuro come tecnico nel Comune di Cori. Poi la vita gli ha chiesto coraggio: alla morte del padre Paolo, agricoltore, lasciò il posto fisso per prendere in mano i quattro ettari e mezzo di famiglia, tra ulivi e viti. Da lì è iniziata un’avventura fatta di studio, intuizione e radici profonde nel territorio. Dopo aver valorizzato i vitigni autoctoni dei Monti Lepini, Marco ha trasformato una piccola azienda in una realtà che oggi conta circa cinquecentocinquanta ettari tra vigneti, foraggi per il bestiame e pascolo arborato. Questa è la sua storia.

Suor Emma Zordan, da Sabaudia a Rebibbia: scrivere libertà

Suor Emma Zordan, da Sabaudia a Rebibbia: scrivere libertà

Ha l’energia di chi non ha mai smesso di credere che ogni vita possa rifiorire. Suor Emma Zordan, nata a Sabaudia da famiglia di origine veneta, da bambina era “terribile” e voleva farsi suora quasi per capriccio. La vocazione autentica è arrivata più tardi, trasformando quella testardaggine in dedizione assoluta agli ultimi. Nel carcere di Rebibbia ha fondato un laboratorio di scrittura creativa che è diventato un percorso di riscatto: sotto la sua guida, i detenuti hanno pubblicato diversi libri, dando voce a fragilità e speranze. Il 3 febbraio 2026 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha insignita del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Oggi è responsabile della casa di riposo delle suore anziane della sua congregazione, al Preziosissimo Sangue di Latina. Questa è la storia di una donna che ha fatto della cura e della parola strumenti di libertà.