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Giovanni Pedà, il tabaccaio di via Emanuele Filiberto

A Montebello Ionico, piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, Giovanni Pedà nasce in una famiglia di contadini. Dopo le scuole elementari, per necessità, inizia a lavorare, ma il suo sogno è un altro: diventare un ciclista professionista. Sembrava a un passo dal realizzarlo, ma la guerra gli cambiò il destino. Il fronte, la prigionia dopo l’armistizio e, infine, il ricongiungimento con la famiglia, trasferitasi nel frattempo a Littoria, cambiarono per sempre il corso della sua esistenza. Qui ricominciò da capo. Con il lavoro, il sacrificio e una straordinaria capacità di ricostruire la propria vita, sarebbe diventato uno dei volti più conosciuti di Latina, dietro il bancone della storica tabaccheria di via Emanuele Filiberto e nella vita pubblica della città.

Quando cerco le storie torno bambino. I miei genitori mi compravano in edicola i pacchetti di figurine Panini dei calciatori. Dopo averli aperti dicevo: “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca”. È la stessa sensazione che provo ancora oggi quando vado in cerca delle storie di Latina. Ogni storia trovata è una figurina in più, ogni personaggio che non ho ancora raccontato è una di quelle che mi manca. Un’attenzione particolare la riservo a via Emanuele Filiberto, la strada dove sono nato.

Tra le figurine che mi mancavano ce n’era una che volevo raccontare da tanto tempo: quella di Giovanni Pedà. Un giorno, prima di entrare nella libreria dell’amico Marco Sicconi mi sono fermato nella tabaccheria accanto. È una tabaccheria storica, che ricordo fin da quando ero bambino. Mio padre mi mandava spesso a comprare le sigarette: “Vai da Pedà e prendimi un pacchetto di Muratti“. Dietro quel bancone c’era Giovanni Pedà. Da molti anni, invece, ad accogliere i clienti è la figlia Stefania, che porta avanti l’attività di famiglia.

Stefania la conosco da tempo, ma ancora prima conoscevo suo fratello Franco, mio compagno di scuola alle elementari, scomparso qualche anno fa. Le ho detto che avrei voluto scrivere di suo padre e ne è stata felice. Fissare un appuntamento, però, è stata un’impresa: il lavoro la assorbe molto e ho dovuto aspettare un po’ prima di riuscire a incontrarla. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. In fondo, non era la prima volta che entravo nella storia della famiglia Pedà: qualche anno fa avevo già raccontato quella del fornaio Giuseppe, fratello di Giovanni.

La storia di Giovanni Pedà

Giovanni Pedà nasce il 18 marzo 1916 a Montebello Ionico, in provincia di Reggio Calabria. È il quinto di sei figli. Il padre, Francesco, è un contadino. La madre, Caterina Crea, fa la levatrice: gira per le case del paese aiutando le donne a mettere al mondo i loro bambini. Coltiva anche alcuni terreni e parte del raccolto lo dona alle famiglie più bisognose. In casa Pedà il lavoro e la solidarietà non sono soltanto valori, ma uno stile di vita che accompagnerà Giovanni e la sua famiglia fin dall’infanzia.

Giovanni Pedà ormai pronto per il professionismo. Poi la guerra…

Dopo la quinta elementare Giovanni interrompe gli studi per necessità e inizia a lavorare la terra insieme al padre e ai fratelli. Ma c’è una passione che occupa ogni suo momento libero: la bicicletta. Appena può sale in sella e macina chilometri sulle strade della sua terra. Ben presto comincia a partecipare alle gare ciclistiche, mettendo in mostra un talento che non passa inosservato. Le vittorie si susseguono e il salto tra i professionisti sembra ormai a un passo. È tutto pronto, ma la guerra cambia ogni cosa.

La guerra

Giovanni viene richiamato alle armi e quel sogno, coltivato per anni, si infrange prima ancora di diventare realtà. Pochi giorni dopo essere stato richiamato alle armi viene inviato in Polonia. Dopo l’8 settembre 1943, con l’armistizio, viene catturato dai tedeschi e internato in un campo di concentramento. Solo due anni più tardi riuscirà a riconquistare la libertà, portando per sempre con sé il ricordo della prigionia.

Polonia 1941: Giovanni Pedà lancia una palla di neve ai suoi commilitoni

Dopo aver vissuto tutti quegli orrori, Giovanni intraprende il lungo viaggio di ritorno dalla Polonia. È stremato, ma il desiderio di ricominciare gli restituisce la forza di andare avanti. Per tornare a casa ogni mezzo è buono: il treno, la corriera e, quando non c’è alternativa, anche lunghi tratti a piedi. Nel frattempo viene a sapere che tutta la sua famiglia si è trasferita nell’Agro Pontino, che lui conosce bene perché è andato più volte a trovare il fratello Giuseppe, che nel 1934 si è trasferito a Sabaudia e poi a Littoria.

Latina Piazza del popolo: i due fratelli Giuseppe e Giovanni Pedà

L’arrivo a Latina

Giunto a Latina, appena sceso dalla corriera proveniente da Roma, Giovanni vive un momento che non dimenticherà mai. Nella piazza principale, la prima persona che incontra è, incredibilmente, sua madre. L’abbraccio è lungo, silenzioso e carico di commozione. Poco dopo riabbraccia anche il resto della famiglia, che da molto tempo non aveva più sue notizie.

Littoria: Giovanni Pedà a sx con un amico

A Latina Giovanni ricomincia da capo. Grazie all’aiuto della madre acquista un camion e intraprende il mestiere di autotrasportatore. Il destino, però, gli riserva un’altra prova. La giovane cognata Italia, moglie del fratello Giuseppe, muore prematuramente. Giovanni mette da parte i suoi progetti e si dedica alla famiglia: aiuta il fratello nel forno e, soprattutto, si prende cura dei cinque nipoti, rimasti troppo presto senza la loro mamma. Con il fratello Giuseppe, nei primi anni Cinquanta, apre anche una tabaccheria in via Emanuele Filiberto.

La politica e il lavoro

Intanto nella vita di Giovanni si fa strada un’altra passione: la politica. Si iscrive al Partito Socialdemocratico e si dedica con entusiasmo alle campagne elettorali. Ha ormai quasi quarant’anni quando, durante una di queste campagne elettorali, a Roma, entra in un negozio di tessuti. Lì incontra Iolanda Grassetti, una giovane marchigiana che si trova nella capitale per far visita alla zia, titolare dell’attività. Giovanni ne resta subito affascinato. Ha vent’anni meno di lui.

Iolanda Grassetti

I due si sposano a Firenze il 24 ottobre 1956, dove Iolanda frequenta gli studi di Lingue. Dopo il matrimonio Giovanni e il fratello Giuseppe, di comune accordo, decidono di dividersi le attività: a Giuseppe il forno, mentre a Giovanni la tabaccheria. Dal loro matrimonio nasceranno due figli, Francesco, che chiameranno sempre Franco, e Stefania. Ma il lavoro non gli impedisce di continuare a dedicarsi alla vita pubblica. Eletto più volte consigliere comunale, ricoprirà anche l’incarico di assessore e di vicesindaco in tre legislature.

Firenze 24 ottobre 1956: Iolanda e Giovanni nel giorno del loro matrimonio

Giovanni Pedà diventa anche un punto di riferimento della Federazione Italiana Tabaccai, nella quale ricopre l’incarico di vicepresidente per per alcuni decenni. Per il suo impegno riceve le onorificenze di Cavaliere e di Commendatore della Repubblica. Nei primi anni Novanta decide di lasciare la politica per dedicarsi completamente alla tabaccheria, che continuerà a gestire fino all’età di ottantadue anni, passando poi il testimone ai figli Franco e Stefania. Si spegne il 4 marzo 2006.

Stefania e Franco Pedà

L’incontro con Stefania Pedà

Finalmente incontro Stefania Pedà. La tabaccheria è un continuo via vai di persone: clienti, pacchi da ritirare e spedire, servizi di ogni genere. Oggi una tabaccheria è molto più di un luogo dove si acquistano sigarette e valori bollati, e Stefania è riuscita a concentrare tutto questo in pochi metri quadrati, senza perdere mai il sorriso. Quando il flusso dei clienti inizia a rallentare, ci sediamo nel piccolo ufficio sul retro. È lì che comincia il racconto di suo padre, tra ricordi, emozioni e qualche momento di commozione.

Stefania, tuo padre aveva quasi cinquant’anni quando sei nata. Hai mai sentito il peso di questa differenza d’età?

“Io non ho mai avvertito questa differenza. Per me era un padre al passo con i tempi”  

Andavi d’accordo con lui?

“Per me è sempre stato il mio punto di riferimento. Andavo molto d’accordo con lui, anche se la sua autorevolezza mi metteva un po’ di soggezione”

Era molto severo?

“Sì, abbastanza. Non potevo uscire liberamente, ma non mi pesava. Mi piaceva stare in tabaccheria e a casa”

Ti ha mai raccontato un episodio della guerra?

Sì, mi raccontava spesso di un episodio accaduto al fronte. Un suo commilitone, ferito a morte, prima di spirare gli chiese di portare i suoi effetti personali al figlio che viveva a Littoria, sapendo che lì abitava anche suo fratello. Mio padre conservò quel pacchetto per tutto il tempo della prigionia e, una volta tornato a casa, rintracciò il figlio e glielo consegnò

È stato impegnato in politica per diversi anni. C’è un’opera o un’iniziativa che ricordi in modo particolare?

“Credo abbia fatto molto per la comunità. Un ricordo preciso è il marciapiede del lungomare. All’epoca fu molto criticato da diverse persone, perché ritenevano che non fosse necessario”

Un pensiero per tuo fratello Franco?

“Era una persona dolce e speciale, alla quale ero profondamente legata. Mi manca molto. Morì improvvisamente il 5 giugno 2018, all’ospedale di Latina, dopo otto giorni di febbre alta”

Stefania Pedà nella sua tabaccheria di via Emanuele Filiberto

Giovanni Pedà arrivò a Littoria senza sapere che quella sarebbe diventata la sua casa. Come migliaia di altri italiani contribuì, con il lavoro e il sacrificio quotidiano, alla crescita di una città ancora giovane. Dalle parole di Stefania si comprende che il suo lascito più grande non è stato soltanto una storica tabaccheria, ma l’esempio di un uomo che ha fatto del lavoro, della parola data e del rapporto con le persone i valori di un’intera vita.

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