La famiglia Callari e quel ristorante all’Acciarella

La famiglia Callari e quel ristorante all’Acciarella

“Andiamo da Callari.” Oppure: “Andiamo alla Faraona”. C’era anche chi diceva semplicemente: “Andiamo all’Acciarella”. Nessuno, o quasi, lo chiamava con il suo vero nome: Torre Astura. Eppure quel ristorante, aperto nel 1968, è rimasto nel cuore di intere generazioni di latinensi. Dietro quei sapori, quelle tavolate e quei ricordi c’era una famiglia arrivata nell’Agro Pontino in cerca di un futuro migliore. Tutto cominciò con Domenico Callari, esperto agricoltore chiamato a lavorare nelle terre del principe Borghese.

Giovanni Pedà, il tabaccaio di via Emanuele Filiberto

Giovanni Pedà, il tabaccaio di via Emanuele Filiberto

A Montebello Ionico, piccolo paese della provincia di Reggio Calabria, Giovanni Pedà nasce in una famiglia di contadini. Dopo le scuole elementari, per necessità, inizia a lavorare, ma il suo sogno è un altro: diventare un ciclista professionista. Sembrava a un passo dal realizzarlo, ma la guerra gli cambiò il destino. Il fronte, la prigionia dopo l’armistizio e, infine, il ricongiungimento con la famiglia, trasferitasi nel frattempo a Littoria, cambiarono per sempre il corso della sua esistenza. Qui ricominciò da capo. Con il lavoro, il sacrificio e una straordinaria capacità di ricostruire la propria vita, sarebbe diventato uno dei volti più conosciuti di Latina, dietro il bancone della storica tabaccheria di via Emanuele Filiberto e nella vita pubblica della città.

Domenico Rocco, da impagliatore di sedie a imprenditore

Domenico Rocco, da impagliatore di sedie a imprenditore

Una sedia capovolta, un fascio di stramma e due mani che intrecciano con pazienza. Comincia così la storia di Domenico Rocco. Quell’arte antica, di impagliare le sedie, l’aveva imparata da bambino a Ventosa, piccola frazione di Santi Cosma e Damiano. Sembrava quello il suo destino. Ma la vita aveva in serbo altri progetti. La guerra, una tragedia familiare e il desiderio di costruirsi un futuro lo portarono prima a Latina e poi lontano dall’Agro Pontino. Quelle mani, che da ragazzo intrecciavano la stramma per impagliare una sedia, negli anni avrebbero costruito molto di più: un’azienda destinata ad attraversare tre generazioni

Don Renato Di Veroli, il parroco di Santa Maria Goretti

Don Renato Di Veroli, il parroco di Santa Maria Goretti

Ci sono sacerdoti che amministrano una parrocchia e altri che finiscono per diventare parte della storia di una città. Don Renato Di Veroli appartiene a questa seconda categoria. Arrivò a Latina nel 1955, quasi a raccogliere idealmente il testimone di un altro grande parroco, don Carlo Torello. Non nella stessa chiesa, ma nella stessa missione: accompagnare la crescita della giovane città. Se don Torello lo aveva fatto dalla Cattedrale nei primi anni e durante la guerra, don Renato lo avrebbe fatto, per quarantacinque anni, dalla parrocchia di Santa Maria Goretti.