Franco Berdondini, il falegname che chiamavano Signor Temporin

Franco Berdondini, il falegname che chiamavano Signor Temporin

Franco Berdondini era nato in Emilia, ma da bambino seguì la famiglia nell’Agro Pontino. Nel dopoguerra concluse gli studi di avviamento e imparò presto il mestiere del falegname, lavorando inizialmente sottopadrone. Fu proprio in quegli anni che incontrò Iolanda Temporin, giovane sarta. Tra i due nacque subito l’amore che li portò alle nozze. Quando Franco decise di mettersi in proprio, Latina cresceva senza sosta: nuove case, palazzi e ville spuntavano ovunque. La sua abilità nel lavorare il legno conquistò rapidamente le famiglie più importanti della città, che gli affidavano arredamenti eleganti e su misura. Il lavoro aumentò tanto che Franco aprì un piccolo negozio di mobili, affidandolo a Iolanda. L’insegna diceva “Mobili Temporin”, e da allora tutti lo chiamarono signor Temporin con rispetto e grande ammirazione.

Aurora Neri e il primo negozio di pasta all’uovo di Latina

Aurora Neri e il primo negozio di pasta all’uovo di Latina

Quando Aurora Neri arrivò a Latina dalla provincia di Viterbo, nel 1960, intuì immediatamente che quella città giovane e in piena espansione avrebbe accolto con entusiasmo la tradizione della pasta all’uovo fatta a mano. Aveva già esperienza grazie al negozio di Civita Castellana, ma scelse di ricominciare altrove, inseguendo nuove opportunità. Il successo fu immediato: il profumo delle sfoglie fresche conquistò famiglie, lavoratori e nuovi residenti. Non avendo figli, Aurora chiamò accanto a sé il nipote Filippo, che aveva già imparato il mestiere lavorando con lei da ragazzino. Da allora sono passati sessantasei anni, e Pasta all’Uovo Neri continua ancora oggi, orgogliosamente, con la quarta generazione. Una storia di sapori autentici, diventati parte dell’identità stessa della città pontina.

Tommaso Colucci: l’uomo dei fiori che si prende cura di Latina

Tommaso Colucci: l’uomo dei fiori che si prende cura di Latina

Quando incontri Tommaso Colucci, chino su un’aiuola di Latina, sembra quasi volersi nascondere. Per anni ha lavorato con le mani esperte nello stucco veneziano e nella carta da parati, trasformando pareti anonime in superfici vive. Poi, la pensione: un tempo nuovo che all’inizio sembrava non passasse mai. Così ha iniziato piano, con pudore, a sistemare qualche fiore. Oggi cura ogni aiuola come fosse una storia da raccontare e scrive versi coresi che profumano di terra. Ho voluto scrivere di lui perché di persone così abbiamo davvero bisogno. Ogni petalo è una promessa di bellezza condivisa, che resiste al tempo e alla distrazione quotidiana degli altri passanti frettolosi.

Fabio Falsetti e quel sogno chiamato “Shoes”

Fabio Falsetti e quel sogno chiamato “Shoes”

A Latina lo ricordano ancora come un uomo che non aveva paura di sporcarsi le mani. Da ragazzo, per decisione severa di suo padre, fu mandato a lavorare in un mulino: “Devi capire cos’è la fatica”, gli disse. Tra sacchi di farina e notti insonni, imparò davvero. Ma non si fermò lì. Con uno sguardo sempre rivolto avanti, ebbe un’intuizione semplice e geniale: le macchinette per distribuire noccioline nei bar. Fu solo l’inizio. In pochi anni divenne tra i primi a portare jukebox, flipper e biliardi nei locali di Latina e provincia, cambiando il volto del tempo libero cittadino. Alla fine degli anni Sessanta fece un’altra scelta audace: rilevò un negozio di elettricità sul corso principale e lo trasformò in una raffinata boutique di scarpe: la chiamò Shoes. Morì troppo presto, ma la sua visione vive ancora oggi.