Ci sono vite che sembrano seguire una traiettoria precisa, e altre che si costruiscono passo dopo passo, inseguendo strade diverse. Quella di Domenico Brignola, “Mimmi” per gli amici, appartiene a entrambe. Nato nella provincia di Caserta, dopo pochi giorni si trasferisce a Lodi, paese della madre. Poi Roma, e infine Latina, dove arriva seguendo il padre, direttore delle poste, in una città che negli anni Cinquanta cresce a ritmo accelerato. Qui Mimmi inizia come medico condotto, entrando nelle case e nella quotidianità delle famiglie, per poi specializzarsi in pediatria e dedicarsi ai più piccoli. Ma la sua non è solo una storia di medicina: negli anni romani era stato anche musicista, nelle orchestre degli avanspettacoli. Due anime, quella del medico e quella dell’artista, unite da uno stesso filo: l’attenzione profonda per le persone. Vi racconto la sua storia.
A Latina, i medici di una volta erano professionisti capaci di entrare nelle case e nelle vite delle persone, portando non solo cure, ma anche fiducia. Tutti accomunati da un principio semplice e rigoroso: la fedeltà al giuramento di Ippocrate. A guardare indietro, viene da pensare che i nostri nonni e i nostri genitori, in fondo, sono stati fortunati. Perché prima ancora della medicina moderna, c’era una medicina fatta di dedizione, ascolto e umanità.
Ripensando a quei medici, mi è tornato in mente il mio pediatra, il dottor Domenico Brignola. Aveva lo studio nel palazzo dove sono nato, il “Palazzo Tabellini”, e faceva parte della quotidianità di tante famiglie. Non potevo non raccontare anche lui: il primo pediatra di Latina, che ha curato intere generazioni di bambini.
Grazie all’amica Emanuela Gasbarroni sono riuscito a mettermi in contatto con la figlia Laura Brignola. Ed è da qui che prende forma questo racconto: dal ricordo personale che si intreccia con la storia di una città e di uno dei suoi protagonisti più importanti.
La storia di Domenico “Mimmi” Brignola

Domenico Brignola, detto “Mimmi”, nasce il 23 marzo 1922 a Tuoro, quartiere residenziale nella zona nord di Caserta. È il primogenito di due figli; dopo di lui nascerà Caterina. Ma la sua storia inizia subito con un cambiamento: appena venti giorni dopo la nascita, la famiglia si trasferisce a Lodi, paese della madre. Maria Ida Benzoni proviene infatti da una famiglia benestante, proprietaria di un grande negozio di scarpe, mentre il padre, Dionisio Brignola, è funzionario delle poste. Un contesto solido e agiato, per l’epoca.

Lodi 1922: Dionisio Brignola con il figlioletto Domenico "Mimmi"Mimmi trascorre un’infanzia serena e fin da piccolo rivela un carattere eclettico: tutto ciò che intraprende sembra riuscirgli con naturalezza. Si avvicina alla musica, imparando prima la fisarmonica, poi il clarinetto e l’organo, coltivando una passione che lo accompagnerà per tutta la vita. Allo stesso tempo, già da ragazzo nasce in lui un forte interesse per la medicina.

Zara 1937: Mimmi Brignola adolescenteTerminato il liceo, un nuovo trasferimento segna il suo percorso: nel 1940 il padre viene assegnato alle poste centrali di Roma e l’intera famiglia si sposta nella Capitale. È qui che Mimmi compie la sua scelta, iscrivendosi alla facoltà di Medicina alla Sapienza. Gli studi sono impegnativi, ma non gli impediscono di coltivare la sua grande passione per la musica. Continua a suonare, in particolare la fisarmonica, e con talento e determinazione riesce a entrare in importanti orchestre, dove suona anche un giovanissimo Bruno Martino.

Roma 1946: Mimmi Brignola, terzo d sx, mentre si esibisce in un locale della CapitaleLe orchestre di cui fa parte si esibiscono nei tanti varietà dell’epoca, palcoscenici dove si esibiscono artisti come Totò e Anna Magnani. Intanto scoppia la guerra e anche lui viene chiamato alle armi. Fortunatamente non è destinato al fronte: resta a Roma, con il compito di azionare la sirena antiaerea per avvisare la popolazione. In una di quelle notti, però, la stanchezza prende il sopravvento e Mimmi si addormenta. Sarà il rombo improvviso degli aerei a svegliarlo: poi il gesto immediato, istintivo, di correre ad azionare la sirena.

Roma 1944: Mimmi Brignola con la sirena antiaerea
L’arrivo a Latina
Finalmente la guerra finisce e Mimmi può tornare a progettare il suo futuro. Conclude gli studi universitari e inizia subito il tirocinio. Nel 1952, il padre ottiene la direzione delle poste di Latina. La città è in piena espansione demografica, cresce rapidamente e ha bisogno di medici. È proprio il padre a intuire le opportunità e a chiamare Mimmi, mettendolo al corrente della situazione. Dopo alcuni mesi decide di raggiungerlo e inizierà come medico condotto, inizialmente a Latina Scalo, e subito dopo apre uno studio a Latina, in via Eugenio di Savoia.

Latina 1952: lo studio del dottor Brignola in via Eugenio di SavoiaMa il suo lavoro non si ferma lì: il più delle volte è in movimento, in sella alla sua moto, tra campagne e borghi, per raggiungere i pazienti direttamente nelle loro case. In quel periodo consegue la specializzazione in pediatria. La scelta non è casuale: Latina registra il più alto tasso di natalità d’Italia e quella moltitudine di nuovi nati ha bisogno di cure attente e competenti. Decide, quindi, di dedicarsi ai più piccoli, diventando presto un punto di riferimento per intere generazioni.

Il dottor Brignola con la sua prima automobileDurante una delle tante visite a domicilio, nel 1954, gli capita di incontrare una giovanissima paziente affetta da anemia: si tratta di Maria Teresa Palombelli, originaria di Cori e figlia di un noto imprenditore. Mimmi resta subito colpito dalla sua bellezza: per lui è un vero colpo di fulmine. Inizia a corteggiarla con discrezione, ma lei inizialmente resiste. La differenza d’età è significativa, lui ha trentadue anni, lei appena diciotto.

Mimmi Brignola con Maria Teresa Palombelli nel giorno delle loro nozzeA giocare un ruolo decisivo saranno i genitori di Maria Teresa, che vedono in quel giovane medico una figura solida e affidabile. Proprio loro favoriranno quell’incontro tra due vite destinate a intrecciarsi. Dopo otto mesi di fidanzamento si sposano e dalla loro unione nasceranno tre figli: Fiamma, Laura e Giovanni.

Mimmi Brignola tra medicina e musica
Per Mimmi la vita in città non è solo lavoro. Ama la socialità, gli incontri, le conversazioni che spaziano tra cultura e passioni diverse. Per questo si iscrive al Rotary, trovando in quel contesto un ambiente stimolante e ricco di scambi, anche se la musica resta sempre la sua materia del cuore.

Mimmi Brignola e Maria Teresa Palombelli con i rispettivi genitoriEd è proprio il cuore che, nel 1965, gli gioca un brutto scherzo: un infarto lo costringe a un delicato intervento chirurgico a Londra. Un momento drammatico, dal quale riesce a salvarsi per un soffio. Un’esperienza che segnerà profondamente la sua vita, ma non riuscirà a spegnere né la sua energia né la sua passione per la medicina e per la musica.

Mimmi e Maria TeresaNel 1967, conosce un giovane musicista argentino, di origine italiana, Fidel Jose Baldin. Da quell’incontro nasce un’intesa immediata che li porterà a fondare il Collegium Musicum, con l’obiettivo di avvicinare i bambini alla musica e coltivarne la sensibilità fin dai primi anni.
Un altro incontro determinante è quello con alcuni appassionati di musica: l’architetto Riccardo Cerocchi con sua moglie Maria Teresa Censi e i medici Renato Busco e Guido Mosillo. Dalla loro visione comune prende forma, nel 1970, l’Associazione Campus Internazionale di Musica: non solo un’iniziativa culturale, ma un vero e proprio progetto capace di trasformare il panorama musicale della città.

Mimmi Brignola con la moglie Maria Teresa e le prime due figlie: Fiamma e LauraGrazie a quella intuizione, Latina si apre a una stagione di concerti e incontri di alto livello, diventando punto di riferimento per artisti e appassionati. Un segno concreto di come la passione di pochi possa generare un patrimonio condiviso, destinato a lasciare traccia nel tempo.
Intanto Mimmi Brignola continua a suonare i suoi strumenti, senza mai abbandonare quella passione che lo accompagna fin da giovane. Nella sua casa si ritaglia uno spazio tutto suo, una stanza dedicata alla musica, dove trova posto anche un grande organo, simile a quelli delle chiese.

Dionisio Brignola e Maria Ida Benzoni: genitori di Mimmi BrignolaGli ultimi anni della sua vita sono segnati da dolori e sofferenze, affrontati con la stessa discrezione che ha caratterizzato tutta la sua esistenza. Si spegne il 14 marzo del 2000, lasciando il ricordo di un medico e di un uomo capace di unire competenza e passione.
L’incontro con Laura Brignola
Laura mi accoglie a casa sua. Ci conosciamo da una vita, ma non ci siamo mai davvero frequentati, pur appartenendo alla stessa generazione. Sul tavolo ha già disposto alcuni album, pieni di fotografie d’epoca in bianco e nero: immagini del padre, frammenti di una vita che riaffiora pagina dopo pagina. E io… mi ci perdo dentro.
Laura che ricordi hai di tuo papà?
“Ricordo il suo carisma, metteva soggezione a tutti, ma sapeva essere anche molto ironico. A me è mancato il contatto. Non era uno che dimostrava affetto. Lo faceva regalando le cose materiali. Ha iniziato ad abbracciarmi, quando era ormai anziano”
L’insegnamento che ti ha lasciato?
“La correttezza e la rettitudine”
Chi ha seguito le sue orme?
“Solo mio fratello Giovanni, che da lui ha imparato molto. Io ho fatto veterinaria, contro la sua volontà, perché avrebbe voluto che scegliessi medicina”

I figli di Mimmi Brignola e Maria Teresa Palombelli: Fiamma, Giovanni e LauraChiudo gli album, ma quelle immagini restano lì, sospese tra passato e presente. E alle parole di Laura, -carisma, distanza, rettitudine- si sovrappone il volto di suo padre, restituito da ogni fotografia.
È in questo intreccio di ricordi e silenzi che Mimmi continua a vivere. Non solo nella memoria della sua famiglia, ma anche in quella di intere generazioni di bambini che ancora oggi lo ricordano.
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