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Francesco Gardin, da colono alla prima cantina sociale di Latina

“Gnif Gnaf”. È così che viene chiamato quel piccolo insediamento dell’Agro Pontino, quando Francesco Gardin vi arriva dal Friuli nel 1933 insieme alla sua numerosa famiglia. Un nome curioso, nato dal rumore degli stivali che affondano nel terreno ancora impregnato d’acqua. Solo nel 1955, con la costruzione della chiesa dedicata a Santa Maria della Letizia, prenderà il nome di Borgo Santa Maria. Francesco ha ventiquattro anni, insieme al padre, comincia subito a lavorare in uno dei tremila poderi messi a disposizione dall’Opera Nazionale Combattenti. Ha frequentato soltanto fino alla terza elementare, ma farà molta strada. Nel dopoguerra sarà tra i primi coloni eletti nel Consiglio comunale di Latina e nel 1960 fonderà la Cantina Sociale Borgo Santa Maria, la prima cooperativa vinicola della città.

Ci sono storie che sembrano cercarsi e, prima o poi, finiscono per incontrarsi. E questa volta tutto mi riporta lì, dove tante storie di Latina hanno avuto inizio: alla palude… In particolare a Gnif Gnaf. Un nome che un tempo gli abitanti si batterono per cambiare e che oggi, invece, rivendicano con orgoglio.

Incontro Ilaria Gardin a Cori, da Marco Carpineti, in occasione dello spettacolo Radici in Aria. È insieme al marito Fernando Benedetti, della cui famiglia ho già raccontato tempo fa. Ma le coincidenze cominciano subito. Il nonno materno di Ilaria era Vittorio Reccanello, il primo sarto di Littoria, e anche a lui ho già dedicato una storia. Mentre parliamo, Ilaria mi accenna anche al nonno paterno, Francesco Gardin.

Alcuni dettagli mi incuriosiscono e così decidiamo di risentirci. Qualche giorno dopo accade qualcosa che proprio non mi aspetto. Vado all’appuntamento per ricostruire la storia della famiglia Callari, quella che avrei pubblicato la settimana successiva, e scopro che Gabriella, una delle figlie di Francesco Gardin, e due sue nipoti avevano sposato tre dei fratelli Callari. Le due storie che avevo deciso di raccontare separatamente si erano già incrociate molti anni prima. Se avessi voluto mettere tutto in fila apposta, probabilmente non ci sarei riuscito.

La storia di Francesco Gardin

Francesco Gardin nasce il 28 dicembre 1909 a Sesto al Reghena, in provincia di Pordenone. È il terzo di sei figli: prima di lui Marina e Giuseppe, poi arriveranno Carlo, Angelo e Maria. Il padre Angelo è un agricoltore a mezzadria, mentre la madre Albina Bulfon aiuta il marito nei campi e si occupa della casa. La vita da quelle parti è difficile. La guerra ha lasciato ferite profonde anche nell’agricoltura: bestiame, attrezzi e scorte alimentari sono andati perduti e per una famiglia numerosa che vive della terra, andare avanti diventa sempre più complicato.

La famiglia Gardin nei primi del ‘900

L’arrivo a Littoria

Il tempo passa, ma le cose peggiorano anno dopo anno. Ad Angelo sembra quasi impossibile quando l’Opera Nazionale Combattenti gli offre la possibilità di avere un podere e della terra da coltivare nell’Agro Pontino. Da ex combattente ha tutti i requisiti per ottenerlo. Così, il 3 ottobre 1933, la famiglia Gardin lascia il Friuli e si trasferisce a Littoria, nel podere 827 nella zona chiamata Gnif Gnaf. La terra non è mai stata lavorata e la fatica che li aspetta sarà enorme. Ma almeno quella terra profuma di futuro.

Quando arriva a Littoria, Francesco ha ventiquattro anni. Lavora nei campi fin da bambino, da quando le difficoltà economiche della famiglia lo avevano costretto ad abbandonare la scuola dopo la terza elementare. Ma a Sesto ha lasciato anche il cuore: Adele Odorico, la sua fidanzata. Passa appena un anno e Francesco torna al paese. Il 2 aprile 1934 la sposa e poco dopo ripartono insieme per Littoria nel podere 832. Adele entra così a far parte di quella nuova vita che Francesco e la famiglia Gardin stanno costruendo nell’Agro Pontino.

Francesco Gardin con la moglie Adele Odorico e i loro primi tre figlioli

Nascono i primi cinque figli: Anna, Ambrogio, Enzo, Mario e Dino. Poi arriva la guerra. Francesco, essendo stato negli alpini nel periodo della leva obbligatoria, riceve la chiamata alle armi e parte per il fronte francese, ma fortunatamente dopo pochi mesi viene esonerato perché padre di cinque figli. Torna così alla sua terra e alla sua famiglia. Negli anni della guerra nasceranno altri due figli, Sergio e Iolanda.

Lo sbarco di Anzio

Nei primissimi giorni dello sbarco alleato ad Anzio, Francesco e alcuni amici, incuriositi da ciò che sta accadendo a pochi chilometri da loro, si inoltrano nel vicino bosco all’altezza dell’Acciarella. Proprio lì i soldati americani li fermano, sospettando siano delle spie, li fanno prigionieri. A tirarli fuori dai guai sarà un militare americano di origini siciliane che, parlando italiano, riesce a fare da interprete e a chiarire l’equivoco. Poco dopo vengono rilasciati.

Agli inizi del 1944 anche i Gardin sono costretti a sfollare in Sicilia, ma solo per pochi mesi, poi finalmente si torna a casa. Durante il viaggio in treno, a una delle fermate, Francesco conta i figli e si accorge che manca Enzo. Fa fermare immediatamente il convoglio, si affaccia e lo vede correre disperato dietro al treno. Fortunatamente riescono a recuperarlo. Ma le sorprese non sono finite. Quando finalmente raggiungono il podere, lo trovano saccheggiato e senza più il bestiame. Ancora una volta bisogna ricominciare da capo.

La tragedia

Subito dopo la guerra, nel 1946, nasce l’ottava figlia, Gabriella. Ma appena un anno dopo la famiglia viene colpita da una tragedia. I bambini stanno giocando nei campi vicino al podere. I tre fratelli Mario, Dino e Sergio sono insieme a due amichetti quando trovano un ordigno abbandonato. Uno di loro prova a raccoglierlo, ma l’ordigno esplode. Mario e uno degli amichetti muoiono sul colpo, Dino rimane a terra ferito insieme all’altro bambino, mentre Sergio, miracolosamente, resta illeso.

Il piccolo Mario Gardin ucciso da un ordigno postbellico

Nel 1949 nasce Luigi, il nono e ultimo figlio. Intanto nella vita di Francesco si fa strada un nuovo interesse: la politica. Ha voglia di fare qualcosa per la sua comunità e soprattutto per quella zona all’estrema periferia di Latina che tutti continuano a chiamare Gnif e Gnaf. Si iscrive alla Democrazia Cristiana e alle elezioni del 1951 viene eletto consigliere comunale, tra i primi coloni a entrare nell’assemblea cittadina. Il sindaco è Vittorio Cervone. Due anni dopo viene rieletto, questa volta con Igino Salvezza sindaco.

La famiglia di Francesco Gardin al completo

Francesco Gardin diventa così un punto di riferimento per gli abitanti dei borghi di quella parte della città. Si batte soprattutto perché anche Gnif e Gnaf abbia una chiesa e una scuola elementare. Una volta realizzate, è tra i principali promotori della richiesta affinché quella zona venga finalmente riconosciuta come borgo. Lo chiedono a gran voce gli abitanti, stanchi di un nome che suscita l’ilarità dei forestieri: quel “Gnif e Gnaf” nato dal rumore degli stivali nel fango della vecchia palude.

Nasce Borgo Santa Maria

Nel 1955 arriva finalmente il nuovo nome, preso dalla chiesa appena costruita: Borgo Santa Maria. Accanto all’impegno politico, Francesco continua a lavorare la terra e si rende conto che quella zona è adatta alla coltivazione del Bellone, un vitigno autoctono. Da qui nasce un’altra delle sue intuizioni. L’8 aprile 1960 fonda, insieme ad altri agricoltori, la Cantina Sociale Vinicola di Santa Maria, una cooperativa composta da cinquantasette soci, della quale diventa vicepresidente. È la prima cooperativa vinicola fondata a Latina.

Per il suo impegno, il presidente Giuseppe Saragat nomina Francesco Gardin Cavaliere della Repubblica. Dopo una vita dedicata alla famiglia, al lavoro e alla sua comunità, si spegne il 9 maggio 1990. La cooperativa che aveva contribuito a fondare continuerà la sua attività ancora per molti anni, fino alla chiusura e alla successiva acquisizione da parte di privati nel 2016. Oggi porta ancora quel nome: Cantina Santa Maria.

Francesco e Adele festeggiano i cinquant’anni di matrimonio

L’incontro nel podere dei Gardin

È pomeriggio quando arrivo al podere dei Gardin. Ad accogliermi, insieme a Ilaria, ci sono diversi suoi zii. Ognuno ha il suo ricordo da aggiungere e fatico non poco a prendere appunti. Ma è bello vederli tutti riuniti intorno a un tavolo in giardino, mentre insieme ricostruiscono la storia della loro famiglia. A parlare a nome di tutti è Luigi, l’ultimo figlio di Francesco e Adele.

Luigi, che ricordo hai di tuo padre?

“Lo ricordo come una persona estremamente riservata. Si infervorava soltanto quando si parlava di politica. Per aiutare gli altri arrivava persino a trascurare il suo lavoro e mia mamma spesso si arrabbiava. Magari lasciava quello che stava facendo a metà e correva in Comune per dare una mano a qualche famiglia del borgo”

Certo che tua mamma aveva un bel da fare con nove figli…

“Eccome. Una volta mia nonna materna chiamò mio padre e gli disse: “Votu far riposà Adele?! Ché la pōvra fīosa l’è senpre incinta”. Mia mamma è stata davvero una grande donna”

21 dei 22 figli dei pionieri Gardin in Agro Pontino

Quando i Gardin arrivarono nell’Agro Pontino, nel 1933, erano in tredici. Oggi sono 156 tra parenti diretti e indiretti: una vera comunità. E penso a Francesco, a quel giovane di ventiquattro anni che mise piede in una terra mai lavorata che profumava di futuro. Quel futuro lo costruì giorno dopo giorno, con il lavoro, l’impegno per gli altri e una famiglia che continua la storia cominciata in quel podere.

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