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Marco Carpineti: da tecnico elettronico a protagonista del vino laziale

Cinquant’anni fa eravamo due ragazzi in gita sulla neve, con più sogni che certezze in tasca. Oggi, guardando il percorso di Marco Carpineti, posso dire di aver visto nascere, quasi senza accorgermene, una delle più belle storie del vino laziale. All’epoca Marco era un perito elettronico con un posto sicuro come tecnico nel Comune di Cori. Poi la vita gli ha chiesto coraggio: alla morte del padre Paolo, agricoltore, lasciò il posto fisso per prendere in mano i quattro ettari e mezzo di famiglia, tra ulivi e viti. Da lì è iniziata un’avventura fatta di studio, intuizione e radici profonde nel territorio. Dopo aver valorizzato i vitigni autoctoni dei Monti Lepini, Marco ha trasformato una piccola azienda in una realtà che oggi conta circa cinquecentocinquanta ettari tra vigneti, foraggi per il bestiame e pascolo arborato. Questa è la sua storia.

Sono un appassionato di vino: nel 1986 frequentai il mio primo corso da sommelier. Poi il lavoro mi costrinse a fermarmi, ma non ho mai abbandonato questa passione. Amo degustare e cerco di farlo con i vini del mio territorio. E pensare che fino agli anni Settanta quelli dell’Agro Pontino non erano un granché: si badava più alla quantità. Oggi, invece, la provincia pontina è riconosciuta tra le più importanti del Lazio. La produzione unisce tradizione e innovazione, una fusione che ha permesso di esprimere vini di grande qualità.

I vigneti di Marco Carpineti sulle splendide colline dei Monti Lepini

Facendo una ricerca sugli spumanti italiani ho scoperto che il Kius, prodotto dal mio amico Marco Carpineti, si posiziona come un’eccellenza di nicchia nel panorama nazionale. Si distingue nettamente dai Prosecco industriali per metodo di produzione e per l’uso di un vitigno autoctono. Quando leggo queste cose, il mio senso di appartenenza al territorio si rafforza sempre di più. Io lo chiamo orgoglio pontino, e vorrei trasmetterlo a tutti coloro che mi leggono. Per questo ho deciso di raccontare la storia di Marco.

Io e Marco Carpineti: quella gita sulla neve cinquant’anni fa

Io e Marco Carpineti ci siamo conosciuti durante una settimana bianca organizzata dal nostro Istituto Tecnico Galileo Galilei, circa mezzo secolo fa. Dopo il biennio, però, ci siamo persi di vista. Ci siamo ritrovati solo nel 2018, quando Marco entrò nel mio negozio per vedere alcuni impianti hi-fi. Io non lo avevo riconosciuto, lui sì. Parlando del più e del meno saltò fuori la nostra gita sulla neve. Mi disse di essere di Cori e io risposi che a Cori facevano il vino buono. I suoi amici si misero a ridere. Fu allora che mi disse il suo nome… e tutto mi fu chiaro.

La storia di Marco Carpineti

Marco Carpineti nasce il 2 luglio 1959 a Cori, in provincia di Latina, primo e unico figlio di Paolo e Clara Gattamelata. Paolo è agricoltore e coltiva i suoi terreni a vigna e uliveto, mentre la madre lavora come sarta in una rinomata sartoria romana, dove cuce pantaloni. Dopo il matrimonio, nel 1958, Clara continua la sua attività da casa, affiancando il lavoro alla cura della famiglia. Quando il raccolto viene meno a causa delle grandinate, è lei a sostenere economicamente la famiglia, lavorando anche di notte.

Cori anni '60: Paolo Carpineti con la moglie Clara Gattamelata e il figlioletto Marco

Marco è un bambino vivace ma, essendo figlio unico, soffre la solitudine. La madre spesso invita a casa i suoi amichetti per farlo giocare in compagnia. Il padre, invece, dopo la scuola lo porta con sé nella casa di campagna e, per tenerlo impegnato, gli affida piccoli lavoretti. Fin da piccolo si appassiona alla caccia e, con la sua fionda, gira tra le campagne. Proprio durante una di queste scorribande conosce una ragazzina, Bianca Caucci Molara, di famiglia dalle origini aristocratiche, nipote dell’ingegnere aeronautico Alessandro Marchetti.

La passione per l’elettronica

Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo a Cori, Marco si iscrive all’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei di Latina, dove nasce la sua passione per l’elettronica. Dopo il biennio sceglie l’indirizzo di Elettronica a Velletri, più vicino al suo paese. In quegli anni si diletta a costruire amplificatori e casse acustiche. Conseguito il diploma, cerca lavoro nel settore per cui ha studiato e presenta domanda come tecnico alla URMET, una grande azienda nazionale nel campo dell’elettronica per la telefonia.

Dopo il primo colloquio viene chiamato nella sede romana per il secondo incontro. I dirigenti restano soddisfatti e gli offrono un posto fisso come tecnico. Marco chiede qualche minuto per riflettere: è combattuto. Alla fine decide di rifiutare l’allettante proposta, troppo forte è il legame con il suo territorio e l’idea di lavorare a Roma non lo convince. Al ritorno a casa il padre lo prende per matto, anche se in cuor suo è contento di quella scelta. I due sono molto legati e Marco, già da ragazzino, lo aiuta spesso in campagna.

Anche il Comune di Cori necessita di un tecnico. Il colloquio va a buon fine e questa volta Marco accetta l’impiego a tempo indeterminato. Così può rimanere a Cori e dare una mano al padre, che gli ha trasmesso l’amore per la campagna e la viticoltura. Intanto la storia con Bianca, iniziata quando erano ragazzini, arriva al matrimonio. Dalla loro unione nasceranno due figli, Paolo e Isabella.

Marco Carpineti con Bianca Caucci Molara nel giorno delle loro nozze

L’addio al posto fisso

Purtroppo nel 1985 il padre, ancora giovane, viene a mancare. Per Marco è un duro colpo. Il rapporto quasi simbiotico che li legava lo spinge a riflettere e la decisione è radicale: lascia l’impiego comunale per dedicarsi anima e cuore alla piccola azienda agricola di quattro ettari e mezzo ereditata dal padre. Nonostante i molti impegni, Marco si iscrive alla facoltà di Agraria a Perugia, ma dopo un anno e un solo esame di biologia decide di interrompere gli studi universitari. Continua però a studiare per conto suo la viticoltura.  

Marco Carpineti nella cantina della sua tenuta

Passa circa un anno e viene eletto prima consigliere e poi presidente della cooperativa vinicola Cincinnato, composta da oltre quattrocento famiglie coresi. In quegli anni la scelta è chiara: puntare sui vitigni autoctoni, Bellone e Nero Buono. Nel 1994 Marco si dimette e decide di andare per la sua strada, avviando un percorso orientato alla qualità che segnerà in modo decisivo il futuro della sua azienda. Non a caso in quell’anno ottiene la certificazione biologica.

Marco Carpineti tra i suoi vigneti, dove tradizione e rispetto per la terra guidano ogni scelta.

I vini di Marco Carpineti in tutto il mondo

Comprende quali siano i passaggi fondamentali per ottenere grandi risultati: decisivi sono i luoghi, l’interpretazione delle varietà e la corretta collocazione dei vigneti — esposizione, altitudine e caratteristiche del terreno. Nel 2000 arriva la prima vinificazione nella nuova tenuta, in zona Capolemole, sulla strada provinciale VelletriAnzio. Marco investe nei suoi sogni e i suoi vini iniziano a essere richiesti prima nel territorio nazionale, successivamente in Europa e, infine, in tutto il mondo.

Paolo Carpineti laureato in Economia Aziendale ha scelto di seguire le orme del padre

Oggi l’azienda può contare sulla collaborazione di sessanta dipendenti e sul contributo dei figli Paolo e Isabella, entrati in azienda dopo la laurea. Dai quattro ettari e mezzo del 1994 la crescita è stata costante: settantacinque ettari di vigneto, trenta di uliveto, ottanta destinati a foraggio per duecento capi di bestiame e altre centinaia di ettari di pascolo arborato, per un totale di cinquecentocinquanta ettari distribuiti tra i comuni di Cori, Norma, Bassiano e Sezze.

Isabella Carpineti laureata in Lingue: anche lei in azienda per continuare la tradizione

L’incontro con Marco Carpineti nella sua tenuta a Capolemole

Quando ho mandato un messaggio a Marco per dirgli che avrei voluto raccontare la sua storia, mi ha risposto con una faccina stupita. Poi, alla fine, l’ho convinto e mi ha accolto nella sua splendida tenuta di Capolemole, sulla strada che porta a Giulianello. Da lì si apre una vista magnifica sull’Agro Pontino.

Marco, vai ancora a caccia?

“Macché! Sono un cacciatore pentito. Conservo tutti i miei fucili, ma ormai sono anni che non li tocco più”

Quali sono i rischi del tuo mestiere?

“Sicuramente il tempo e i cambiamenti climatici stanno creando seri problemi alle coltivazioni. Fortunatamente oggi siamo assicurati contro la grandine; un tempo non era possibile. Ricordo mio padre: in alcuni anni perse tutto il suo lavoro per una forte grandinata”

Qual è il vino che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Non saprei quale scegliere: per me sono come figli. Tutti mi hanno dato grandi soddisfazioni”

Magari dimmene uno a cui sei più legato

“È un vino bianco che nasce da uve Bellone, antico vitigno autoctono. Sono legato a questo vino perché lo abbiamo chiamato Nzù che in dialetto corese significa “insieme”, e per me ha un grande significato”

Bassiano: l'immagine suggestiva del labirinto di vite più grande al mondo, realizzato da Marco Carpineti

Ripenso a quel ragazzo incontrato sulla neve cinquant’anni fa e sorrido. Marco ha fatto una scelta controcorrente, ha creduto nella sua terra quando non era di moda farlo e ha investito nei suoi sogni con pazienza e determinazione. Oggi i suoi vigneti raccontano molto più di un successo imprenditoriale: raccontano un atto d’amore per il territorio.

A Bassiano, su un suo terreno, sorge persino il labirinto di vite più grande al mondo, eppure, in provincia di Latina, sono ancora in pochi a saperlo. Forse è anche per questo che storie come quella di Marco meritano di essere raccontate. Perché insegnano, soprattutto ai più giovani, che le radici non sono un limite, ma il punto da cui può nascere il futuro.

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