Franco Berdondini era nato in Emilia, ma da bambino seguì la famiglia nell’Agro Pontino. Nel dopoguerra concluse gli studi di avviamento e imparò presto il mestiere del falegname, lavorando inizialmente sottopadrone. Fu proprio in quegli anni che incontrò Iolanda Temporin, giovane sarta. Tra i due nacque subito l’amore che li portò alle nozze. Quando Franco decise di mettersi in proprio, Latina cresceva senza sosta: nuove case, palazzi e ville spuntavano ovunque. La sua abilità nel lavorare il legno conquistò rapidamente le famiglie più importanti della città, che gli affidavano arredamenti eleganti e su misura. Il lavoro aumentò tanto che Franco aprì un piccolo negozio di mobili, affidandolo a Iolanda. L’insegna diceva “Mobili Temporin”, e da allora tutti lo chiamarono signor Temporin con rispetto e grande ammirazione.
“Strada facendo”, cantava Claudio Baglioni in una canzone del 1978. E, in effetti, è andata proprio così. Cercavo una storia da raccontare, ma il centro di Latina sembrava non avere nulla da suggerirmi. Ho camminato senza meta, aspettando l’intuizione. Poi ho deciso di prendere la macchina e dirigermi verso il mare. Pensando che sulla terrazza di Capo Portiere, avrei potuto trovare l’ispirazione per una nuova storia. Non sapevo ancora che quel viaggio mi avrebbe portato sulle tracce di un uomo chiamato Franco Berdondini.
Chissà quante volte abbiamo percorso la strada del mare. Per noi latinensi, quella discesa verso Capo Portiere è quasi un piccolo rito, un passaggio familiare che conosciamo a memoria. E proprio lì, c’è una storica attività che ci accompagna verso il mare da quasi mezzo secolo. È un mobilificio. L’insegna è essenziale, soltanto un cognome: “Temporin”. L’ho sempre vista distrattamente, come si guardano le cose che crediamo eterne. Ma quel giorno qualcosa mi ha spinto a soffermarmi: forse la mia fame di storie.

Quel cognome, sicuramente veneto, mi ha riportato subito all’epopea della bonifica e alle famiglie arrivate nell’Agro Pontino in cerca di futuro. Così ho deciso di approfondire e conoscere un’altra storia della nostra città. Entrato nel negozio ho chiesto del titolare. Mi è venuto incontro Roberto Berdondini. Quel cognome mi ha lasciato perplesso. Poi mi ha subito spiegato: “Temporin è il cognome di mia madre”. Ho chiesto se avessero voglia di raccontarmi della loro famiglia… ed eccomi qui immerso in questa nuova storia.

La storia di Franco Berdondini e Iolanda Temporin
Franco Berdondini nasce il 2 giugno 1932 a Cona, piccola frazione in provincia di Ferrara. Secondo di tre figli. Prima di lui Giuliano e poi la sorella Lidia. Il padre Giuseppe, bracciante agricolo rimasto orfano da bambino, lavora per diversi fattori in varie località del Nord Italia prima di arrivare nell’Agro Pontino, dove trova impiego nei poderi della zona.
La sua vita cambia quando conosce il signor Pompei, importante costruttore locale che gli offre lavoro come carpentiere, aprendogli una nuova strada. Trovata la stabilità economica decide così di farsi raggiungere dalla moglie Anna Scanavin e dai figli.
Giuseppe diventa presto un uomo di fiducia del costruttore, che gli affida diversi cantieri tra Littoria e Sabaudia. Franco, intanto, dopo le scuole elementari frequenta l’avviamento, ma non ha alcuna intenzione di seguire il mestiere del padre, che lo vorrebbe al suo fianco nei cantieri. Lui sogna un’altra strada: vuole fare il falegname. Nel 1950 trova lavoro in una falegnameria davanti all’asilo delle suore di San Marco, iniziando così il mestiere che segnerà tutta la sua vita.

Franco e Iolanda, una storia di lavoro e amore
Sopra quella falegnameria c’è una sartoria dove lavora, come pantalonaia, una ragazza che ogni mattina arriva in bicicletta da Borgo Grappa. Per farsi notare, Franco fischietta arie d’opera: è una sua grande passione e conosce a memoria interi repertori lirici. Le giornate di lavoro scorrono così, accompagnate da quelle melodie.

Lei si chiama Iolanda Temporin ed è nata a Littoria, ma la sua famiglia è di origine veneta. Per anni hanno vissuto in Brasile. I suoi genitori, Elena e Ferdinando, tornano in Italia quando si diffonde la notizia che nell’Agro Pontino vengono assegnati poderi ai coloni veneti. Così i Temporin, nei primi anni Trenta, arrivano al podere 57, in strada Zi Maria, nei pressi di Borgo Grappa.
La falegnameria e il negozio Temporin
Iolanda, poco alla volta, cede alle lusinghe canterine di Franco e tra i due nasce l’amore. Si sposano nel 1956 e avranno tre figli: Lucia, Gabriele e Roberto. Alla fine degli anni Cinquanta Franco decide di mettersi in proprio, aprendo una piccola falegnameria in via Saffi. Ormai è un artigiano stimato e molto richiesto dalle famiglie più agiate della città, che gli affidano gli arredi di appartamenti e ville.

Visto che il lavoro va sempre meglio, Franco decide di aprire un piccolo negozio di mobili accanto alla falegnameria e di affidarlo a Iolanda, che dopo aver lasciato il mestiere di sarta ha voglia di rimettersi in gioco. Firma un pacco di cambiali e insieme iniziano questa nuova avventura. Per il nome del negozio, Franco decide di mettere sull’insegna il cognome di Iolanda. Lo fa perché a lei fa piacere, ma anche perché quel nome gli sembra più musicale del suo. Così nasce Mobili Temporin.

Sono anni di grande fermento economico. Latina continua a crescere e le case si costruiscono senza sosta. Il piccolo negozio comincia presto a stare stretto. Nei primi anni Settanta Franco decide di realizzare, nel quartiere Gionchetto, un magazzino per il mobilificio e di trasferirvi anche la falegnameria. Ma, una volta terminato l’edificio, cambia idea: vende tutto dopo aver trovato un terreno sulla strada del mare, che considera molto più commerciale.

La strada del mare
Una scelta che si rivelerà vincente. Sulla strada del mare Franco fa costruire il nuovo stabile, con l’abitazione al piano superiore e una grande esposizione di mobili al piano terra. Per ottenere l’autorizzazione alla vendita, però, bisogna attendere i lunghi tempi della burocrazia comunale. Nel frattempo i clienti vengono ricevuti comunque nel nuovo salone, mentre le vendite vengono formalizzate nel piccolo negozio storico di via Saffi. Solo nel 1981 arriveranno tutte le autorizzazioni necessarie per aprire ufficialmente il nuovo punto vendita.

Anche gli anni Ottanta portano prosperità alle imprese artigiane e commerciali di Latina. Il mobilificio Temporin si trova in una posizione strategica, soprattutto d’estate, quando il traffico sulla strada del mare è continuo. Gli affari vanno bene e nell’attività iniziano a entrare anche i figli. La prima è Lucia che, dopo un anno di esperienza presso uno studio commercialista, entra a tutti gli effetti nell’impresa di famiglia. In seguito arrivano anche Gabriele e Roberto.

Franco, dopo una vita di sacrifici e lavoro, può dirsi soddisfatto del cammino compiuto. Tutta la famiglia lavora con lui, sono arrivati i primi nipoti e finalmente c’è quella tranquillità economica costruita con anni di sacrifici. L’ultimo passo dovrebbe essere la meritata pensione, ma è sempre il destino a decidere. Franco Berdondini, nel 1991, si ammala e nel giro di pochi mesi muore a soli cinquantanove anni. Oggi l’attività Temporin, sulla strada del mare, è portata avanti dai suoi tre figli.
L’incontro con Gabriele Berdondini
Incontro Gabriele Berdondini nel negozio che si trova poco dopo l’inizio della discesa della strada del mare. L’insegna è grande e ben visibile: “Temporin”. Parlando con lui scopro che sua moglie è Stefania De Cesaris, figlia dei fiorai Maurizio e Clara della Riviera, di cui ho già scritto tempo fa. Ed è proprio in questi intrecci di storie che penso si nasconda la bellezza di Latina. Alla nostra chiacchierata si unisce anche la sorella Lucia, in videochiamata.
Lucia, tuo papà è venuto a mancare tanti anni fa, cosa è rimasto di lui e dei suoi insegnamenti?
“Nel lavoro sicuramente l’apertura mentale. Io ero molto timida e preferivo stare in ufficio, ma lui, con pazienza, è riuscito a farmi uscire fuori e ad affrontare il pubblico. La stessa cosa nella vita privata: io volevo sempre restare a casa, mentre lui mi spingeva a uscire, a divertirmi, a vivere. Su questo devo dire che è stato un padre ultramoderno rispetto agli uomini del suo tempo.”
Gabriele, come è cambiato il lavoro in questi ultimi anni?
“Oggi è tutto più difficile. Dobbiamo necessariamente dimenticare il passato, perché i tempi dei nostri genitori, e anche i nostri fino agli anni Novanta, non torneranno più. Adesso cerchiamo soprattutto di difenderci. Puntando sulla nostra professionalità maturata in tutti questi anni. Gran parte del lavoro arriva ancora grazie al passaparola dei nostri clienti storici”
Una domanda di rito: il ricambio generazionale?
“Tutti i nostri figli hanno scelto strade diverse… Poi chissà?!”
Un’ultima domanda: vostro padre era per tutti il signor Temporin, come la prendeva?
“Ormai si era abituato, ma un po’ ne soffriva e qualche volta ce lo diceva. La stessa cosa succede anche a noi: per tutti siamo i Temporin. Berdondini lo restiamo soltanto nei documenti”

Se vi capiterà di andare al mare e l’occhio cadrà su quell’insegna “Temporin”, magari vi tornerà in mente la storia di Franco e Iolanda. Una storia fatta di lavoro, coraggio e sacrifici, intrecciata per sempre a quella di Latina e delle famiglie che l’hanno costruita giorno dopo giorno.
ci tengo a ringraziare la signora Iolanda Temporin che ci ha aiutato a ricordare alcuni dettagli della loro storia.
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