A volte bisogna andare lontano da Latina per scoprire quanto siano conosciuti alcuni dei suoi figli. È il caso di Alessandro Bavari, un artista che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, arrivando persino a collaborare con il celebre regista Ridley Scott. Eppure, nella città in cui è nato, il suo nome non è familiare a tutti. Fin da bambino dimostra un talento fuori dal comune e, crescendo, sperimenta diverse forme d’arte, dal disegno alla musica, dalla fotografia alle nuove tecnologie. Le sue opere vengono esposte in tutto il mondo, ma il suo legame con Latina rimane forte. Di lui mi aveva parlato tempo fa il fotografo Tonino Mirabella. Poi, quasi per caso, l’ho incontrato in un paio di occasioni. Ci siamo scambiati i contatti e qualche giorno fa ci siamo ritrovati per ripercorrere insieme la sua vita.
Alla premiazione della Notte dei Gatti che si è svolta a Latina in Piazza del Popolo il 13 settembre scorso ho visto per la prima volta Alessandro Bavari. Era seduto nella mia stessa fila e mi aveva colpito il taglio particolare della sua barba. A un certo punto è stato chiamato sul palco per ricevere il Gatto d’Oro nella sezione Fotografia. Ascoltando la sua presentazione, ho cominciato a rendermi conto del suo straordinario talento.
Qualche settimana dopo, durante un’intervista al fotografo Tonino Mirabella, è saltato fuori nuovamente il suo nome. “Devi raccontarlo!”, mi aveva detto con tono perentorio. Poi il caso ha voluto che incontrassi nuovamente Alessandro, questa volta in due eventi nello stesso giorno: al Museo Cambellotti e al Museo MAD di Tor Tre Ponti. Il destino sembrava dirmi che non potevo lasciarmelo sfuggire. Mi sono fatto avanti, abbiamo scambiato due chiacchiere, ed eccomi qui, a raccontarvi la storia di un artista davvero fuori dal comune.

La storia di Alessandro Bavari, il bambino geniale
Alessandro Bavari nasce a Latina il 18 aprile 1963. È il primo di due figli; dopo di lui arriverà la sorella Joëlle. Il padre Renzo, originario di Cisterna, è ispettore del Consorzio Agrario. Nei primi anni Sessanta, durante una visita al fratello che vive e lavora a Montecarlo, conosce Colette Bonnet, una ragazza francese in vacanza sulla Costa Azzurra. Tra i due nasce l’amore. Si sposano in Francia e poi si trasferiscono a Latina.

Alessandro è un bambino tranquillo. Per farlo stare buono basta mettergli una matita in mano. Mentre gli altri bambini disegnano le prime figure, con i tratti semplici della loro età, lui riesce già a impugnarla come un adulto e a rappresentare figure in prospettiva. Alle elementari di Piazza Dante, la maestra Anna Tommasi è talmente colpita dal suo talento che lo porta nelle altre classi per mostrare i suoi disegni. Alessandro, un po’ imbarazzato, si sente quasi un fenomeno da esibire.

La passione per la musica e la fotografia
A nove anni gli regalano la prima macchina fotografica. Alessandro comincia a girare per Latina alla ricerca di luoghi desolati da fotografare, soprattutto d’estate, quando la città si svuota. La passione per la musica classica, invece, gliela trasmette il padre, che lo iscrive a una scuola dove impara a suonare la chitarra. Intanto frequenta le medie alla Aleardo Aleardi.

Alessandro impara a suonare anche il flauto traverso. Arriva persino a costruire strumenti a fiato con le canne di bambù raccolte al lago di Fogliano insieme al padre. Terminate le scuole dell’obbligo, con un saggio dedicato al gruppo cileno degli Inti-Illimani, si iscrive a Ragioneria, all’Istituto tecnico Vittorio Veneto. Qui entra a far parte di un complesso che propone cover dei gruppi rock del momento.

Dal ragioneria al liceo artistico
Ma Alessandro non è soddisfatto della scelta. Non riesce a immaginarsi chiuso in un ufficio a fare il ragioniere. Al terzo anno prende una decisione drastica: cambiare scuola. Convince anche due amici che suonano con lui, Mauro De Martino e Giuliano Di Battista. Insieme si iscrivono al Liceo Artistico. Ha già le idee chiare sul proprio futuro: vuole entrare all’Accademia di Belle Arti di Roma per studiare Scenografia e Storia dell’Arte.

In quegli anni si dedica anche alla pittura con tecniche miste, perché ama sperimentare. Comincia a esporre i suoi lavori in alcune gallerie d’arte. Si laurea con lode e, nel 1987, parte per il servizio militare a Sabaudia. Terminata la leva, inizia a lavorare per alcune agenzie grafiche di Latina. La prima è Idea Nama. Successivamente lavora a Roma per la McCann Erickson, una delle più importanti agenzie pubblicitarie internazionali.
L’avvento dei computer
Parallelamente al lavoro in agenzia, Alessandro continua a dipingere e a collaborare con una galleria d’arte, attraverso la quale vende un quadro al mese. Compone anche musiche per spettacoli teatrali contemporanei. Ma la svolta arriva nel 1993, quando acquista il suo primo Macintosh della Apple. Davanti a lui si apre un mondo nuovo, capace di dare ancora più spazio alla sua creatività.

Il suo primo lavoro al computer è per il centro sportivo Agora della famiglia Finestra. Insieme all’amico e collega Roberto Gabriele realizza sei immagini per il calendario del 1996, creando una Latina metafisica, dove Piazza del Popolo, Piazza della Libertà e altri luoghi della città si mescolano tra loro. Alessandro comincia a unire la fotografia analogica al digitale, esplorando nuove possibilità anche nella pittura, nella grafica e nel video.

Dai videoclip musicali al cinema internazionale
Nel 1998 Alessandro fonda a Latina, con Ascanio Malgarini e altri soci, la Direct 2 Brain, un’agenzia specializzata in videoclip musicali. Tra gli artisti che si rivolgono a loro ci sono i Tiromancino ed Eros Ramazzotti. Nel 2003 decide di proseguire per conto proprio, continuando a collaborare con l’agenzia come esterno.
Grazie a internet riceve commissioni da diverse parti del mondo, compresi gli Stati Uniti, soprattutto per copertine di dischi. Entra anche nella pubblicità, realizzando spot internazionali per Ferrari, BMW, Pirelli, Sky e altri grandi marchi.

Collabora inoltre con importanti registi, come Gabriele Lavia e il premio Oscar Luca Guadagnino. Un giorno riceve un’e-mail dalla 20th Century Fox: gli propongono di lavorare con il britannico Ridley Scott, il regista di Blade Runner, per intenderci. Alessandro pensa inizialmente a uno scherzo, ma è tutto vero. Vola così a Londra, dove rimane due mesi per realizzare una scena del film Alien: Covenant.
L’anima gemella
Nel 2018, durante un convegno a Roma in cui presenta i suoi lavori, tra il pubblico c’è Sara Aliscioni, artista e fotografa romana. Al termine dell’incontro, Sara si avvicina ad Alessandro e gli racconta di avergli scattato alcune fotografie. I due rimangono in contatto sui social per alcuni mesi, finché decidono di incontrarsi di persona.

Dopo appena un’ora di conversazione, Alessandro le dice che, viste le tante affinità, un giorno si sposeranno. Sara lo prende per matto. Eppure, nel 2019, si sposano in Borgogna, nella stessa chiesa in cui si erano sposati i genitori e i nonni di Alessandro. Oggi vivono nel centro storico di Sermoneta.
I premi
Nel corso della sua carriera Alessandro Bavari ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra i più prestigiosi, la Golden Nica al Prix Ars Electronica nel 2011 per il cortometraggio Metachaos, considerata una sorta di Oscar dell’arte digitale. Tra i più recenti, quello ricevuto nel 2026 all’Animaphix Film Festival di Bagheria, in Sicilia, per il cortometraggio Oggetti quantistici sconosciuti.
Una delle opere dedicate alla sua città è Latina Città Invisibile, un progetto fotografico visionario realizzato nel 2023 e ispirato al celebre romanzo Le città invisibili di Italo Calvino. Presentato a Latina, Roma e Milano, il lavoro è arrivato anche a Cordova, in Spagna, e in altre parti del mondo.

L’incontro con Alessandro Bavari
Io e Alessandro decidiamo di incontrarci al Circolo Cittadino Sante Palumbo. Siamo soli nella sala Orazio Di Pietro. C’è il silenzio giusto per aprire le porte dei suoi ricordi ed entrare con discrezione nella sua vita.
Alessandro, hai immaginato una Latina invisibile. Ma che rapporto hai oggi con la città in cui sei nato?
“Un rapporto contrastato. Non mi ha offerto molto. Il mio lavoro è stato riconosciuto in tutto il mondo, ma qui non mi sono sentito compreso fino in fondo. Eppure, per quanto molte città possano sembrare belle e seducenti, finisci sempre per sentirti un ospite, una specie di apolide. Quando invece torni nella città dove sei nato e cresciuto, ti senti libero, ti senti a casa”
Cosa manca, secondo te?
“Una maggiore attenzione alla cultura e la capacità di creare un punto di riferimento che raccolga le diverse realtà artistiche della città. Manca soprattutto un luogo dove incontrarsi, confrontarsi ed esprimere i propri pensieri e progetti”
Alessandro, sei un artista a trecentosessanta gradi. Ma come preferisci definirti?
“Artista visivo è la definizione che preferisco, ed è nelle mostre che mi sento più a mio agio”
I tuoi genitori ti hanno mai ostacolato nelle tue scelte?
“No, mai. Sono sempre stati molto aperti”
Dietro tutte queste immagini straordinarie, che uomo si nasconde?
“Una persona mite e fondamentalmente corretta, come mi hanno insegnato i miei genitori”

Quel bambino che già all’asilo disegnava in prospettiva non ha mai smesso di immaginare. Sono cambiati gli strumenti, ma non la sua voglia di creare mondi nuovi. Latina Città Invisibile ne è una testimonianza. E forse, in quella città immaginaria, c’è anche qualcosa di Alessandro, un artista conosciuto e apprezzato in tante parti del mondo, ma che nella sua Latina si sente ancora un po’ invisibile.
(Foto di copertina: Sara Aliscioni)
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