Quando incontri Tommaso Colucci, chino su un’aiuola a Latina, sembra quasi volersi nascondere. Per anni ha lavorato con le mani esperte nello stucco veneziano e nella carta da parati, trasformando pareti anonime in superfici vive. Poi, la pensione: un tempo nuovo che all’inizio sembrava non passasse mai. Così ha iniziato piano, con pudore, a sistemare qualche fiore. Oggi cura ogni aiuola come fosse una storia da raccontare e scrive versi coresi che profumano di terra. Ho voluto scrivere di lui perché di persone così abbiamo davvero bisogno. Ogni petalo è una promessa di bellezza condivisa, che resiste al tempo e alla distrazione quotidiana degli altri passanti frettolosi.
Questa storia nasce grazie a mia mamma, che fuori al negozio di famiglia, proprio di fronte al Palazzo M, si prendeva cura delle fioriere installate dal Comune. Le trattava come fossero piante di casa, con una dedizione quotidiana. Un giorno la vidi chiacchierare con un signore minuto, più o meno della sua statura. Parlavano di fiori e di piante con una naturalezza sorprendente, come due studiosi di agraria, ma senza libri: solo esperienza, mani e memoria. Era evidente che entrambi, fin da bambini, avevano avuto a che fare con la terra.
A Latina, Tommaso Colucci è ormai un volto conosciuto ed è facile incontrarlo, mentre sistema qualche aiuola. Una volta la città aveva i suoi giardinieri: sistemavano, pulivano, annaffiavano… poi, chissà, sembrano scomparsi. Tommaso l’ho incontrato di fronte al Teatro Comunale D’Annunzio. Io, come sempre, andavo di fretta, ma con lui due parole le scambio sempre volentieri.

La prima cosa che mi ha chiesto è stata: “E tua mamma?”. E io ho dovuto dirgli la verità, con quella semplicità che pesa più di mille giri di parole: purtroppo non c’è più da qualche mese. Il suo stupore è stato immediato, il dispiacere sincero, quasi trattenuto. In quel momento ho avuto la sensazione che mia mamma mi bussasse sulla spalla per dirmi: “Racconta di lui”. E così eccomi qui a raccontare Tommaso Colucci, una persona perbene.
Tommaso Colucci a Latina: la storia

Tommaso Colucci nasce il 22 maggio 1948 a Cori, in provincia di Latina. È il secondo di tre figli: prima Pina, poi lui, e infine Rita. Il padre, Galileo, è uno spaccapietre, manovale e muratore: un uomo forte, abituato alla fatica. Lavora anche a Roma come capo cantiere e, nel dopoguerra, a Latina per il costruttore Santino Palumbo, che sceglie sempre i migliori.
La madre, Bianca Conti, è una bracciante agricola e lavora nelle terre della sua famiglia. Eppure ha studiato: è arrivata fino alla sesta elementare, che per quei tempi equivaleva quasi a una maturità. Nella sua vita non smetterà mai di leggere. Oltre al lavoro si occupa della casa e dei suoi tre figli.

Tommaso da bambino è vivace, frequenta le elementari e le medie a Cori e il pomeriggio si perde con gli amici nei vicoli del paese. Quando combina qualche marachella, il padre interviene con severità e fa volare schiaffi. In quel periodo ne prenderà più d’uno. A quattordici anni va a lavorare per una ditta di Cori quella dei fratelli Norberto e Sem D’Achille, artigiani esperti anche nel restauro di chiese. È lì che impara a pitturare, ma soprattutto a posare la carta da parati con precisione millimetrica.

L’importanza di un mestiere
Dopo quattro anni, il mestiere è ormai nelle sue mani. Non è più soltanto un ragazzo che impara: è diventato un vero maestro. Ma finito il lavoro, a Tommaso Colucci piace anche divertirsi. È socievole, pieno di amici e amiche. Proprio grazie a quel giro di conoscenze, nel 1965 incontra Eligia Calenne, una ragazza di Cori, figlia di una famiglia di fornai da generazioni. Iniziano a frequentarsi, a uscire insieme, ad andare a ballare. E proprio durante una di quelle serate danzanti, tra un passo e l’altro, nasce qualcosa di più: si fidanzano.

Nel 1966, anche Tommaso, come il padre anni prima, inizia a lavorare per il costruttore Santino Palumbo. La sua impresa è impegnata nella costruzione di nuove abitazioni a Latina e ha bisogno di qualcuno esperto nelle rifiniture degli appartamenti. Tommaso è la persona giusta. Per un periodo è costretto a fare il pendolare: non può ancora permettersi un affitto in città. Le giornate sono lunghe, divise tra lavoro e spostamenti, ma lui non si tira indietro.
L’unica vera incertezza è il servizio militare, una presenza sospesa sopra la sua testa. Ha ormai l’età per ricevere la cartolina, ma questa tarda ad arrivare. Qualcuno gli consiglia di andare al distretto militare di Latina per informarsi. Lui ci va, con un po’ d’apprensione. Gli dicono di non preoccuparsi: prima o poi arriverà. Nel frattempo il padre va in pensione e gli viene riconosciuta l’invalidità di guerra. Tommaso diventa così capofamiglia e, proprio per questo, gli verrà concesso il congedo.

Il trasferimento a Latina
Il 29 aprile 1971, Tommaso ed Eligia si sposano. La situazione economica migliora: a lui il lavoro non manca, e anche Eligia ha trovato impiego presso la Motta di Borgo San Michele. L’anno successivo si trasferiscono a Latina, la città che diventerà la loro casa. Dalla loro unione nasceranno Galileo, nato a Cori, e Cristian a Latina.

La professionalità di Tommaso Colucci non passa inosservata. Diverse ditte iniziano a cercarlo, ma ce n’è una in particolare che lo colpisce: quella della famiglia Del Vescovo, specializzata in pitture e decorazioni. È un ambiente dove può esprimere davvero il suo talento: stucco veneziano, montaggio di carta da parati e stoffe per pareti, ma anche posa in opera di moquette e pavimenti in linoleum. Un lavoro preciso, artigianale. Ma più che un artigiano Tommaso è un artista. In quegli anni inizia anche a scrivere poesie in dialetto corese.
Dopo dieci anni trascorsi a lavorare per Santino Palumbo, accetta l’offerta nella ditta Del Vescovo. Perché Tommaso sente che è arrivato il momento di cambiare, di mettersi in gioco davvero. Non è solo una scelta di lavoro, ma un passo in avanti nella sua crescita, personale e professionale. Lavorerà in quella ditta fino al giorno della sua pensione.

Dalla pensione alla cura della città
“E ora?” è il pensiero ricorrente di Tommaso. Lui, che ha sempre lavorato, non sa stare con le mani in mano: ha bisogno di sentirsi utile. E allora perché non farlo per la comunità? Di terra e di piante se ne intende: a Cori ha ancora un piccolo appezzamento di terra. Così decide di mettere a frutto quell’esperienza e quella passione. Inizia con una piccola aiuola pubblica, quasi in punta di piedi, con un po’ di vergogna. Ma poi qualcosa si scioglie. Quella prima aiuola diventa solo l’inizio.

Piano piano, Tommaso comincia a prendersi cura di fioriere e spazi verdi in diverse zone di Latina, trasformando ogni intervento in un atto silenzioso di dedizione. Un amore vero verso la comunità. Dal parcheggio del teatro, alle vecchie autolinee, fino al parco San Marco, compreso il giardino dell’associazione Diaphorà. Senza chiedere nulla in cambio. Ma per poter continuare la sua opera, regolarmente, ha bisogno di una cosa semplice e concreta: il rinnovo del Patto di Collaborazione, nato nel 2019, con il Comune di Latina, scaduto ormai da tempo.

L’incontro con Tommaso Colucci
Per l’intervista invito Tommaso a casa di mia madre. Gli mostro le piante che mi ha lasciato e che cerco di accudire facendo del mio meglio. Lui le osserva con attenzione, si avvicina, tocca la terra, sistema qualche foglia. Poi mi dà alcune dritte, semplici ma preziose. A un certo punto sorride: riconosce il finocchietto che le aveva regalato tempo prima.
Tommaso, le tue aiuole si riconoscono subito, si vede la tua firma
“Considera che non ho fatto nessuna scuola di giardinaggio. So farlo solo per esperienza”
Perché lo fai?
“Perché mi piace vedere pulita e ordinata la città. Nel mio piccolo ci provo a sistemare qualcosa. All’inizio sono stato pure rimproverato, mentre sistemavo un’aiuola”
Mi dicevi che oggi hai tanti amici: perché prima non li avevi?
“Ho lavorato tanto tutta la vita e non ho avuto il tempo di conoscere molte persone. Adesso giro per le strade e ho più possibilità di socializzare”
So che ti occupi anche del verde dell’associazione Diaphorà
“Si, ho conosciuto Bruno Mucci, uno dei responsabili dell’associazione. A lui già seguivo il Giardino della Vita di via Tuscolo, dedicato a suo figlio Eugenio, scomparso tragicamente nel centro commerciale di via Vejo nel 2016. E così mi sono dedicato anche alla Diaphorà”
A Cori ci torni ogni tanto?
“Certo! Lì c’è parte della mia famiglia e poi le origini non si dimenticano”
So che scrivi poesie in dialetto corese
“Non le considero proprio poesie, sono piccoli racconti in versi”

Mentre lo saluto, ripenso alle sue parole e alle mani sporche di terra. Tommaso Colucci si prende cura, ogni giorno, di piccoli angoli di città che molti non vedono più. Lo fa in silenzio, con costanza. E forse è proprio da gesti così che una città diventa migliore.
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Cori nó paese dé matti e poeti ..Ma brava e bòna gente..
Só conténto dé èsse nó paesano sé..
Ci conosscímo bbè…
Ciao Tómà…👋👋👋