Quando Aurora Neri arrivò a Latina dalla provincia di Viterbo, nel 1960, intuì immediatamente che quella città giovane e in piena espansione avrebbe accolto con entusiasmo la tradizione della pasta all’uovo fatta a mano. Aveva già esperienza grazie al negozio di Civita Castellana, ma scelse di ricominciare altrove, inseguendo nuove opportunità. Il successo fu immediato: il profumo delle sfoglie fresche conquistò famiglie, lavoratori e nuovi residenti. Non avendo figli, Aurora chiamò accanto a sé il nipote Filippo, che aveva già imparato il mestiere lavorando con lei da ragazzino. Da allora sono passati sessantasei anni, e Pasta all’Uovo Neri continua ancora oggi, orgogliosamente, con la quarta generazione. Una storia di sapori autentici, diventati parte dell’identità stessa della città pontina.
Latina, nonostante il marchio inevitabile della sua fondazione in epoca fascista, nel dopoguerra continuò ad attrarre persone in cerca di lavoro. Arrivarono artigiani, commercianti, operai, piccoli imprenditori. Ognuno portò con sé dialetti, tradizioni, ricette e modi di vivere che finirono per intrecciarsi in un’identità nuova, difficile da definire ma profondamente autentica. È proprio in questa continua stratificazione umana che si comprende davvero la storia della città.

Questo avvenne anche per la famiglia Neri, arrivata dalla provincia di Viterbo. La prima a trasferirsi fu Aurora Neri, donna carismatica e risoluta, che nel 1960 aprì il primo negozio di pasta all’uovo di Latina. Dopo di lei arrivarono il nipote Filippo e la fidanzata Pina. Ringrazio Sabrina Torriani per avermi suggerito di raccontare questa storia, che si aggiunge a quelle delle tante famiglie che hanno contribuito alla crescita della città.

La storia della famiglia Neri
Aurora Neri nasce il 7 febbraio 1907 a Bagnaia, piccolo paese della provincia di Viterbo. Fin da ragazzina si dedica alla pasta all’uovo, che da passione domestica diventa presto un vero mestiere. Dopo il matrimonio con Carlo Achille, apre un negozio a Civita Castellana, dove il suo lavoro e la sua manualità iniziano a farsi conoscere. I figli, però, non arrivano e Aurora riversa il proprio affetto sui nipoti, soprattutto su Filippo, figlio del fratello Aldo, al quale si lega in modo particolare, perché lo ritiene un bambino trascurato.
Filippo Neri nasce a Roma il 2 gennaio 1940. È il primo di quattro figli: dopo di lui nasceranno Stefano, Eugenio e Simonetta. Il padre Aldo, originario di Bagnaia, è maestro elementare, mentre la madre Ines Mencarani, di famiglia piemontese, si dedica alla casa. La famiglia vive a Civita Castellana, poco distante dal negozio di Aurora.
Filippo è un bambino tranquillo e riservato. Frequenta le scuole del paese: elementari, medie e poi l’Istituto d’Arte, mostrando fin da giovane una particolare sensibilità verso la lettura e il mondo artistico. Durante il periodo scolastico spesse volte va dalla zia Aurora a darle una mano in negozio, dove verrà assunto appena terminati gli studi. Tra Aurora e sua madre, però, i rapporti sono spesso tesi e a farne le spese è proprio lui. Dopo due anni di lavoro, a causa di un ritardo, Filippo viene licenziato dalla severa e inflessibile zia.

L’arrivo a Latina
Il nuovo lavoro Filippo lo trova a Roma, come apprendista parrucchiere. Intanto Aurora prende una decisione destinata a cambiare il futuro della famiglia: chiudere il negozio di Civita Castellana e trasferirsi a Latina, una città che in quegli anni offre prospettive e possibilità di crescita maggiori. Ottiene la licenza numero 1 per la vendita di pasta all’uovo e il 20 aprile 1960 inaugura il negozio in Corso Matteotti.
Filippo, invece, prosegue il suo lavoro a Roma. Nel 1961 conosce Pina Vecchiotti, giovane ragazza di Capena, piccolo comune a nord della Capitale. I due frequentano lo stesso bar, in Piazza del Popolo. Lei è commessa presso La Cicogna, un importante negozio di abbigliamento per bambini in via Frattina, frequentato anche da celebri personaggi, come Mina e Grace Kelly.
Un amore nato davanti a un jukebox
La loro conoscenza nasce per caso, da un piccolo battibecco davanti a un jukebox: Pina sceglie una canzone, Filippo le dice che non gli piace e da lì nasce tutto. Iniziano a incontrarsi ogni mattina, prima del lavoro e poi anche la sera, per pochi minuti, prima di prendere i rispettivi pullman e tornare a casa. Quegli incontri, però, non passano inosservati. Un conoscente del padre di Pina li nota più volte insieme e riferisce tutto alla famiglia. Per lei, a casa, iniziano giorni difficili, fino a che Filippo non si presenta per il fidanzamento ufficiale.

Intanto Aurora riprende i contatti con il nipote. Il lavoro a Latina è sempre più intenso e, soprattutto nei fine settimana, ha bisogno di qualcuno che la aiuti. Si dà anche da fare per trovargli un’occupazione in città: riesce a farlo assumere in fabbrica, alla Fulgorcavi. Per Filippo è l’occasione per iniziare una nuova vita. Prima ancora di lui, però, è la fidanzata Pina a raggiungere Latina. Tra lei e Aurora nasce subito un rapporto di stima reciproca.

Così, nel 1963, Pina inizia ad aiutare Aurora nei giorni festivi. Mentre Filippo l’aiuta nei fine settimana, conciliando l’impiego alla Fulgorcavi. È proprio Aurora, con il suo carattere deciso, a spingere affinché i due ragazzi si sposino e possano costruire insieme la loro vita a Latina. Due anni dopo Pina prende una decisione importante e sofferta: lascia il negozio La Cicogna di Roma e si sposa con Filippo.
Passano due anni in cui tutto sembra procedere per il meglio, quando accade qualcosa di inatteso: Filippo decide di licenziarsi dalla Fulgorcavi, apparentemente senza una ragione precisa. La scelta provoca la dura reazione di Aurora, che si arrabbia profondamente con il nipote. Così Filippo e Pina lasciano Latina e tornano al paese.

Le mani di Pina
Per circa due anni Aurora e il marito Carlo mandano avanti il negozio da soli, ma il tempo passa, la fatica aumenta e Aurora si ammala. Così per farsi aiutare decide di chiamare Pina, con la quale non ha mai davvero interrotto il legame, chiedendole di tornare a Latina. Pina, nonostante abbia due bambini piccoli, Carlo e Monica, decide di aiutare ancora una volta Aurora e torna volentieri a Latina. Poco dopo anche Filippo rientra in città. La famiglia Neri si ritrova così di nuovo unita attorno al negozio e al lavoro quotidiano.

Nel 1973, però, le condizioni di Aurora peggiorano rapidamente. Prima di morire scrive il testamento, lasciando il negozio al nipote Filippo, anche per preservare il cognome Neri, al quale era profondamente legata. Negli anni successivi sarà soprattutto Pina a occuparsi della produzione, lavorando notte e giorno, custodendo e tramandando i segreti delle ricette e della lavorazione appresi direttamente da Aurora. Filippo si dedica alla vendita, ma dà una mano anche in laboratorio.

Dal negozio storico alla quarta generazione
Nel 1980 decidono di aprire un secondo punto vendita in via del Lido. Dopo cinque anni, il negozio storico di Corso Matteotti verrà chiuso. Intanto nell’attività sono entrati anche i figli Carlo e Monica. Successivamente la famiglia Neri apre anche un banco all’interno del mercato coperto. Nel 2007, per esigenze di spazio, lasciano la sede di via del Lido, per trasferirsi al Centro Commerciale L’orologio. Un anno dopo, la famiglia affronta anche il dolore per la scomparsa di Filippo, venuto a mancare dopo una lunga malattia.

Oggi il punto vendita oltre la tradizionale pasta all’uovo, propone tavola calda e gastronomia da asporto. Accanto a Carlo e Monica sono entrati anche i figli Mattia e Marco. Così, a distanza di oltre sessant’anni dall’arrivo di Aurora a Latina, la famiglia Neri è arrivata alla quarta generazione.
L’incontro con Pina
Incontro Pina nel negozio di famiglia al Centro Commerciale l’Orologio. Occhi celesti, abbigliamento curato, modi gentili. È un po’ emozionata, ma cerco subito di metterla a suo agio. Durante il racconto non mancano momenti di commozione. Del resto è inevitabile quando si ripercorrono, attraverso i ricordi, gli anni più importanti della propria vita.
Signora Pina viene spesso in negozio?
“Ogni mattina, mi piace ancora rendermi utile per la mia famiglia”
Come è cambiato questo lavoro?
“Prima si faticava di più con le mani. Oggi ci sono dei macchinari che ci aiutano anche a aumentare la produzione. Ci siamo adattati ai tempi moderni, ma mantenendo l’alta qualità”
Qualcosa su suo marito?
“Era un uomo molto socievole. Aveva la passione per il ciclismo e per il calcio: era un gran tifoso della Lazio. Con lui non ho avuto un rapporto molto semplice, però è stato il mio unico grande amore”
Avete sempre lavorato, ma qualche vacanza la facevate?
“Ad agosto chiudevamo per ferie e andavamo sempre in montagna perché a Filippo non piaceva il mare”
Qualche rimpianto?
“Sì, aver lasciato il lavoro a Roma. Ho passato gli anni più belli della mia vita nel negozio La Cicogna di via Frattina. Era un lavoro che mi piaceva tantissimo. Per il resto va bene così, ho due splendidi figli e due meravigliosi nipoti”
Infine le chiedo le chiedo la cosa più importante: un pensiero per zia Aurora
“Un pensiero pieno di affetto. Per me è stata come una mamma. Le sono stata vicina durante la malattia fino agli ultimi giorni. Era una grande donna e io posso soltanto ringraziarla, perché se siamo qui è solo grazie a lei”

Oggi, dentro quel laboratorio, non vive soltanto un’attività commerciale. Vive una storia di sacrifici, partenze, ritorni e famiglia. Mani che, da oltre sessant’anni, continuano a impastare non solo pasta all’uovo, ma anche memoria.
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