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Fabio Falsetti e quel sogno chiamato “Shoes”

A Latina lo ricordano ancora come un uomo che non aveva paura di sporcarsi le mani. Da ragazzo, per decisione severa di suo padre, fu mandato a lavorare in un mulino: “Devi capire cos’è la fatica”, gli disse. Tra sacchi di farina e notti insonni, imparò davvero. Ma non si fermò lì. Con uno sguardo sempre rivolto avanti, ebbe un’intuizione semplice e geniale: le macchinette per distribuire noccioline nei bar. Fu solo l’inizio. In pochi anni divenne tra i primi a portare jukebox, flipper e biliardi nei locali di Latina e provincia, cambiando il volto del tempo libero cittadino. Alla fine degli anni Sessanta fece un’altra scelta audace: rilevò un negozio di elettricità sul corso principale e lo trasformò in una raffinata boutique di scarpe: la chiamò Shoes. Morì troppo presto, ma la sua visione vive ancora oggi.

Con l’età che avanza divento sempre più nostalgico. Guardo ogni angolo della mia città: quasi non la riconosco. Con frenesia cerco qualche insegna storica, perché come sempre sono a caccia di storie. Poi un flash: mi è venuta in mente una ragazza.

Quella bellissima ragazza, si chiamava Maria Pia Falsetti, purtroppo venuta a mancare troppo presto. La ricordo ancora lì, davanti al suo elegante negozio di scarpe, nel cuore di Latina, come se il tempo non fosse mai passato. E proprio per caso, o forse no, mi è capitato di passarci davanti qualche giorno dopo. È stato in quel momento che ho avuto la sensazione di essere stato guidato fin lì, quasi inconsciamente, come se quella storia mi stesse aspettando.

Maria Pia Falsetti

Due parole con Luca Falsetti, che da anni porta avanti l’attività, sono bastate per riaprire un mondo. Un mondo nato dall’intuizione di suo padre, quasi sessant’anni fa. Una storia fatta di sacrificio e visione, che ancora oggi vive tra quelle vetrine eleganti e quel profumo inconfondibile di pelle e memoria. Questa è la storia di Fabio Falsetti e del suo negozio: Shoes.

La storia di Fabio Falsetti

Fabio Falsetti nasce il 14 agosto 1933 ad Apiro, un piccolo paese di alta collina della provincia di Macerata. Secondo di tre figli, cresce tra il fratello maggiore Lucio e il più giovane Carlo. Il padre, Aurelio Falsetti, lavora come esattore e nel 1936 viene trasferito a Littoria, città allora giovane e in piena trasformazione. La madre, Maria Bratti, si dedica completamente alla casa e alla crescita dei figli. Fabio trascorre i suoi primi anni, tra radici marchigiane e un nuovo inizio nel cuore dell’Agro Pontino.

Aurelio Falsetti

Fabio è un bambino vivace, curioso e soprattutto capace. Frequenta le elementari nella scuola di Piazza Dante e prosegue con le medie all’Istituto Vittorio Veneto. Il padre, Aurelio, lo vorrebbe ragioniere: una strada sicura. Fabio, per non deluderlo, si iscrive, ma ben presto capisce che quei numeri non fanno per lui. Così prende la decisione di interrompe gli studi.

Maria Bratti

La reazione del padre è immediata: per fargli comprendere il valore della fatica, lo manda a lavorare, per un breve periodo, nel mulino di Saturnino Piattella. Ma Fabio non si lamenta, invece di piegarsi alla punizione, gli dice che quel lavoro gli piace. Ma è solo per non dargli soddisfazione. E forse, in quella risposta, c’è il segno del suo carattere: trasformare ogni ostacolo in opportunità.

Fabio Falsetti il re delle macchinette

Intanto il padre apre in via Garibaldi la concessionaria dell’acqua minerale Ferrarelle e Fabio comincia a dargli una mano, dividendosi tra il lavoro e quella voglia irrequieta di inventarsi sempre qualcosa di nuovo. In quel periodo stringe una forte amicizia con Silvio Di Russo, che gestisce un bar in Piazza della Libertà. Fabio passa spesso da lì, osserva, ascolta, ragiona. È in quel bar, quasi per gioco, che confida all’amico una sua idea: una macchinetta che, con una monetina e una semplice rotellina, distribuisce arachidi.

Un’intuizione semplice, quasi rivoluzionaria per quei tempi. L’idea prende forma e la prima prova, fatta proprio nel bar di Silvio Di Russo, funziona benissimo. La gente si incuriosisce, prova, si diverte. È un piccolo successo, ma per Fabio è soprattutto una rivelazione: ha capito che l’ingegno può diventare impresa. E da quella macchinetta per noccioline comincia, in fondo, la sua vera avventura imprenditoriale.

Fabio Falsetti

Fabio legge, si informa e guarda lontano. Va spesso in Emilia-Romagna, allora capitale delle novità legate al divertimento, e da lì porta a Latina idee e intuizioni nuove. Il banco di prova è sempre l’amico Silvio Di Russo, che nel frattempo apre una saletta giochi di fronte al suo bar. Fabio gli porta macchinette, biliardi, biliardini e flipper. Tutto funziona.

In poco tempo diventa il re delle macchinette e dei jukebox. Li distribuisce nei bar di Latina e provincia. Con dieci lire si sceglie un disco e si balla sulle note del momento. Più che portare giochi e musica, Fabio introduce un nuovo modo di vivere il tempo libero e intercetta, prima di molti altri, lo spirito di un’epoca.

L’amore per Luciana

È l’estate del 1957 quando Fabio si concede qualche giorno di mare. Il ritrovo più frequentato è la terrazza del pescatore Giovannino Duranti a Foce Verde: uno dei pochi luoghi di incontro del litorale, quando la strada del mare non è ancora ultimata.

È lì che scocca la scintilla con Luciana Santangelo, giovanissima ragazza di origine campana. Fabio resta folgorato dai suoi occhi azzurri come il mare. Lei è con il fratellino Sergio e, alla fine della giornata, Fabio trova il pretesto per prolungare quell’incontro: si offre di accompagnarli a casa con la sua Fiat Topolino. È l’inizio di una storia d’amore destinata a segnare la sua vita. Dopo cinque anni di fidanzamento, nel 1962, si sposano. Dalla loro unione nasceranno tre figli: Mauro, Maria Pia e Luca.

Latina anni ’60: Fabio Falsetti e Luciana Santangelo in una delle domeniche danzanti al Circolo Cittadino

1970 nasce Shoes

Alla fine degli anni Sessanta Fabio Falsetti comincia a immaginare una nuova avventura. Nel 1970 rileva il negozio di elettricità Scotto, su Corso della Repubblica, e lo trasforma in un negozio di scarpe di alta qualità: lo chiama Shoes, un nome inglese, quasi a immaginare una Latina già proiettata in Europa.

La famiglia di Fabio Falsetti

Per quel negozio sogna il marchio di scarpe più prestigioso del momento, Bruno Magli. La sede è a Bologna, ma ottenere anche solo un appuntamento sembra impossibile. A dargli una mano è l’amico Santino Palumbo, tra i più importanti imprenditori pontini, che si muove personalmente fino alla sede centrale. Sarà proprio l’amico Santino ad aprirgli la strada per conquistare quel marchio tanto desiderato.

L’eredità di Fabio, il coraggio di Luciana

Il negozio Shoes diventa subito un punto di riferimento nel centro di Latina, sinonimo di eleganza e qualità. Anche la moglie Luciana vorrebbe lavorarci, ma Fabio, molto geloso e protettivo, non vuole. Sarà però solo questione di tempo. Dopo una breve e letale malattia, Fabio Falsetti, ancora giovane, muore il 2 luglio 1979. Da quel momento è proprio Luciana, con tre figli adolescenti, a rimboccarsi le maniche, imparare il mestiere e prendere in mano il destino del negozio. È grazie a lei se quel sogno, nato dall’intuizione di Fabio, non si interrompe.

Fabio con la moglie Luciana e il figlio Luca

Luciana seguirà il negozio insieme ai suoi figli Maria Pia e Luca. Poi, nel 2020, l’improvvisa scomparsa della figlia Maria Pia, a causa di una meningite, la segna profondamente e la spinge a lasciare l’attività. Oggi il negozio Shoes continua il suo cammino con la professionalità di Luca, affiancato dalla storica collaboratrice Karma Veau, di origine italo-francesi. Dopo quasi sessant’anni, quella vetrina sul corso non è solo un’attività commerciale, ma una storia di famiglia che continua.

L’incontro con la signora Luciana

Incontro Luciana Santangelo al bar pasticceria Turi Rizzo. Ogni mattina è lì, fedele al rito di un caffè e di una chiacchierata con l’amica di sempre, Giuliana Cerioni. Conserva la gentilezza dei commercianti di una volta. Il tempo è passato, ma i suoi magnetici occhi azzurri — gli stessi che stregarono Fabio Falsetti — restano il suo punto di forza.

Signora Luciana, quando ha conosciuto Fabio era giovanissima, come è nata quella storia?

 “Devo confessare una cosa: mio padre era impiegato al tribunale di Latina e io spesse volte andavo nel suo ufficio. Avevo quattordici anni e Fabio entrava per delle pratiche da sbrigare. Lo guardavo di nascosto e mi innamorai subito di quel ragazzo più grande di me, poi finalmente lo incontrai da Giovannino…”

Aveva qualche hobby suo marito?

“Oltre al lavoro, l’unico svago che si concedeva era il poker con gli amici al Circolo Cittadino. Era bravo e anche fortunato: tutti lo consideravano un giocatore vincente”

Oltre al poker?

“Mi portava a ballare. Indimenticabili le domeniche danzanti al Circolo Cittadino: c’erano tutte le famiglie più conosciute di Latina. Erano anni belli, pieni di leggerezza”

Luca Falsetti nel suo negozio Shoes in Corso della Repubblica

Il tempo passa, ma certe storie non finiscano davvero. Restano nei luoghi, nei volti, nelle insegne che resistono al tempo. Shoes non è soltanto un negozio, ma un pezzo di Latina, dove il sogno di Fabio continua ancora a camminare.

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