
Fabio Falsetti e quel sogno chiamato “Shoes”
A Latina lo ricordano ancora come un uomo che non aveva paura di sporcarsi le mani. Da ragazzo, per decisione severa di suo padre, fu mandato a lavorare in un mulino: “Devi capire cos’è la fatica”, gli disse. Tra sacchi di farina e notti insonni, imparò davvero. Ma non si fermò lì. Con uno sguardo sempre rivolto avanti, ebbe un’intuizione semplice e geniale: le macchinette per distribuire noccioline nei bar. Fu solo l’inizio. In pochi anni divenne tra i primi a portare jukebox, flipper e biliardi nei locali di Latina e provincia, cambiando il volto del tempo libero cittadino. Alla fine degli anni Sessanta fece un’altra scelta audace: rilevò un negozio di elettricità sul corso principale e lo trasformò in una raffinata boutique di scarpe: la chiamò Shoes. Morì troppo presto, ma la sua visione vive ancora oggi.
