Negli anni Cinquanta Antonio Chittano lascia la provincia di Lecce con una valigia, poche certezze e molte speranze. Come tanti italiani del dopoguerra parte per lavorare all’estero: prima in Germania, poi in Svizzera, tra sacrifici, nostalgia e un pensiero fisso, quello del ritorno. Il rientro in Italia avviene alla fine degli anni Sessanta, insieme alla sua famiglia. Durante il viaggio decide di fermarsi a Latina, solo per salutare i parenti di sua moglie Rita: la mamma e il fratello Mario. Una sosta breve, almeno nelle intenzioni, ma destinata a cambiare il corso della loro vita. Mario lo convince a restare e a rilevare una piccola pizzeria a taglio, tra le prime aperte a Latina. Antonio e Rita accettano di mettere radici in quella giovane città. Oggi, dopo oltre mezzo secolo, la piccola pizzeria, La Rustichella, vive ancora grazie alle figlie, custodi della stessa passione che il padre ha saputo trasmettere.
Guardando indietro, attraverso l’esperienza maturata in anni di racconti, mi rendo conto che molte storie potrebbero sembrare simili. In realtà non lo sono: le vite delle persone sono uniche e irripetibili. C’è però un filo comune che le attraversa tutte: l’arrivo a Latina, spesso casuale, e il desiderio profondo di costruire una vita migliore. Perché la città, in quegli anni di forte crescita, offriva opportunità a chiunque avesse voglia di fare.
Qualche tempo fa, in un tardo pomeriggio di domenica, sono passato in via Oberdan. L’odore della pizza appena sfornata mi ha catturato all’improvviso, senza lasciarmi scampo. Non ho resistito: sono entrato e ho preso un pezzo di pizza. È stato in quel momento che è nata la curiosità di conoscere la storia di quella pizzeria chiamata La Rustichella. Dietro il bancone due donne: le figlie del signore dal volto serio che, quando ero ragazzo, serviva la pizza con la stessa dedizione. Si chiamava Antonio Chittano.

La Rustichella: pubblicità anni '70 Domenica scorsa sono capitato di nuovo in quella via e ho deciso di comprare qualche pezzo di pizza per mio figlio. Con quella scusa ho chiesto a Emanuela e Claudia, se fossero interessate a raccontare la storia della loro famiglia. Il sorriso delle due sorelle è stato inequivocabile. Il giorno dopo ero di nuovo lì, con carta e penna, a scrivere questo che vi sto per raccontare.

La storia dell’emigrante Antonio Chittano
Antonio Chittano nasce il 2 gennaio 1938 a Cutrofiano, in provincia di Lecce. È il primo di undici figli. Il padre, Annibale, fa l’agricoltore; la mamma, Concetta, si prende cura della numerosa famiglia. Da bambino, Antonio, mentre frequenta la scuola elementare già aiuta il padre nei campi, ma quel lavoro non lo appassiona. Dentro di sé coltiva un desiderio diverso: imparare a dipingere.
La madre non è molto contenta, quando dopo le elementari, Antonio decide di prendere lezioni private di pittura, che frequenta nei ritagli di tempo. Ma quel sogno dura poco: il padre si ammala e lui, essendo il maggiore dei fratelli, è costretto a lasciare gli studi d’arte e dedicarsi solo al lavoro per sostenere la famiglia. A vent’anni, per dare una svolta alla sua vita, prende una decisione radicale: emigrare in Germania. Trova impiego in uno stabilimento della Mercedes, dove rimane per cinque anni. È un periodo di fatica e lontananza, interrotto solo dai rientri a casa durante le vacanze, brevi parentesi di affetto prima di ripartire ancora.

In una latteria del paese, dove è solito servirsi, conosce una giovane ragazza: Rita Mussardo, che lavora nella bottega insieme ai genitori. Antonio se ne innamora subito, ma lei è ancora troppo giovane. In quegli anni le scrive tante lettere, affidando alla carta parole e speranze. Conclusa l’esperienza in Germania, si trasferisce in Svizzera, a Zurigo, dove trova lavoro in una grande azienda di giardinaggio. Il proprietario, il signor Berner, lo apprezza fin da subito per la sua disponibilità e la grande voglia di lavorare, qualità che non passano inosservate.

Cutrofiano (Le): Antonio Chittano e Rita Mussardo nel giorno del loro matrimonioUn anno dopo, nel 1964, durante uno dei suoi rientri in paese, dopo quel lungo scambio di lettere, Antonio e Rita si fidanzano. Trascorrono ancora due anni prima di decidere di sposarsi. Il 26 febbraio1966 si uniscono in matrimonio e subito dopo partono per Zurigo. Lì Rita trova lavoro in una fabbrica tessile e insieme iniziano la loro vita lontano dalla loro terra. In Svizzera nascerà la loro prima figlia, Patrizia. Ma Rita, essendo considerata una lavoratrice stagionale, ha dei problemi a tenere la figlia con sé. Così decidono di tornare in Italia.

Zurigo 1967: Antonio e Rita, in dolce attesa della prima figliaL’arrivo a Latina

Antonio ha in mente di trovare lavoro a Lecce, ma durante il viaggio di ritorno, il 30 luglio 1970, lui e Rita decidono di fermarsi a Latina, dove nel frattempo la madre e il fratello di lei si sono trasferiti. Mario ha rilevato una pizzeria, La Rustichella, e sogna di avere la famiglia più vicina. Li invita a restare, insiste, poi fa una proposta concreta: cedere proprio a loro la pizzeria, perché sta pensando di aprirne un’altra, più grande.
Dopo qualche esitazione, Antonio e Rita si convincono. Mario gli insegna i segreti del mestiere; Antonio impara in fretta e, con il tempo, modella quell’arte secondo il proprio gusto, facendola diventare davvero sua. Il 1° settembre 1970 inaugura la sua pizzeria: La Rustichella. Mario, invece, aprirà La Rusticanella in via Eugenio di Savoia.

Latina anni '70: Antonio nella sua RustichellaAll’inizio Antonio lavora da solo, diviso tra forno e bancone, con dedizione instancabile. Quando però c’è bisogno di aiuto, non dimentica le sue radici: chiama i ragazzi del suo paese, offre loro un’opportunità e li accoglie in casa, come si fa in famiglia. Poi l’estate, quando chiude per ferie, li riporta a Cutrofiano, nella sua terra, dove Antonio, per qualche settimana, ritrova i suoi affetti famigliari.

Latina: Antonio con uno dei ragazzi pugliesi mentre inforna una teglia di pizza Intanto a Latina nascono le altre due figlie, Claudia ed Emanuela. Il lavoro non manca, le ragazze crescono e tutto sembra procedere per il meglio. Poi, nel 1991, Antonio si ammala e deve affrontare diversi interventi chirurgici. La pizzeria non può fermarsi: Rita necessariamente prende il suo posto aiutata dallo storico dipendente Mauro Tacchia. Anche la figlia maggiore, Patrizia, è la prima a rimboccarsi le maniche e ad aiutare il padre, soprattutto nei fine settimana, perché nel frattempo ha scelto di proseguire gli studi.

Antonio e Rita con le loro tre figlieRisolti i problemi fisici, Antonio rientra al lavoro, con la determinazione di sempre. Intanto le sue ultime due figlie sono cresciute e anche loro nei fine settimana danno una mano al papà. Antonio all’età di sessantuno anni verrà a mancare il 21 luglio 1999. Pochi mesi prima Claudia ed Emanuela sono entrate definitivamente a lavorare nella pizzeria, mentre Patrizia sceglie di proseguire gli studi universitari in giurisprudenza.

Antonio e Rita dietro il bancone de La Rustichellala Rustichella, la pizzeria a taglio più longeva di Latina

Oggi La Rustichella è la pizzeria più longeva di Latina: nata nei primi anni Sessanta, passata di mano un paio di volte prima di arrivare ad Antonio, è diventata negli anni un punto di riferimento per intere generazioni.
A tenerla viva sono Claudia ed Emanuela, due sorelle profondamente unite, che dietro quel bancone continuano una storia di famiglia fatta di sacrifici e passione. Accolgono i clienti con il sorriso, ma soprattutto custodiscono un’eredità preziosa: la ricetta è rimasta quella di Antonio, lo stesso impasto, lo stesso profumo che da oltre mezzo secolo racconta la sua storia.
L’incontro con Claudia ed Emanuela Chittano
Incontro Claudia ed Emanuela nella loro pizzeria. Il locale è silenzioso, lontano dal via vai abituale. Mi fanno trovare un tavolo già pronto per poter scrivere: un gesto semplice che racconta attenzione e rispetto. Dopo le prime chiacchiere di rito, iniziamo a ripercorrere insieme la storia della loro famiglia.
Claudia raccontami qualcosa di tuo padre
“Mio padre con noi non era di molte parole, un po’ come tutti gli uomini del sud con le figlie femmine. Però in realtà ci ha sempre incoraggiato nelle nostre scelte. Nei nostri momenti importanti c’è sempre stato. Poi voleva che noi fossimo tutte indipendenti. A mia madre fece prendere la patente, nonostante avesse paura di guidare.”
Cosa vi ha lasciato?
“Ci ha tramandato il suo carattere forte e la dignità senza dirlo, e trasmesso anche il rispetto per chiunque. Si faceva voler bene. Pensa che venne a trovarlo il suo ex datore di lavoro dalla Svizzera: il signor Berner, a cui era rimasto particolarmente legato”
Emanuela, tuo papà aveva passioni?
“A lui piaceva tanto il calcio, e aveva fatto una squadretta per i tornei estivi. Ovviamente le maglie portavano il logo della Rustichella”
E di tua mamma cosa dici?
“Mia mamma è una donna forte. È riuscita a gestire tutto, quando mio padre stava male. Ancora oggi è autonoma: vive da sola, guida, ha le amiche. Insomma è una donna che non molla mai”
Vostro zio Mario ha avuto un ruolo determinante in questa storia, cosa ne pensate?
“Nostro zio è un grande. È stato di sostegno a tutta la famiglia. Un uomo di un’energia incredibile”

Patrizia, Claudia ed Emanuela Chittano È bello vedere che certe storie non finiscono, ma continuano nei gesti, nei sorrisi e nelle mani di chi le ha ereditate. Entrare oggi alla Rustichella e sentire lo stesso profumo di un tempo significa capire che quel forno acceso, dopo oltre mezzo secolo, non è solo il segno di un’impresa che resiste, ma di un sogno che ha messo radici. Perché quando un’attività attraversa così a lungo il tempo, diventa identità, memoria viva, storia condivisa.
©Vietata la riproduzione totale o parziale dell’articolo senza il consenso dell’autore

