Martedì 27 gennaio, il Teatro Ponchielli di Latina ha ospitato la cerimonia commemorativa per il Giorno della Memoria. Un momento solenne dedicato al ricordo della Shoah e delle sue vittime. L’iniziativa, promossa dalla Prefettura in collaborazione con l’Istituto comprensivo Alessandro Volta e il Liceo artistico Michelangelo Buonarroti, ha unito memoria storica e testimonianza civile. Durante l’evento sono state consegnate le Medaglie d’Onore alla memoria, conferite dal Presidente della Repubblica, ai familiari di cinque militari pontini deportati e internati nei lager nazisti. Tra quei nomi, anche quello di Armando Chiavegato, protagonista di una storia che avevo già raccontato: un legame che ha reso questa commemorazione non solo un dovere collettivo, ma anche un momento profondamente personale, capace di suscitare una sincera commozione.
Quando la memoria diventa personale
Sarà che mi avvio verso la terza età: ultimamente mi commuovo sempre più spesso. Basta una canzone, un film, un racconto, o anche un evento commemorativo. Qualche giorno fa ho partecipato proprio a una cerimonia per la ricorrenza della Giornata della Memoria, dedicata al ricordo della Shoah. Ma nel programma era prevista anche la consegna di cinque Medaglie d’Onore alla memoria a militari pontini internati in Germania, concesse dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’evento celebrativo

La cerimonia si è aperta con l’orchestra dei ragazzi dell’Istituto comprensivo Alessandro Volta, che ha eseguito il Canto degli italiani. Alla commemorazione erano presenti le massime autorità civili e militari, tra cui la sindaca di Latina, Matilde Celentano, e alcuni sindaci della provincia. Presente anche Sua Eccellenza il Prefetto, Vittoria Ciaramella.
Due studentesse hanno poi dato voce alla memoria con la lettura di brani particolarmente toccanti. A chiudere il momento commemorativo sono stati i ragazzi del coro, che hanno eseguito canti della tradizione ebraica, creando un clima di raccoglimento e profonda partecipazione.

Latina teatro Ponchielli: le ragazze del coro dell'Istituto Alessandro VoltaI militari decorati in memoria
I militari a cui è stata assegnata l’onorificenza alla memoria sono: Umberto Menghi, Antonio Ruggeri, Pasquale Bruno, Antonio Di Nitto e Armando Chiavegato. Proprio di quest’ultimo, tempo fa, avevo raccontato la storia: chi mi legge assiduamente forse la ricorderà. Era una di quelle storie capitate quasi per caso, nate da un incontro sui social con il nipote, che porta il suo stesso nome.

Sua Eccellenza Vittoria Ciaramella posa insieme ai parenti dei militari insigniti della Medaglia d'Onore alla memoriaIn seguito ci siamo incontrati di persona al Circolo Cittadino e, parlando di quel nonno che non aveva mai conosciuto, ho compreso quanto fosse profonda e significativa per lui quella assenza. È stato in quel momento che ho deciso di ascoltare, e poi raccontare, la sua vita.
Armando e Romilda: un amore spezzato dalla guerra

Il racconto mi colpì subito perché si intrecciava a un’altra storia che avevo già raccontato. Prima di partire per la guerra, Armando Chiavegato si era fidanzato con Romilda Gennaro. La ragazza era poi morta insieme a diversi suoi familiari nei sotterranei del Palazzo M, colpiti da una cannonata americana durante lo sbarco di Anzio. Lui, invece, fu uno dei seicentomila militari italiani fatti prigionieri e internati nei campi di concentramento, in Germania, dopo l’8 settembre 1943, in seguito alla firma dell’armistizio.
Proprio il giorno prima, avevo appreso di una legge del 2006 che conferisce una Medaglia d’Onore alla memoria ai militari italiani internati nei lager della Germania nazista. In riferimento ad Armando, il nipote mi raccontò di aver già presentato domanda due volte, senza però aver mai ricevuto risposta. A quel punto ebbi l’intuizione di chiamare l’amico ammiraglio Massimo Porcelli, presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Dieci minuti dopo era già con noi: ascoltata la storia, senza esitazioni, se ne fece carico.

Latina teatro Ponchielli: al centro Armando Chiavegato con la Medaglia d'Onore conferita al nonno Armando. Accanto l'ammiraglio Massimo Porcelli e meDalla leva alla prigionia
Armando Chiavegato, classe 1918, parte per la leva obbligatoria nel 1939. Viene arruolato come aviere nella Regia Aeronautica italiana e assegnato al 38° Stormo, nella “Squadriglia Lecce”. Pochi mesi dopo viene promosso aviere scelto. Con l’entrata in guerra dell’Italia, viene trasferito in Albania, all’aeroporto di Tirana, dove rimane fino all’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio. Da quel momento inizia il calvario per migliaia di militari italiani: Armando viene fatto prigioniero e deportato in Germania insieme alla sua compagnia.

1941 Armando Chiavegato al centro in AlbaniaVengono internati nel campo di concentramento di Dortmund, nello Stalag VI C di Bathorn, nei pressi di Meppen. In cambio della libertà, i tedeschi propongono loro di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, guidata dal Duce. Ma Armando e i suoi compagni d’armi rifiutano: non vogliono imbracciare le armi e sparare contro altri italiani. Da quel momento la loro vita diventa un inferno: lavori forzati, fame, freddo e vessazioni di ogni genere. Una scelta di coscienza che pagheranno duramente.
Trascorsi due lunghi anni, arrivano finalmente gli inglesi a cacciare i tedeschi, ma non saranno teneri con i prigionieri: li tratteranno alla stessa stregua dei nazisti. Solo con l’arrivo dei russi riacquisteranno la libertà e Armando potrà finalmente tornare a casa.
Umberto Menghi, classe 1917, parte per la leva obbligatoria nel 1938. Sta per concludere il servizio militare nei bersaglieri, quando, nel 1940, con l’alleanza dell’Italia con la Germania nazista e l’ingresso in guerra, viene trattenuto alle armi. È impegnato a combattere in Croazia, ma dopo l’armistizio firmato dal generale Pietro Badoglio, Umberto viene catturato dai tedeschi. Rifiuta di collaborare con loro, restando fedele alla Patria e ai propri valori.

Il militare Umberto Menghi internato in LituaniaViene internato nel campo di concentramento di Memel, in Lituania, dove è costretto a vivere in condizioni disumane. Riuscirà a sopravvivere, ma molti dei suoi compagni moriranno di stenti. Umberto viene liberato dai russi l’8 maggio 1945 e può finalmente mettersi in viaggio per fare ritorno nella sua amata patria.
Antonio Ruggeri, classe 1922, parte dal suo paese, Sonnino, per la leva obbligatoria nel 1942, quando l’Italia è in piena guerra. Dopo appena un anno viene imprigionato dai tedeschi per il rifiuto di collaborare e aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Viene così internato in Germania, nel campo di concentramento di Solingen. Sottoposto a continue vessazioni e stremato dalla fame, viene liberato il 2 settembre 1945. Dopo un lungo viaggio riesce finalmente a tornare nella sua Sonnino, dove può riabbracciare i suoi cari.

Il militare Antonio Ruggeri internato in GermaniaPasquale Bruno, classe 1917, viene arruolato per la leva obbligatoria nel 1938 nella Regia Aeronautica italiana. Dopo un anno rientra a casa, ma nel 1941 viene nuovamente richiamato alle armi e assegnato al 41° Reggimento Fanteria. Destinato inizialmente al fronte albanese, viene successivamente dislocato in Grecia. In seguito all’armistizio viene fatto prigioniero dai tedeschi.

Il militare Pasquale Bruno prigioniero dei tedeschi e poi degli inglesi in EgittoIl 7 dicembre 1944, quando crede di vedere finalmente la fine del suo calvario con l’arrivo degli inglesi, viene invece trasferito in Egitto e internato nel Fascist Criminal Camp. Solo nel 1945 potrà fare ritorno in patria.

L’attesa di una madre
La storia più toccante è quella di Antonio Di Nitto, di Minturno, classe 1925. Proviene da una famiglia di carrettieri. Appena compiuti diciotto anni, nel 1943, viene chiamato per la leva obbligatoria nella Regia Marina italiana, in un momento in cui la guerra, per l’Italia, si sta mettendo male. Il marò Di Nitto è ormai prossimo alla partenza, ma con la firma dell’armistizio viene catturato nel suo stesso paese e deportato in Germania, nel campo di Glauchau. A casa, la madre Maria Grazia Tartaglia, è disperata per il suo giovane figlio.

Il militare Antonio Di Nitto internato e deceduto in GermaniaIn Germania, tra lavori forzati e fame, la vita è sempre più appesa a un filo. Quando i russi arrivano e liberano gli internati militari, Antonio risulta disperso. La madre non si dà pace: lo aspetterà per tutta la vita, pregando ogni giorno, nella speranza di vederlo tornare. Morirà senza sapere nulla del destino di suo figlio.

Cimitero di Latina: Antonio Di Nitto e la mamma Maria Grazia Tartaglia riposano finalmente insiemeSolo dopo la caduta del Muro di Berlino si verrà a conoscenza della sua morte, avvenuta il 6 giugno 1945 nel campo di concentramento, e del fatto che le sue spoglie riposavano, dal 1954, a Roma, nel Cimitero Monumentale del Verano. Nel 1989 i familiari, finalmente messi al corrente di quanto accaduto, ne faranno traslare i resti nel cimitero di Latina, per ricongiungerli a quelli della mamma. Ora, finalmente, riposano insieme.
Questa cerimonia ha restituito dignità e memoria a storie che per troppo tempo sono rimaste sospese. Un ringraziamento sincero va all’ammiraglio Massimo Porcelli che, con discrezione e determinazione, si è occupato non solo della pratica relativa ad Armando Chiavegato, ma anche di quella di Antonio Di Nitto.

Caterina Di Viccaro con il marito Gerardo che ritira la medaglia d'Onore per il fratello Antonio Di NittoSolo allora ho scoperto fino in fondo anche la storia della sua famiglia, che mi tocca da vicino: conosco bene suo fratello Gerardo, sposato con la mia cara amica, Caterina Di Viccaro, e ignoravo completamente il dolore e l’attesa che avevano attraversato.

La medaglia d'Onore ad Armando ChiavegatoPer questo, in quel teatro, mentre venivano consegnate le Medaglie d’Onore, oltre alla commozione, ho sentito che quella assegnata ad Armando Chiavegato, almeno in piccola parte, apparteneva anche a me. Perché raccontare, ascoltare e non dimenticare significa, a volte, diventare parte della memoria degli altri.
Ringrazio Cristina Guerzoni, della Prefettura di Latina, per alcune preziose informazioni.
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