Orazio De Maio è una di quelle figure che trasformano la musica in memoria collettiva. Grande musicista di Latina, ha lasciato un segno profondo nella storia culturale della città con Bella Latina, un inno capace di raccontarne l’anima e l’identità. Per anni i bambini cantarono questa canzone nelle scuole come gesto di appartenenza, rendendola parte integrante della crescita di intere generazioni. Col tempo, molti dimenticarono la canzone e attribuirono erroneamente l’inno ad un’altra persona. Eppure Bella Latina continua a vivere nella nostra storia. Riscoprire questa tradizione oggi, mentre la città si avvicina al centenario, significa restituire alla musica il suo autore e celebrare l’amore per Latina attraverso note destinate a durare nel tempo.
Mancano sei anni al centenario della città e forse è davvero giunto il momento di tornare a fare comunità, come avveniva diversi decenni fa, quando qualcuno costruì quel senso di appartenenza di cui la giovane Latina aveva bisogno. L’appartenenza si sviluppò attraverso lo sport, ma anche attraverso la musica.
Il professor Orazio De Maio comprese questa necessità e compose un inno: Bella Latina. Per anni maestre e maestri lo fecero cantare nelle recite di tutte le scuole elementari, trasformandolo in un piccolo rito collettivo che univa bambini, famiglie e intere generazioni. Col tempo, la tradizione si perse e il nome dell’autore cadde nell’oblio: alcuni attribuirono l’inno ad un’altra persona.

Il testo di Bella Latina del maestro Orazio De MaioLo scrittore Antonio Pennacchi nel suo libro Storia di Karel scrisse il nome del vero autore di Bella Latina. Ne era venuto a conoscenza grazie al padre Giovanni; amministratore per quarant’anni della Corale San Marco. Oggi il nome di Orazio De Maio è tornato alla ribalta grazie al maestro Claudio Paradiso: in fondo all’articolo capirete perché. È da qui che prende avvio il racconto della sua straordinaria storia, fatta di passione, amore per la musica e per la sua città, Latina.

La copertina del disco del Maestro Orazio De MaioOrazio De Maio, una storia intrisa di musica

Orazio De Maio nasce il 9 marzo 1910 a Teano, in provincia di Caserta, undicesimo di quindici figli di Giuseppe De Maio e Anna Napolitano: lui sarto, lei madre a tempo pieno. Fin da bambino si distingue per impegno e curiosità, mostrando una precoce passione per la musica. A otto anni suona il flauto nella banda del paese, diretta dal musicista Saverio Mercadante. I genitori intuiscono subito il suo talento e lo iscrivono al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Orazio ha maestri di grande prestigio. Studia pianoforte con il maestro Salvatore Quaranta e composizione con il compositore Camillo De Nardis. Conseguirà il diploma in pianoforte e composizione presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Nonostante i numerosi impegni di studio, ogni volta che può torna a Teano, dove alla fine degli anni Venti conosce Maria Mercadante, figlia del direttore della banda musicale. I due giovani si sposano nel 1933, quando Maria diventa maestra. Dalla loro unione nasceranno sette figli.

Orazio De Maio con la moglie Maria e i loro primi sei figli, il settimo, Rodolfo, deve ancora arrivareL’arrivo nell’Agro Pontino
Nel 1939 Orazio De Maio inizia a insegnare presso la Scuola Marinara “Caracciolo” di Sabaudia, conosciuta come I Marinaretti,e si trasferisce con la famiglia a Borgo Vodice. Il 5 ottobre 1943, a causa della guerra, sono costretti a rifugiarsi a Prossedi, dove il podestà, Renato Palombi, li ospita nella sede consiliare del Comune.

Quando Prossedi viene occupata dai tedeschi, Orazio, grazie alla musica, riesce a favorire un rapporto meno ostile tra la comunità locale e i soldati del Führer. Il 4 luglio 1944, con l’Italia ancora in guerra, si trasferisce a Littoria e assume la cattedra di Educazione Musicale, nell’Istituto magistrale “Margherita di Savoia di Roma, ma dopo alcuni mesi si ammala di malaria. Verrà salvato dal dottor Vito Fabiano, primo medico condotto di Littoria. In seguito insegna all’Istituto Aleardo Aleardi di Latina, mentre Maria ottiene la cattedra nella scuola elementare di Piazza Dante.

La maestra Maria Mercadante De Maio (Foto: articolo di Latina Oggi del 16 settembre 2007)L’attività musicale a Latina

Negli anni Cinquanta, dopo una colica renale, Orazio De Maio conosce il dottor Pio Zaccagnini, tra loro nasce una profonda amicizia e una duratura collaborazione. Medico di professione, Zaccagnini è anche un appassionato di musica: nel tempo libero scrive poesie e testi teatrali in dialetto veliterno e, da autodidatta, suona il violino e il pianoforte.

Il maestro Orazio De Maio con l'amico dottor Pio ZaccagniniIn quegli anni De Maio compone Bella Latina, destinata a diventare, per tutti, un vero inno alla città di fondazione, cantato dai bambini nelle scuole elementari. Insieme al dottor Zaccagnini, nel 1956, dà vita a un salotto musicale che diventa presto un punto di riferimento culturale della zona. Con lui ed altri musicisti spesso si esibiscono, solo per pura passione, a San Felice Circeo all’Hotel Maga Circe.

Per Orazio sono anni di grande fertilità artistica: tiene concerti in Italia e negli Stati Uniti e compone brani di successo come Oltre l’infinito, Una notte al Circeo, Il lago di Fogliano, Estasi, Nuvole e Sotto le stelle. Frequentando Roma e l’ambiente della Scuola del Teatro dell’Opera, ha inoltre l’opportunità di entrare in contatto con le più importanti insegnanti di danza, ampliando ulteriormente i suoi orizzonti artistici.

La prima scuola di danza di Latina

Nel 1963 Orazio apre la prima scuola di danza di Latina, in un locale al grattacielo Pennacchi, appena costruito, chiamandola Tersicore, in omaggio alla musa della danza e della poesia corale. Negli anni a venire apre altre scuole ad Anagni, Gaeta, Pontinia, Priverno… offrendo lavoro alle insegnanti conosciute a Roma. La seconda sede di Latina viene aperta al secondo piano del palazzo Cairoli. Il boom di iscrizioni lo porta ad acquistare uno scuolabus Ford per prelevare le allieve in tutta la città e nelle zone periferiche.
Oggi la scuola di danza Tersicore, a oltre sessant’anni dalla sua fondazione, è ancora una importante realtà della vita culturale latinense. A portarla avanti è Rodolfo, ultimo figlio di Orazio e Maria. La scuola ha sede in via Cerveteri, alle spalle dei grandi magazzini OBI. Orazio De Maio si è spento il 1° maggio 2001. La moglie Maria Mercadante, conosciuta dai suoi alunni semplicemente come la maestra De Maio, lo ha seguito il 24 gennaio 2015, all’età di centosei anni. Dei loro sette figli: Elvira, Anna, Romana, Laura, Cecilia, Giuseppe e Rodolfo, nessuno è diventato musicista.

L’incontro con i figli Giuseppe e Rodolfo
Ho incontrato Giuseppe e Rodolfo al Teatro D’Annunzio di Latina, in occasione di un evento organizzato dal maestro Claudio Paradiso, che nel suo libro “Novanta per i 90“, annovera Orazio De Maio, tra le novanta figure più emblematiche del panorama musicale della provincia pontina. In quell’occasione ho assistito al concerto dell’orchestra dei ragazzi del Liceo Musicale Manzoni, che hanno suonato e cantato Bella Latina: una canzone che continua a emozionarmi ogni volta che l’ascolto.

Spinto da quell’emozione, grazie al mio amico Carlo Montefusco, ho avuto modo di incontrare i familiari del maestro Orazio De Maio, alcuni dei quali già conoscevo. A loro ho espresso il desiderio di raccontare la storia del loro papà. Ci siamo messi d’accordo e l’incontro è avvenuto nella storica scuola di danza.
Mi spiegate il giallo di Bella Latina?
Rodolfo “Nel periodo in cui mio padre scrisse e musicò Bella Latina era impegnato su più fronti e chiese la cortesia a un suo conoscente di recarsi a Roma per depositare il brano alla SIAE. Al momento della registrazione, quella persona firmò i documenti e riportò il proprio nome come autore sul modulo prestampato venne indicato il suo nome come autore, probabilmente in totale buona fede. Nessuno se ne accorse, tanto meno mio padre”
E chi se ne accorse poi?
“Dopo decenni fu lo scrittore Antonio Pennacchi a ricostruire la vicenda, grazie al racconto del padre Giovanni, storico amministratore della Corale San Marco. Il maestro Claudio Paradiso ha raccolto la documentazione e ha chiarito la vicenda, restituendo ufficialmente a mio padre la paternità di Bella Latina ”
Qualche ricordo più vivo di vostro padre?
Giuseppe “Mio padre era una persona instancabile, amante della natura e grande sognatore. Però ricordo che era anche molto disordinato e spesso componeva le sue musiche fino a notte fonda. Amava fare lunghe camminate al mare, momenti che per lui erano profondamente creativi e dai quali traeva ispirazione”
Rodolfo “Io ero il più ribelle dei suoi figli, ma essendo il più piccolo mi perdonava sempre, perché fondamentalmente era un buono. Di me rimase molto contento, quando presi in mano la scuola di danza, perché vedeva il suo lavoro continuare a vivere”

1932: il giovane musicista Orazio De Maio compose un inno al DuceOggi, mentre Latina si avvicina al traguardo del suo centenario, la proposta del maestro Claudio Paradiso di ufficializzare Bella Latina come inno cittadino assume un significato profondo. Non si tratta solo di riconoscere una canzone, ma di restituire dignità a una memoria collettiva e a un musicista che seppe tradurre in note l’amore per la sua città. Rendere Bella Latina inno ufficiale sarebbe un atto di giustizia storica e un gesto capace di rafforzare il senso di appartenenza che vive ancora nella memoria di intere generazioni.
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