Scrivo questo pezzo che non avrei mai voluto scrivere perché, quando perdi la mamma, c’è una tristezza che ti pervade fino ad arrivare nel profondo dell’anima. E non conta l’età: la mamma resta il nostro primo approdo e l’ultimo rifugio, anche quando siamo adulti e crediamo di essere forti. Anna Maria Veltre era mia mamma, ma per tutti era la Signora Andreoli: una presenza costante, di quelle che non fanno rumore ma lasciano il segno. L’unica mia consolazione è averla vissuta fino al suo ultimo giorno su questa terra. Ora immagino il cielo come un immenso terrazzo, dove possa curare le piante che ha tanto amato su questa terra. Dimenticavo una cosa importante: le sue frittelle di fiori di zucca e la sua parmigiana erano imbattibili. Tra le lacrime proverò a raccontare la sua vita.
Mia mamma, Anna Maria Veltre, conosciuta come la Signora Andreoli, è venuta a mancare dopo un malore improvviso nella notte tra lunedì e martedì 16 dicembre. Aveva appena compiuto novantadue anni. È stata una donna forte, innamorata della vita. Viveva ancora da sola, ma la sua casa era sempre un viavai di affetti: i suoi nipoti e i suoi due figli (me e mia sorella Vanda), ma anche il genero Antonio e la nuora Monica. Per tantissimi anni ha lavorato alla cassa del negozio di famiglia e, per questo, a Latina la conoscevano in molti.
Ho vissuto con lei i miei primi quarantacinque anni di vita, insomma un “bamboccione”: definizione data ai figli che restano a casa dei genitori fino a tarda età dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E io sono felice di esserlo stato, perché mia mamma l’ho vissuta appieno, giorno dopo giorno. Poi mi sono sposato, ma lei è rimasta un punto di riferimento costante. Uno dei suoi più grandi pregi era l’umiltà. È la lezione più importante che mi ha lasciato.

Anna Maria Veltre in un angolo fiorito del suo terrazzoAmava smisuratamente la natura, soprattutto le piante e i fiori. Il suo terrazzo, in primavera, era un’esplosione di colori, curato con pazienza e dedizione quotidiana. Alcune piante le aveva da oltre trent’anni. Ma era speciale anche con gli animali che le facevano compagnia. Ricordo un cardellino vissuto nove anni e, ancora di più, un pesciolino rosso che arrivò a diciotto anni. Oggi è rimasto un coniglietto nano, che lei chiamava teneramente Cicio e che va per i nove anni. Vi voglio raccontare un po’ della sua vita.
La storia di mia mamma, che io chiamerò semplicemente Anna, così come la chiamavano in famiglia

Anna Maria Veltre nasce il 27 novembre 1933 a Carinola, in provincia di Caserta. È la seconda di sette figli: prima di lei Lucia, poi Andrea, Vincenza, Bettina, Salvatore e Antonietta. Il padre, Rocco, lavora come vicecapo cantoniere a Sessa Aurunca, sempre nel Casertano. La madre, Maria Alessandra Sorbo, è originaria di Casapulla, paese a ovest di Caserta, ed è cugina di colei che diventerà la prima presentatrice della Rai, Nicoletta Orsomando.

Maria Alessandra Sorbo: mamma di Anna MariaMaria Alessandra si dedica ai figli e coltiva la terra intorno alla casa cantoniera in cui la famiglia vive, trasmettendo ai bambini quel legame profondo con la natura che Anna porterà con sé per tutta la vita. Sono anni difficili, segnati dall’arrivo della guerra anche in quelle zone, sconvolte dai bombardamenti. Rocco dopo l’8 settembre 1943 verrà fatto prigioniero dai tedeschi, mentre sta svolgendo il suo lavoro di cantoniere.

Rocco VeltreRocco riuscirà a fuggire più volte, ma verrà sempre ripreso, tranne l’ultima, proprio a Montecassino, quando farà perdere definitivamente le sue tracce per tornare a casa, mentre l’abbazia viene distrutta dai bombardieri americani. In quegli anni Anna corre spesso nei rifugi non appena sente suonare la sirena. In una di quelle occasioni cade e viene travolta dalla folla: si ferisce a un ginocchio e quella cicatrice la porterà con sé per tutta la vita.

A sx Anna con una amichetta e il soldato americano Johnny, caduto nello sbarco di AnzioAvrà anche modo di conoscere alcuni soldati americani, che si affezionano alla sua famiglia. Uno di loro, Johnny, morirà durante lo sbarco di Anzio. Mentre un altro, Andrew Mihalic, si terrà in contatto con Anna, per via epistolare, anche a guerra terminata. Dopo oltre quarant’anni quel soldato tornerà in Italia per salutare la famiglia Veltre, ma quando scoprirà che Rocco e Maria Alessandra sono venuti a mancare non riuscirà a trattenere le lacrime.

Il soldato americano Andrew Mihalic che tornò in Italia a far visita alla famiglia VeltreAnna è una ragazzina iperattiva. Ama accompagnare la madre nei campi, arrampicarsi sugli alberi, occuparsi degli animali. Le piace immergersi nella natura. Ma ama anche uscire con la sorella maggiore Lucia per le vie di Sessa Aurunca, tornata alla normalità dopo la guerra. Proprio durante una di quelle passeggiate, nel 1947, Anna conosce Pasquale Andreoli, per tutti Pasqualino. Hanno entrambi quattordici anni. Lui si invaghisce, lei invece non si sente pronta. Pasqualino però non demorde e i due iniziano a frequentarsi, seppur saltuariamente.

Pasquale Andreoli e Anna Maria VeltreIl trasferimento a Legnano

I genitori dei due ragazzi, però, non sono molto contenti: sono ancora troppo giovani. Pasqualino lavora nel negozio dello zio Americo Grella, dove ripara le radio e fa il ragazzo di bottega, mentre Anna impara a cucire. Tre anni dopo, nel 1950, i suoi genitori, d’accordo con Anna, decidono di mandarla al Nord, dallo zio Ciccio, fratello di Maria Alessandra, che vive a Legnano. Lì è più facile trovare un impiego e perfezionare il mestiere di sarta. Anna si ambienta subito dai parenti e trova anche un lavoro. Con le cugine, alcune vivono a Vigevano, si diverte e va a ballare.
Quando Pasquale viene informato della partenza della sua amata, corre disperato alla casa cantoniera e litiga con i genitori di Anna, accusandoli di averla mandata a fare la serva a casa dello zio. In un giorno d’agosto del 1951, in sella alla sua Lambretta 125, decide di partire per Legnano. Per rivedere Anna impiega tre giorni di viaggio, arrivando stremato, cotto dal sole e con la febbre alta. In quattro anni le scriverà centinaia di cartoline.

Pasquale, intanto, trova lavoro a Latina, dove si trasferisce nel dicembre del 1952. Ma Anna non se la toglie dalla mente e ogni domenica, tornando al paese, va alla casa cantoniera a discutere con i suoi genitori. Una domenica del 1954, Maria Alessandra, stremata da quella situazione, gli dice: “Ma se faccio tornare mia figlia, te la sposi? E i tuoi genitori sono d’accordo? Perché, se è così, sabato la faccio rientrare a Sessa”. Quel sabato, alla stazione di Sessa Aurunca, ad aspettare Anna c’è la sorella Bettina.

Pasquale e Anna con in braccio Emilio e VandaL’arrivo a Latina

Anna inizia a frequentare Latina, la nuova città in cui Pasquale sta costruendo il proprio futuro. Passeranno altri tre anni prima che i due arrivino al matrimonio. Come da tradizione, le nozze vengono celebrate nel loro paese, a Sessa Aurunca. A Latina, nella loro casa, nasceranno Vanda ed Emilio. Per entrambi i parti Anna sarà assistita dall’ostetrica Maria Cocco. In quel periodo prende la patente per non dipendere dal marito che ha aperto un negozio insieme al padre e al fratello Aldo.

Anna con le sorelle e i suoi fratelliLa campagna le manca molto, ma la città le offre l’opportunità di crescere anche culturalmente. Anna ama la musica lirica, l’arte e anche cucire. Sono gli anni del boom economico e il negozio di elettrodomestici di Pasquale va molto bene. Nasce così anche la possibilità di viaggiare per l’Europa, spesso lasciando i figli dai nonni, nella casa cantoniera di Sessa Aurunca.

1999 alla festa dei miei quarant'anni, quando ero ancora un felice "bamboccione"Il lavoro nella galleria d’arte e nel negozio di famiglia
Dopo la metà degli anni Settanta, Pasquale decide di aprire una galleria d’arte, che chiamerà L’Approdo, e Anna inizia a lavorarci. È un’esperienza in cui si sente pienamente realizzata: conosce artisti emergenti e pittori affermati, come Emilio Greco, che ogni sabato frequenta la galleria per visitare le mostre e spesso si ferma a parlare con lei. Le regalerà pure una sua opera.

Latina primi anni '80: Anna nella galleria d'arte L'Approdo Ma Latina non è ancora pronta per l’arte e, dopo qualche anno, decidono di chiudere la galleria. Anna, abituata a lavorare e a non stare mai ferma, sceglie allora di affiancare Pasquale nel negozio. Si occupa degli ordini dei prodotti ad alta rotazione e della cassa. In quegli anni le aziende premiano i risultati con viaggi e Anna ha così modo di girare il mondo. Senza mai dimenticare le sue origini, da ogni viaggio torna con una pianta o dei semi da coltivare sul suo amato terrazzo.

Io e mia mamma Cosa mi resta di lei
Nonostante fino all’ultimo fosse stata una donna autonoma, negli ultimi tempi le sono stato accanto più intensamente. Adoravo portarla al mare o al lago di Fogliano e vedere nei suoi occhi lo stupore che non aveva mai perduto davanti alla natura. E quel gesto semplice e antico, di raccogliere una piccola piantina per portarla sul suo terrazzo, rimarrà per sempre inciso nel mio cuore.

Anna e i fiori: un amore indissolubileRaccontare la vita di Anna Maria Veltre è stato il mio modo per restituirle qualcosa di tutto ciò che mi ha dato: una vita di lavoro, di affetti, di sacrifici silenziosi e di dignità discreta, che è stato il suo tratto più autentico. Era sempre pronta a dispensare un sorriso. Io ho avuto la fortuna di chiamarla mamma per tutta la vita. E, anche se oggi il vuoto è immenso, resta la consolazione di averla amata fino in fondo e di sapere che tutto ciò che sono porta con sé qualcosa di lei.

Anna con i suoi amati nipoti: Emilia, Claudio ed Emanuele nel giorno del suo 92° compleannoDedico questo racconto ai suoi nipoti Emilia, Claudio ed Emanuele, per l’amore dato e ricevuto dalla loro amata nonna. Inoltre ringrazio le mie zie: Bettina, Anna e Antonietta, che mi hanno aiutato con i loro ricordi.
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Condoglianze di cuore per la dolorosa perdita e grazie per aver trasformato il buio della mancanza il luce della memoria!
Grazie Claudia.
Caro Emilio, hai raccontato la storia vissuta di Tua madre, l’hai scritta con il cuore in mano. La mamma è il fiore che Lei coltivava. Anch’io ho perso mia madre nel il giorno 26 Dicembre del 1997, so quello che si sente in noi la loro assenza. Cari saluti!
Pierfranco Fatati
Grazie Pierfranco.
gentile Emilio, leggendo la storia di Tua Mamma, mi hai dato la possibilità – e per questo te ne sono estremamente grato – di conoscere ulteriori aspetti di quella dolcissima e solare sig.ra Anna, che io e la mia famiglia abbiamo avuto la fortuna di incontrare e di affezionarci, essendo i suoi rumorosi vicini di casa del piano di sopra.
Non c’è bisogno che ti dica che é stata una persona eccezionale, solare e dolcissima… questo già lo sai !
Mancherà tanto anche a Noi.
Grazie Ivano per le belle parole che hai scritto di cuore per mia mamma.
Ciao Emilio, leggendo la storia di Tua Mamma, mi hai dato la possibilità – e per questo te ne sono estremamente grato – di conoscere ulteriori aspetti di quella dolcissima e solare sig.ra Anna, che io e la mia famiglia abbiamo avuto la fortuna di incontrare e di affezionarci, essendo i suoi rumorosi vicini di casa del piano di sopra.
Non c’è bisogno che ti dica che é stata una persona eccezionale, solare e dolcissima… questo già lo sai !
Mancherà tanto anche a Noi.