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Carlo (Fischio) Nanni: dove si mangiava tra fischi e sorrisi

A Monticchio, una piccola frazione di Sermoneta, c’è stato un tempo in cui ordinare alla Trattoria di Carlo “Fischio” Nanni non significava solo scegliere un piatto. Carlo, sempre ironico e con la battuta sempre pronta, si muoveva instancabile tra la cucina e la sala, mentre la moglie Rosina governava i fornelli. Il suo fischio, ai tavoli accompagnava le ordinazioni. La sua trattoria era un piccolo mondo dove sedevano fianco a fianco operai, professionisti, persone di passaggio e clienti affezionati, tutti accomunati da quel linguaggio unico fatto di fischi e sorrisi. Nel 2022 Carlo decise di chiudere, lasciando il lavoro di una vita, ma quel locale non ha mai abbassato davvero la saracinesca: vive ancora nei ricordi di chi, come me, ha avuto la fortuna di frequentarlo. Fischiettando vi racconto la storia di Carlo, dove si mangiava tra fischi e sorrisi.

Nei miei racconti non potevo dimenticare Carlo Nanni, che aveva una trattoria a Monticchio, sotto Sermoneta. Si chiamava Trattoria Carlo, ma per tutti noi era semplicemente la trattoria di Carlo Fischio, anche se quell’appellativo sull’insegna non è mai comparso. Qualche tempo fa sono passato lì davanti e, con dispiacere, l’ho trovata chiusa. Mi sono informato e mi hanno detto che Carlo era andato in pensione. E allora mi sono chiesto: come faccio adesso a rintracciarlo, se per anni ho sempre saputo solo il suo nome e non cognome?

Monticchio: la trattoria chiusa nel 2022 di Carlo Nanni conosciuta come Carlo "Fischio"

Ma alcune storie mi vengono incontro, come se non aspettassero altro di essere raccontate. Poco tempo fa sono stato contattato da Carlo Coccato, il quale segue tutti i miei racconti. Mi ha scritto su Messenger che, nei primi anni Sessanta, ha lavorato da mio padre e che ha conosciuto anche mio nonno. Le storie della mia famiglia mi interessano in modo particolare, così decido di incontrarlo: appuntamento al Bar Friuli per un caffè e due chiacchiere.

L'insegna che Carlo non vuole assolutamente togliere

Dopo avermi raccontato qualche aneddoto sulla mia famiglia, mi dice che vive a Monticchio: e a me si è accesa subito la lampadina. Gli ho chiesto informazioni su Carlo Fischio. Nel giro di una giornata ho avuto il suo numero di telefono. L’ho chiamato e, dalla voce, ho ritrovato Carlo e la sua ironia. Insomma, eccomi qui a raccontare la sua storia.

La storia di Carlo Nanni

Carlo Nanni nasce il 28 settembre 1939 a Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna. Secondo di quattro figli. Il padre Gisberto è un operaio di cava e nel 1929 si trasferisce nell’Agro Pontino per lavorare nella cava di Monticchio, una frazione di Sermoneta dell’allora provincia di Roma. La madre, invece, è Bice Corvalli a cui piace tanto cucinare. Con il suocero Oreste, cuoco di professione, decide di prendere, vicino la cava, una baracca di pietra, con il pavimento di legno, e apre una trattoria-osteria, tabaccheria e alimentari dove si rifocillano gli operai e dirigenti.

La baracca diventa presto anche un punto di incontro: il sabato e la domenica si balla, accompagnati da piccole orchestrine. Intanto Carlo viene concepito a Monticchio, ma per partorire Bice sceglie di tornare nel suo paese di origine. Dopo appena venti giorni prende il treno con il figlioletto e rientra a Monticchio, già pronta a rimettersi a lavorare. Carlo passa la sua infanzia in quell’ambiente vivo e popolare, imparando fin da piccolo l’importanza del lavoro. La sua iniziale timidezza sparirà proprio tra i tavoli della trattoria.

Gisberto Nanni e Bice Corvalli

Dopo le scuole elementari frequenta l’avviamento agricolo in via Epitaffio, a Latina, ma al secondo anno viene rimandato in quattro materie. La decisione è radicale: abbandonare gli studi per dedicarsi al lavoro. Ha sedici anni quando inizia il vero contatto con il pubblico. Si mostra subito iperattivo, corre da una parte all’altra del locale. È un ragazzo umile, ma molto socievole. Nei dintorni sta aprendo una grande fabbrica, la Mistral e il commercio della zona si anima ancora di più.

Monticchio: Gisberto con il nipotino Gisberto

Il lavoro, il militare e l’amore

L’incremento del lavoro spinge il padre e lo zio Gino a costruire, poco più avanti, una casa con al piano inferiore locali più ampi, dove trasferire la trattoria e realizzare una cucina più capiente. L’anno successivo Carlo viene chiamato a svolgere gli obblighi di leva. È destinato al corpo dei Bersaglieri, a Nocera Inferiore, dove gli affidano il bar del circolo ufficiali. Proprio in quel periodo, durante una delle sue licenze, incontra una ragazza giovanissima: Rosina Petruzzi, nata a Latina ma di origini ciociare, di Filettino.

1961 Nocera Inferiore: Carlo Nanni Bersagliere

Terminato il periodo del servizio militare, Carlo e Rosina si iniziano a frequentare e nel 1966 decidono di sposarsi. Dalla loro unione nascono tre figli: Gisberto, Gisberto ed Emiliano. Ma la loro vita viene presto segnata da una tragedia. Il primogenito, Gisberto, a soli sei anni, è vittima di una terribile disgrazia: durante la festa di Monticchio viene travolto e ucciso da un’auto guidata da un vicino di casa.

Rosina con il primo figlioletto Gisberto che purtroppo morirà a sei anni

I due genitori rimangono profondamente sconvolti e lo rimarranno per sempre. Prima di trovare la forza di mettere al mondo un altro figlio trascorrono diversi anni. Carlo si concentra sul lavoro; anche Rosina, che ha un impiego nella fabbrica Mistral di Latina Scalo, si rifugia nell’impegno quotidiano. Il sabato e la domenica, però, aiuta il marito in trattoria, soprattutto in cucina, dove c’è l’instancabile Bice che le insegna i segreti del mestiere.

Carlo e Rosina: un grande amore

La Bristol e quell’agosto 1969

Nel 1969 arriva un’altra grande opportunità. A pochi chilometri dalla trattoria iniziano i lavori per la costruzione delle palafitte di una nuova fabbrica. Manovali, muratori e tecnici sono soliti mangiare in un ristorante di Latina Scalo che, però, nel mese di agosto chiude per ferie. È così che scoprono la trattoria di Carlo, che ormai ha preso completamente le redini dell’attività di famiglia, e non si lascia sfuggire l’occasione di accogliere la nuova clientela. Quella fabbrica è la Bristol.

Ormai Rosina è pronta a mettere in pratica ciò che le ha insegnato la suocera Bice e, nel 1975, decide di lasciare la Mistral per dedicarsi esclusivamente al mestiere di cuoca di cui si è innamorata. Carlo, invece, si dedica alla sala, pur continuando ad aiutare Rosina in cucina. Ironico e divertente, conquista i clienti con un modo di fare tutto suo: fischia quando annuncia il menù e prende le ordinazioni. È così che nasce, spontaneamente, l’appellativo di Carlo Fischio. A Latina e dintorni il ristorante viene ormai conosciuto con quel nome.

Dopo il suo fischio, Carlo prende l'ordinazione

Ma non è l’unica particolarità di Carlo. Quando in sala c’è troppa confusione ha l’abitudine di far cadere pesantemente a terra un vassoio di metallo. Per un attimo cala il silenzio, quasi magico, per poi trasformarsi in una grande risata collettiva. E se, a fine cena, qualcuno chiede un digestivo, lui arriva con una peretta e un vasetto da notte, scatenando l’ilarità di tutti. Il ristorante è frequentato da persone di ogni ceto sociale, senza alcuna distinzione: politici, professionisti, operai… accomunati da una sana e contagiosa allegria.

Carlo porta il digestivo

Nel 2022, a ottantatré anni, Carlo decide, seppur a malincuore, che è arrivato il momento di chiudere l’attività. I figli hanno scelto altre strade e lui e Rosina sentono il peso degli anni, desiderosi finalmente di godersi una meritata pensione. Il ristorante chiude, ma non la storia che ha lasciato: quasi un secolo di vita, iniziato quando c’erano ancora la palude e la cava di Monticchio, da cui sarebbe passata anche la storia della costruzione di Littoria.

Carlo attorniato dai suoi clienti

L’incontro con Carlo

Telefono a Carlo per combinare un appuntamento. La voce e l’ironia sono quelle di sempre: mi dice che è disponibile a raccontarsi. Mi accoglie con un sorriso e la battuta pronta nel suo ristorante, dove sembra essere rimasto tutto uguale. Naturalmente non si ricorda di me: nel suo lungo cammino lavorativo ha incontrato e servito troppe persone per poterle conservare tutte nella memoria. Però, prima di iniziare a raccontare la sua vita, mi regala il suo fischio inconfondibile.

Carlo, ormai sono tre anni che hai chiuso. Come mai il ristorante non lo affitti a qualcuno?

“Non voglio affittarlo a nessuno. Preferisco lasciarlo così”

Ho visto che è rimasta l’insegna

“Sì, l’ho lasciata per ricordo”

Di gente ne è passata tanta nel tuo ristorante. C’è qualcuno che ricordi in particolare?

“Ricordo Sir Hubert Howard, il marito della Principessa di Sermoneta Lelia Caetani. Quando veniva cercavo di mettergli una tovaglia di stoffa, ma non voleva essere trattato diversamente dagli altri: mangiava sulla tovaglia di carta. Poi venivano le famiglie storiche: i Pacifico, i Pietrosanti…”

Un piatto tipico del tuo ristorante?

“Avevamo tante pietanze tipiche. Mia moglie è stata brava a saper legare i piatti tipici emiliani con quelli laziali. Se ne devo scegliere uno, direi la zuppa di fagioli alla bolognese”

Cosa ti manca di più del tuo lavoro?

“Il contatto con la gente”

Tu e tua moglie avete sempre lavorato, ma qualche viaggio lo avete fatto?

“Chiudevamo per ferie il mese di agosto e quindi partivamo sempre. Abbiamo girato tutta l’Europa”

Monticchio 30 dicembre 2025: il ristorante di Carlo Fischio è rimasto così come era

Forse da qualche parte, nel mondo, c’è stato un altro ristorante dove le ordinazioni si prendevano fischiando. Ma io non l’ho mai visto. So solo che a Monticchio c’è stato quello di Carlo, ed era impossibile entrarci senza sorridere, per il suo modo di fare, per il suo fischio inconfondibile. Oggi le porte sono chiuse, la sala è in silenzio, ma se si presta attenzione sembra ancora di sentire Carlo fischiare. Ed è in quel suono, leggero e familiare, che resta tutta la nostalgia di un luogo unico e irripetibile.

P.s. Avevo dimenticato: la domenica chiuso per prova di tromba.

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