C’è una storia, sul lungomare di Latina, che profuma di brace. È la storia di Gino Lantieri, ex maresciallo della Polizia Stradale che negli anni Settanta aprì un piccolo chiosco sulla spiaggia per la moglie Rossana. Dopo la pensione spostò il chiosco sul lato opposto della strada e iniziò a preparare panini con salsicce, capocollo, pancetta… tutto alla brace. Panini che per decenni ci hanno accompagnato nelle calde notti estive. Una semplice baracca di legno divenuta un punto di riferimento indimenticabile. La figura di Gino, Il Maresciallo che ha dato vita al Lido di Latina, vive ancora nella memoria di tutti: l’uomo che ha trasformato un chiosco in un pezzo di identità. È per questo che vale la pena raccontarlo: perché certe storie non si perdono, si tramandano.
A Latina certi personaggi sono diventati mitologici, e quasi tutti hanno avuto a che fare con il cibo: Enzo Pacchiarotti e Nino Cepollaro sono tra questi. Ma poi ce n’è anche un altro che è entrato di diritto nell’olimpo degli indimenticabili, ed è Gino Lantieri: per tutti Il Maresciallo. Uno dei primi a credere nelle potenzialità del lungomare. I suoi panini e i suoi arrosticini hanno deliziato intere generazioni. Dopo la discoteca, se volevi placare la fame nelle notti estive, c’era lui, con la sua brace. Ti mettevi in fila e aspettavi il tuo turno.

Il panino di Gino Lantieri: "Il Maresciallo"Era da tempo che volevo scrivere del Maresciallo, ma non riuscivo a mettermi in contatto con i figli, tra l’altro non ne conoscevo nemmeno il cognome. Poi, chiacchierando con l’amico Roberto Montanino, che ha la macelleria vicino casa mia, (i bravi commercianti sanno sempre tutto) finalmente sono riuscito a sapere nome e cognome di uno dei figli del Maresciallo. Da lì, con Facebook, è stato facile contattarlo e fissare un incontro. E così ho avuto modo di conoscere e raccontarvi questa figura mitologica della nostra città.
Gino Lantieri dalla Libia all’talia

Gino Lantieri nasce il 21 luglio 1930 a Bengasi, in Libia. È il primo di quattro figli. Il padre, Giovanni, di origini siciliane, lavora come porta carrozze: trasporta merci e persone per le strade della città. La madre, Elvira, è casalinga e proviene dalla Puglia. Gino trascorre un’infanzia serena tra le vie di Bengasi, dove frequenta le scuole elementari. Ma nel 1940, con l’ingresso dell’Italia in guerra, Giovanni inizia a temere che la situazione degeneri e che possano insorgere tensioni con la popolazione locale.
Decide così di mettere al sicuro la famiglia e rientrare in Italia. Gino ha dieci anni quando si trasferiscono a Fasani, in provincia di Caserta, dove Elvira possiede una casa di famiglia. È lì, nel paese di sua madre, che trascorre l’adolescenza. Finita la guerra, durante i periodi estivi, inizia a lavorare presso la ditta Ciacciarelli di Scauri, che gli offre vitto e alloggio. Il suo lavoro è quello di portare, con un carretto trainato da un cavallo, bibite e blocchi di ghiaccio. Terminata l’estate, rientra a Fasani.

Scauri 1945: Gino Lantieri nel periodo di lavoro nella ditta Ciacciarelli di ScauriIl suo passatempo preferito è raccogliere residuati bellici e farli esplodere tutti insieme, facendo prendere un colpo a mezzo paese. È appassionato di armi e ha anche una mira sorprendentemente buona. Così decide di non aspettare la leva obbligatoria e si arruola direttamente nella Polizia Stradale. La sua prima destinazione è Cesena. Al termine del corso viene trasferito a Padova. Ma il Sud gli manca, e per avvicinarsi alla sua terra chiede il trasferimento, che avverrà sei anni dopo dalla sua partenza.

Gino Lantieri arruolato nella Polizia StradaleNel frattempo, durante il servizio presso la sede della Polizia Stradale di Padova, Gino vive un’esperienza che si rivelerà preziosa per il suo futuro: viene nominato direttore di mensa. Il suo compito, oltre a supervisionare le cucine, è occuparsi dell’acquisto dei cibi. Un incarico che gli permette di affinare il palato, imparare a scegliere le materie prime e prendere dimestichezza con il mondo della ristorazione.

Cesena 1952: Gino con la sua Moto Guzzi d'ordinanzaL’arrivo a Latina

Nel 1958 arriva finalmente la nuova destinazione: Latina. Abbastanza vicino al suo paese. E poi quella città non gli dispiace affatto: il clima è mite e quella gente che parla dialetti diversi non lo fa sentire forestiero. A pochi passi dal suo posto di lavoro, nella sede della Polizia Stradale in via Saffi, c’è una rivendita di liquori e bottiglieria, in Corso Matteotti angolo via Cesare Battisti. Dietro il bancone lavora una giovane ragazza di diciotto anni, figlia dei proprietari. Si chiama Rossana Leggi, originaria di Nettuno.

Rossana Leggi e il Maresciallo Gino Lantieri davanti la braceSe in mente c’era l’idea di avvicinarsi ancor di più al suo paese, l’amore è pronto a fermarlo. E infatti così avviene. I due ragazzi si fidanzano e nel 1961 decidono di fare il grande passo: si sposano e dalla loro unione nasceranno tre figli, Daniela, Giovanni e Aldo. L’unico dispiacere per Rossana è dover lasciare il lavoro, perché una legge impedisce alle mogli dei poliziotti di svolgere mansioni a contatto con il pubblico.

Lido di Latina 1977: il primo chiosco di Rossana e Gino Gino sa quanto pesi a Rossana quell’obbligo, e quando la legge verrà finalmente modificata troverà il modo di sdebitarsi: nel 1977 rileva a nome della moglie la licenza di un baracchino sulla spiaggia, accanto a una piazzola di sosta, nei pressi dello stabilimento dell’Enel. I bagnanti lo chiamano “il Poliziotto”. In realtà a lavorarci sono Rossana e i loro tre figli. Dopo due anni, mentre gli affari vanno a gonfie vele, iniziano sul lungomare i lavori per la costruzione dei marciapiedi. Sparirà la piazzola di sosta e il chiosco dovrà, necessariamente, essere spostato.
Nasce “Il Maresciallo” al Lido di Latina

Gino allora acquista un piccolo appezzamento di terra, sul lato opposto della strada, e vi costruisce una struttura in legno: nasce così, nel 1979, il Maresciallo. Nello stesso anno va in pensione e si dedica a tempo pieno alla nuova attività. La sua intuizione vincente sarà quella di cambiare pelle al chiosco, perché gli avventori non sono più quelli del bagnasciuga. Nasce così l’idea del panino completo: salsiccia, capocollo, mozzarella, pomodori, melanzane e rughetta, coltivata direttamente nel suo piccolo terreno.
Oltre al panino inventa anche i mitici arrosticini. ma Il grande del lavoro diventa serale, e soprattutto notturno. Fortunatamente i figli stanno crescendo e lui li ha già istruiti fin da bambini. Quindi può permettersi di allentare un po’ con il lavoro e dedicarsi alla sua grande passione, la pesca. Ma la sera il Maresciallo è costantemente presente. E insieme a lui c’è l’infaticabile Rossana, puntuale alla cassa.

Lungomare di Latina anni '80: in fila per un panino dal MarescialloArrivano gli anni Duemila e Gino è preoccupato: teme che, prima o poi, qualcuno possa “inventarsi” qualche nuova modifica urbanistica, proprio com’era successo con il primo chiosco. Per questo consiglia ai figli di trovare finalmente un posto stabile, dove non ci sia più l’obbligo di montare e smontare tutto a ogni inizio e fine stagione. Così, nel 2004, aprono a Foce Verde un locale molto più grande.

Foce Verde anni '2000: sempre in fila per il panino dal MarescialloGino se ne va il 25 marzo 2017, dopo una breve malattia. Ma la sua presenza non lascia davvero il lungomare di Latina. I suoi panini, diventati quasi un rito collettivo, continuano a vivere nella tradizione che Giovanni e Aldo portano avanti con la stessa passione del padre. E alla cassa, immancabile come sempre, c’è Rossana. Ma Gino: il Maresciallo, sembra essere lì, ogni sera, nella memoria e nei sapori di chi ha condiviso un pezzo di vita con lui.
L’incontro con i figli del Maresciallo: Giovanni e Aldo Lantieri
Incontro Giovanni e Aldo al Circolo Cittadino, felici di raccontare la storia del loro papà. Una storia che affonda le radici nella lontana Libia e che approda a Latina, proprio come molte delle storie che racconto: iniziate sempre da lontano, per poi trovare qui la loro casa.
Che persona era vostro padre?
Giovanni: “Una persona gentile e un grande lavoratore. Era anche meritocratico: già da bambini, quando andavamo a dargli una mano al chiosco, ci dava la paghetta”
Cosa vi ha insegnato?
Aldo: “Non dimentichiamo che mio padre è stato un poliziotto per vocazione, e quindi ci ha trasmesso l’onestà e la generosità”
Ci sarà un ricambio generazionale o l’attività si fermerà a voi?
Aldo: “Per ora i nostri figli stanno seguendo altre strade; solo mio figlio ci viene a dare una mano. Quindi, è difficile rispondere a questa domanda”
Vostra mamma in tutto questo?
Giovanni “Mia mamma è stata fondamentale, lei ha sempre avuto l’anima della commerciante. Comunque, entrambi hanno creduto nelle potenzialità del lungomare”
Aprite solo nel periodo estivo?
Aldo:“Sì apriamo solo nella stagione estiva. D’inverno il lungomare va in letargo e non conviene stare aperti”

Per gli 83 anni di Rossana con i figli (da sx) Giovanni, Aldo e DanielaIl Maresciallo non è stato solo un chiosco, né soltanto il luogo dove mangiare un panino dopo il mare o all’uscita da una discoteca. È stato, ed è ancora, un pezzo di identità del nostro lido, un punto di ritrovo spontaneo dove generazioni intere si sono incontrate. E così, in ogni panino alla brace, in ogni fila nelle notti d’estate, continua a vivere non solo la storia di una famiglia, ma quella di una città intera. Perché certe tradizioni non sono semplici ricordi: sono il modo in cui una comunità riconosce sé stessa. Ed è anche per questo che Gino non sarà mai dimenticato.
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