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Donata Carelli: la voce creativa di Sabaudia

Oggi vi porto alla scoperta di Donata Carelli, docente di Lettere, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice di Sabaudia. La sua solida formazione umanistica, arricchita da un dottorato internazionale tra Italia e Grecia, si riflette in un percorso brillante che unisce insegnamento e scrittura, spaziando dalla narrativa al teatro e fino ad arrivare al cinema. Dietro un’apparente quiete, Donata custodisce una creatività intensa, capace di nutrire ogni suo progetto. Il suo ultimo libro, “Io madre mai”, affronta con coraggio il tema complesso della maternità. Tra le sue esperienze figura anche la co-sceneggiatura del documentario: “Soltanto un nome nei titoli di testa”, presentato alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia.

Nelle ultime settimane riflettevo su chi potessi raccontare oltre i confini della mia città. Così, sfogliando la mia agenda, dove annoto con cura tutte le persone da contattare, ho ritrovato il nome di Donata Carelli, accompagnato da un appunto: Sabaudia. L’avevo messa nel mirino della mia penna già da un po’, poi, come spesso accade, dimentico di guardare i miei appunti.

Di Donata avevo già un ricordo preciso: l’avevo incontrata a un evento a Sabaudia, anche se in realtà eravamo già in contatto su Facebook. Quel giorno mi aveva rivolto parole gentili, complimentandosi per il mio lavoro di recupero storico del territorio. Io, a mia volta, mi ero interessato al suo percorso, e il suo curriculum non lasciava spazio a dubbi: docente di Lettere, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice.

Tra l’altro una figura femminile di Sabaudia, di grande talento, ancora mancava nella mia lunga galleria di storie. Quando l’ho chiamata per dirle che avrei voluto dedicarle un racconto, ha reagito con sorpresa: «Ma sei sicuro?». La mia risposta, naturalmente, è stata un sì convinto.

La storia di Donata

Donata Carelli nasce il 5 aprile 1971 a Sabaudia, in provincia di Latina. È la seconda figlia di Rodolfo ed Enrica Carla Melegari: prima di lei la sorella Paola. Il padre, Rodolfo, è originario di Montesarchio, in provincia di Benevento, mentre la madre, Enrica Carla, nata a Littoria, ha radici emiliane. Rodolfo, dopo aver frequentato il liceo classico “Archita” di Taranto, lo stesso frequentato da Aldo Moro, nel 1949 si trasferisce a Sabaudia quando il padre, ufficiale della Marina Militare, viene destinato proprio nella piccola città di fondazione.

Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma spesso diserta le lezioni per seguire quelle di Giuseppe Ungaretti, che in quegli anni insegna alla facoltà di Lettere. Durante il periodo universitario si appassiona alla politica e si iscrive alla Democrazia Cristiana. Dopo la laurea, a soli ventisei anni, è vicesindaco di Sabaudia. Non eserciterà mai la professione di avvocato: insegnerà inglese nelle scuole, ma solo per un paio di anni. Poi proseguirà il suo percorso politico, fino a diventare deputato della Repubblica Italiana.

La famiglia Carelli

Quelle magistrali lezioni di Ungaretti lo hanno segnato nel profondo. Con le sue composizioni poetiche arriverà persino a vincere il Premio Viareggio, uno dei più antichi e prestigiosi d’Italia. Ma Rodolfo coltiva anche una forte passione per la musica. Scrive diverse canzoni e viene persino notato dalla casa discografica RCA, che gli propone il trasferimento a Milano. Lui però ama profondamente Sabaudia e così decide di rinunciare per proseguire la carriera politica, ma senza abbandonare l’interesse per la poesia e la riflessione letteraria.

Donata Carelli bambina

Sua moglie, Enrica Carla, invece intraprende la strada dell’insegnamento: è professoressa di Lettere e ottiene il suo primo incarico sull’isola di Ponza. In seguito diventerà anche preside negli istituti di Sabaudia. La figlia Donata nasce in casa, assistita dalla mitica ostetrica sabaudiana di origine veneta, Clelia Lora Ortolan.

Donata Carelli con la sorella Paola e i nonni materni

Donata e la leggerezza dell’adolescenza vissuta solo d’estate

Donata è una bambina tranquilla: a scuola va molto bene, non tanto per una naturale inclinazione allo studio quanto perché i genitori la spronano perché molto esigenti, a passare molte ore sui libri. Durante le scuole medie viene iscritta, al Conservatorio di Latina, dove studia pianoforte per quattro anni e consegue il diploma di solfeggio. Interromperà gli studi musicali, e sarà una liberazione, quando si iscrive al Liceo Classico. Anche se per lei, le superiori, rappresenteranno un periodo particolarmente impegnativo.

A Latina, infatti, i suoi unici legami sono quelli con i compagni di scuola: la madre, molto severa, non le permette di uscire perché deve studiare. Ma poi ecco arrivare l’estate: Sabaudia si risveglia dal torpore dell’inverno tornando a riempirsi di villeggianti, soprattutto romani. Donata può finalmente respirare un po’ di libertà e vivere la socialità attraverso le amicizie estive.

Sabaudia, Lago di Paola: Donata Carelli adolescente

La sua fondamentale formazione

Al liceo tre professori risultano fondamentali per la sua formazione: la professoressa Di Natale, la professoressa Bolle e, soprattutto, il professor Achille Campagna, che le trasmette l’amore per l’insegnamento. Dopo la maturità sceglie Ingegneria, ma dopo un anno capisce che non è per lei e cambia con Lettere Classiche. Conseguita la laurea, frequenta un corso di giornalismo, ma il padre capendo le sue potenzialità la iscrive a sua insaputa a un corso biennale di sceneggiatura, diretto da Ugo Pirro, uno dei più grandi sceneggiatori italiani.

Donata con il suo Maestro, lo sceneggiatore Ugo Pirro al quale dedicherà anche un libro

In quei due anni studia e lavora presso un noto studio fotografico, il Luxardo, con il fotografo Maurizio Guiducci, che le trasmette il gusto dell’inquadratura. Nel frattempo ottiene il tesserino da giornalista pubblicista. Ma sarà la scrittura creativa a prevalere. Inizia così a insegnare Lettere nelle scuole: prima a Latina, poi a Roma e infine a Sabaudia. Collabora anche con le Università di Tor Vergata e Roma Tre. Ma l’esperienza formativa più significativa sarà il Dottorato Internazionale tra Tor Vergata e l’Università Aristotele di Salonicco.

Donata con il marito Stefano Perboni e la figlioletta Elsa Maria

Nel 2007, durante una vacanza in Sicilia, conosce un ragazzo milanese, Stefano Perboni, agente di commercio. Potrebbe sembrare uno di quegli amori estivi destinati a iniziare e finire in fretta, come canta Franco Califano: “L’autostrada è là, ma ci dividerà, l’autostrada della vacanza segnerà la tua lontananza”. E invece no: l’amore è più forte della distanza. Nel 2014 nasce la loro bambina, Elsa Maria.

Venezia 2008: Donata al Red carpet per il documentario "Soltanto un nome nei titoli di testa" Da sx Alessandro Anselmi, Mariella Sellitti, Rossella Monti (vedova di Ugo Pirro), Donata Carelli e il regista Daniele Di Biasio
Donata con il giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori e il regista Francesco Martinotti

Le opere di Donata Carelli

Nel 2014 Donata pubblica il suo primo libro “Un barattolo pieno di lucciole“. Per la saggistica nel 2020 arriva “Ugo Pirro. La scrittura del conflitto” e nel 2024 il romanzo “Io madre mai” (Piemme Mondadori). Per il teatro nel 2003 vince la XXX Edizione del Premio Fondi La Pastora con l’opera teatrale “BAB ARABIE. La porta della primavera“. 

L'ultimo romanzo di Donata Carelli "Io madre mai" pubblicato nel 2024

Per il cinema: nel 2007 è segretaria di edizione sul set del film “L’America a Roma” del regista pontino Gianfranco Pannone. Nel 2008 è cosceneggiatrice del documentario “Soltanto un nome nei titoli di testa” regia di Daniele Di Biasio, Evento speciale sezione Orizzonti Festival del Cinema di Venezia. Sarà anche cosceneggiatrice nel 2016 del film “Due euro l’ora” di Andrea D’Ambrosio. Nel 2017 passa alla regia con il cortometraggio “Ninfa segreta“.

Donata alla presentazione del lbro "Io madre mai" tra la giornalista Maria Latella e l'attrice e doppiatrice Elisa Galletta

Nel 2021  la sua storia “Non dormi mai” viene premiata dal Bando della Regione Lazio Dalla parola all’immagine e nel 2023 collabora alla sceneggiatura del documentario “Le terre dei Caetani” di Gianfranco Pannone.

Donata Carelli regista con il cortometraggio "Ninfa segreta" presentato nel 2017

L’incontro con Donata nella sua amata Sabaudia

Decido di incontrare Donata a Sabaudia, anche se lei aveva proposto Latina. Ma Sabaudia la amo particolarmente, per tanti motivi: uno su tutti, le passeggiate in macchina con mio padre, che ogni domenica ci portava fino al Circeo, con tappa obbligata proprio qui, attraversando il ponte Morandi appena realizzato. E poi perché una parte, seppur breve, delle mie superiori l’ho frequentata proprio a Sabaudia. Dopo l’intervista mi sono concesso una sigaretta sul suo terrazzo, per godermi la splendida vista sul Circeo e sul Lago di Paola.

Donata, i tuoi genitori sono stati abbastanza severi. Cosa gli rimproveri e per cosa li ringrazi?

“La più severa è stata mia madre; mio padre era troppo impegnato. Il rimprovero più grande è quello di avermi concesso troppo poca libertà per poter coltivare anche le mie amicizie di Latina. Però li ringrazio per avermi obbligata a frequentare il conservatorio: è lì che ho imparato il senso del ritmo e della musica”

Il titolo del tuo ultimo libro “Io madre mai” mi ha incuriosito. Da cosa nasce?

“Non credevo di poter avere figli e, sinceramente, non li desideravo. Poi, inaspettatamente, è arrivata lei, Elsa Maria. Nel libro racconto me stessa e, insieme, tutte quelle donne che per scelta non vogliono avere figli e che ogni volta si trovano a dover giustificare questa decisione”

E tua figlia cosa dice di questo?

“Partecipa divertita alle presentazioni del libro, perché sa che è lei che ha scardinato le mie certezze”

Il tuo prossimo romanzo?

“Ci sto lavorando. Si intitola “Cambierà” e parla di due uomini: uno ispirato a mio marito e l’altro a Mario Draghi. Uno lotta per far quadrare i conti a fine mese, l’altro ha tutto ciò che desidera, ma… non aggiungo altro”

Londra: la giovane insegnante Donata Carelli in trasferta con studenti e studentesse

Mentre lascio Sabaudia, ripercorrendo la strada che da bambino facevo con mio padre, mi torna alla mente l’incontro con Donata. La sua voce, calma ma decisa, racconta un percorso fatto di studio e scelte coraggiose. Penso che, in fondo, la sua storia somigli un po’ a questa città: essenziale, luminosa, capace di sorprendere senza mai alzare la voce. E forse è proprio per questo che incontrarla qui, tra lago e mare, è sembrato naturale. Perché alcune vite, come certi luoghi, sanno restare dentro. Sempre.

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