Tonino Mirabella, il piccolo grande fotografo

Tonino Mirabella, il piccolo grande fotografo

Tutto iniziò con un viaggio a Londra. Una gita scolastica e una macchina fotografica portata con sé per fermare quei giorni di gioventù. Tonino Mirabella ancora non poteva saperlo, ma quell’esperienza avrebbe cambiato la sua vita. Tentò anche la strada dell’università, iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza, ma alla fine la macchina fotografica vinse il confronto. Da quel momento Tonino non si è più fermato. Il suo obiettivo ha immortalato personaggi di grande rilievo, tra cui il premio Nobel Rita Levi-Montalcini, ma soprattutto ha raccontato Latina e il suo territorio come pochi altri hanno saputo fare. Mezzo secolo di immagini, volti, luoghi e trasformazioni, raccolti anche in diversi libri fotografici. Ma dietro ogni scatto c’è sempre qualcuno che sceglie dove posare lo sguardo. E questa è la storia dell’uomo che, quasi per caso, scelse di guardare il mondo attraverso un obiettivo.

Roberto Andreatini, l’ultimo dei restauratori a Latina

Roberto Andreatini, l’ultimo dei restauratori a Latina

Ci sono mestieri che sembrano appartenere a un altro tempo. Mestieri fatti di mani, pazienza, esperienza e passione. A Latina resiste ancora una bottega dove le opere d’arte tornano a vivere e altre prendono forma. È quella di Roberto Andreatini, un uomo che, dopo una vita trascorsa tra restauro, scultura e insegnamento, ancora oggi non sa bene come definirsi: restauratore o scultore? Nato ad Ancona, il suo rapporto con l’arte comincia prestissimo e lo porta fino all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1978 arriva al Liceo Artistico di Latina, dove rimane per trentasei anni, prima come professore e poi come vicepreside. Ma non abbandona mai il restauro e la scultura. Ancora oggi la sua bottega è un luogo d’incontro per artisti e appassionati. E lui è lì, sempre pronto ad accoglierti con delicatezza.

Natasha Bozharova: il segno contemporaneo in una città del Novecento

Natasha Bozharova: il segno contemporaneo in una città del Novecento

Latina è una città giovane, nata nel Novecento, con un’ identità artistica rimasta per decenni ancorata a un immaginario preciso. Le forme solenni di Ulderico Conti e le figure monumentali di Egisto Caldana e Pasquale Rizzoli hanno scolpito non solo la pietra, ma anche la memoria collettiva della città. Tra madri rurali, seminatori e il Genio della Bonifica, tutto è rimasto a lungo sospeso in un tempo immobile, quasi cristallizzato. Poi, quasi in silenzio, qualcosa è cambiato. È arrivata Natasha Bozharova, giovane scultrice di origine macedone, che in poco più di dieci anni ha iniziato a lasciare un segno nuovo e riconoscibile. Le sue opere, dall’omaggio agli alpini al volto di Sandro Pertini fino al tributo a Vincenzo D’Amico, aprono Latina a una dimensione contemporanea, viva e in dialogo con il presente.

Lina Bernardi, la donna che insegnò a Latina ad amare il teatro

Lina Bernardi, la donna che insegnò a Latina ad amare il teatro

A Latina il suo nome circola da anni come quello di una leggenda discreta. Non solo per la carriera, lunga e ricca, ma per il modo in cui Lina Bernardi ha saputo abitare il teatro e la vita degli altri. Circa due mesi fa è venuta a mancare, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo e nella città. Molti attori e attrici di Latina devono a lei l’inizio, o la prosecuzione, del proprio percorso teatrale. Lina aveva infatti un dono raro: riconoscere il talento quando era ancora fragile, appena accennato. Attrice intelligente e generosa, Bernardi ha attraversato cinema, televisione e palcoscenico. Ma il suo vero amore è sempre stato il teatro: il luogo dove la sua sensibilità artistica e umana trovava la forma più viva, e dove ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di incontrarla.