Questa è la storia di un ragazzo nato a Latina subito dopo la guerra, figlio di agricoltori arrivati dal Veneto negli anni Trenta. Renato Lovato, però, non vuole seguire le orme del padre. Ha altri progetti per il proprio futuro. Studia, si diploma e per un periodo insegna persino nell’istituto che aveva frequentato. Poi arriva l’amore e, quasi per caso, si ritrova a viaggiare ogni settimana per caricare tortellini da distribuire nei negozi di Latina. È l’inizio di un’avventura imprenditoriale che lo porterà molto lontano. Oggi la sua azienda conta diciotto piattaforme logistiche in tutta Italia e si avvale di 1.900 collaboratori. Ma questa volta c’è una particolarità: Renato non sa che sto per raccontare la sua storia. Ho incontrato suo figlio Luca, che ha voluto fargli una sorpresa speciale per i suoi ottant’anni.
La storia che sto per raccontarvi me l’ha segnalata la mia amica Angela Bottan. Voleva che scrivessi di Renato Lovato, con il quale ha anche legami familiari. Il motivo? I suoi ottant’anni. Insomma, un regalo per lui. Mi ha accennato qualcosa della sua vita e delle sue qualità imprenditoriali.
Poi, facendo mente locale, mi sono ricordato che Renato lo conosco personalmente. È stato un cliente assiduo dei negozi della mia famiglia, e questo è stato subito un punto a suo favore. Angela mi ha dato il contatto del figlio Luca e ci siamo incontrati. È bastato ascoltarlo per pochi minuti per capire che quella storia meritava di essere raccontata.

La storia di Renato Lovato
Renato Lovato nasce a Latina il 21 ottobre 1946. È il primo di quattro figli: dopo di lui arrivano Renzo, Claudio e Antonella. Il padre Lino, originario di Lonigo, in provincia di Vicenza, è allevatore e agricoltore. Negli anni Trenta la sua famiglia ottiene un podere nell’Agro Pontino, in località Gnif Gnaf (oggi Borgo Santa Maria). È lì che conosce Luigina (Gina) Gambin. Poi arriva la Seconda guerra mondiale e Lino parte per il fronte. Al suo ritorno sposa Luigina e dalla loro unione nasceranno quattro figli.

Renato è un bambino tranquillo e molto equilibrato. Quando gli impegni scolastici glielo consentono, aiuta il padre nei campi, ma quel lavoro proprio non gli piace. Frequenta l’asilo a Borgo Sabotino, le elementari in una casa colonica a Gnif Gnaf e le medie a Latina. Per le superiori si iscrive all’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei. Ogni mattina prende la corriera per raggiungere la scuola e, quando la perde, c’è sempre la bicicletta.

Il lavoro alla Olivetti e l’incontro con Nadia
Conseguita la maturità e svolto il servizio di leva come ufficiale nella Marina Militare, Renato si dà subito da fare per trovare lavoro e viene assunto alla Fulgorcavi nell’ufficio tecnico. Partecipa anche a numerosi concorsi, classificandosi sempre tra i primi. A volte ha l’imbarazzo della scelta. L’opportunità migliore è quella offerta dall’Olivetti, nella sede di Aprilia. Diventa responsabile dell’ufficio progettazione e ogni settimana prende l’aereo per raggiungere la sede principale dell’azienda a Ivrea, in provincia di Torino.

Alla fine degli anni Sessanta incontra Nadia Boseggia, una ragazza veronese che ogni estate viene a Latina per trovare i suoi parenti. Renato la conosce fin da bambina, perché il podere della sua famiglia è vicino a quello dei parenti di lei. Ma quell’estate scatta qualcosa e i due si fidanzano. Si sposano nel 1970 e festeggiano il matrimonio ben due volte, a Latina e a Verona. Vanno ad abitare in un piccolo appartamento sul lungomare di Latina. Nadia è una donna molto attiva e decide di aprire un negozio di parrucchiera.

I tortellini Rana
Intanto Renato supera l’esame di abilitazione per l’insegnamento e viene chiamato proprio nella scuola che aveva frequentato: il Galileo Galilei. Ma dentro di sé ha uno spirito imprenditoriale, ancora tutto da scoprire. E a volte il destino dà una mano. Il padre di Nadia conosce bene Giovanni Rana, che ha iniziato a produrre tortellini con nuovi macchinari, riuscendo ad aumentarne notevolmente la produzione.

Renato decide così di provarci. Dopo le ore trascorse a insegnare Laboratorio di Fisica, parte in macchina per San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, a caricare i tortellini Rana. Vuole provare a venderli. All’inizio non è facile: nei poderi i tortellini si fanno ancora in casa. Superata la diffidenza, piano piano il lavoro comincia a ingranare. Tre volte alla settimana parte per il carico. Torna di notte, la mattina insegna e il pomeriggio gira per vendere. Con Nadia, che nel frattempo ha lasciato il lavoro di parrucchiera, si divide le zone.

In quegli anni nasce Glenda, la loro prima figlia e dopo tredici mesi Veronica. Anche loro partecipano a quei viaggi notturni. E quando la macchina è talmente piena di tortellini da nascondere quasi le bambine, Renato capisce che è arrivato il momento di fare il salto di qualità. Inizia a distribuire i tortellini in tutto il Lazio, abbandona la piccola cantina che fino ad allora fungeva da deposito e costruisce il suo primo capannone.

La lungimiranza
Quando comincia a riempire anche il portapacchi sul tetto della macchina, dove a volte i tortellini si rovinano per la pioggia, decide di farseli spedire in treno, nonostante i frequenti furti. Da quel momento Renato inizia una crescita costante ed equilibrata. Nel 1985 la famiglia si allarga con la nascita di Luca. Oltre ai tortellini vende anche altri prodotti alimentari, fino ai primi anni Novanta. Ma Renato sa intuire prima degli altri come cambia il mercato.

È arrivato il tempo della grande distribuzione organizzata. I grandi gruppi aprono continuamente nuovi supermercati e Renato ne intuisce le necessità. Cambia così il suo modo di lavorare: alla tradizionale vendita dei prodotti alimentari affianca la gestione dei magazzini. Nel 1992 fonda la CDF Logistica. Gruppi come Conad, Sidis, Panorama, Metro e altri, hanno bisogno di grandi spazi per immagazzinare le merci. Renato, con grandi sacrifici, costruisce a Latina la sua prima piattaforma di diecimila metri quadrati.

Nonostante gli impegni siano sempre maggiori, Renato non dimentica le proprie origini e cerca di aiutare chi ne ha bisogno. Incoraggia gli altri a inseguire i propri sogni e, se possibile, li aiuta a realizzarli. Uno dei suoi collaboratori, Claudio, desidera aprire un ristorante. Renato decide di sostenerlo, mettendosi in società con lui. Appena capisce che il ragazzo è in grado di andare avanti da solo, si fa da parte.

Il lavoro continua a crescere e Renato acquisisce altre piattaforme nel territorio nazionale. Si concede solo qualche partita a tennis, mentre il tempo libero lo dedica soprattutto alla famiglia. Suo figlio Luca, ormai cresciuto, entra in azienda nei primi anni 2000, anche se fin da piccolo ne ha sempre respirato l’aria. Consegue due lauree e oggi è alla guida dell’attività, ma il suo punto di riferimento rimane il padre, immancabile in azienda. Le piattaforme sono diventate diciotto, con millecinquecento dipendenti e quattrocento collaboratori.
Tra le millenovecento persone che lavorano per l’azienda c’è anche Luigi Loi, il primo dipendente assunto da Renato, ancora oggi in servizio. La prima segretaria, Patrizia Iosca, invece, è andata in pensione.

L’incontro con Luca Lovato
Incontro Luca Lovato al Circolo Cittadino Sante Palumbo. Siamo quasi due clandestini, perché nessuno deve sapere della sorpresa che stiamo preparando per suo padre. Il presidente del Circolo, Bruno Bulgarelli, anche lui amico di Renato, ci ospita nel salone principale, dove non c’è nessuno.
Luca, che rapporto hai con tuo padre?
“Un bel rapporto. Mi ha sempre coinvolto nell’attività di famiglia. È stato un padre esigente, soprattutto per quanto riguarda gli studi, ma mai autoritario. Con me e le mie sorelle, Glenda e Veronica, è sempre stato amorevole e non ci ha mai fatto mancare nulla.”
E tua mamma?
“Mia mamma è stata determinante nella fase iniziale dell’attività di mio padre. Ha contribuito sia economicamente sia con il proprio lavoro. È una donna forte, ma molto riservata”
Fra qualche giorno tuo papà compirà 80 anni, cosa vorresti dirgli?
“Vorrei ringraziarlo per tutti i sacrifici che ha fatto per noi e per gli insegnamenti che ci ha trasmesso, soprattutto con l’esempio. Averlo accanto ogni giorno in azienda è la mia fortuna più grande. Continuo a imparare dalla sua esperienza e mi auguro di riuscire a essere per i miei figli quello che lui è stato, ed è ancora, per me”

A Latina ci sono storie imprenditoriali che molti neppure immaginano. Storie di uomini che, partendo da poco, hanno raggiunto traguardi importanti a livello nazionale. Persone che non sentono il bisogno di vantarsi dei risultati raggiunti, perché hanno l’umiltà cucita addosso. Un vestito che Renato Lovato ha saputo indossare per tutta la vita. E pensare che tutto è cominciato con una macchina carica di tortellini.
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