“Andiamo da Callari.” Oppure: “Andiamo alla Faraona”. C’era anche chi diceva semplicemente: “Andiamo all’Acciarella”. Nessuno, o quasi, lo chiamava con il suo vero nome: Torre Astura. Eppure quel ristorante, aperto nel 1968, è rimasto nel cuore di intere generazioni di latinensi. Dietro quei sapori, quelle tavolate e quei ricordi c’era una famiglia arrivata nell’Agro Pontino in cerca di un futuro migliore. Tutto cominciò con Domenico Callari, esperto agricoltore chiamato a lavorare nelle terre del principe Borghese.
Ci sono luoghi che ti rimangono dentro, anche se non esistono più da anni. Tempo fa mi è capitato di andare a Nettuno per una partita di calcio di mio figlio. Passando davanti a uno storico ristorante che da ragazzo frequentavo spesso, l’ho visto chiuso. Ma, all’improvviso, si sono aperti i ricordi. Quante tavolate con gli amici. Quante domeniche. E quante prelibatezze ho mangiato in quel locale.

Il ristorante si trovava all’Acciarella, una piccola frazione di Latina nata nella metà dell’Ottocento, molti anni prima della fondazione di Littoria. Vederlo chiuso mi aveva fatto uno strano effetto. Mi resi conto che non era scomparso soltanto un locale, ma un pezzo di storia che aveva accompagnato la vita di tanti di noi. In quel momento pensai subito a una storia da raccontare. Conoscevo soltanto il cognome dei proprietari, Callari, ma non avevo alcun contatto. Tutto sembrava destinato a rimanere lì, in attesa dell’occasione giusta.
L’occasione è arrivata qualche giorno fa, quando su Facebook è comparso un “Mi piace” di un’amica virtuale: Stefania Callari Non ci ho pensato due volte. Le ho scritto su Messenger chiedendole se appartenesse alla famiglia Callari del ristorante. La risposta è arrivata subito: “Sì”. Da quel momento si è attivata con entusiasmo e, nel giro di pochi giorni, mi ha dato la notizia che aspettavo: la storia si poteva fare. Ed eccomi qui, ancora una volta, ad aggiungere un altro tassello al mosaico della nostra bizzarra città.

La storia della famiglia Callari
La famiglia Callari proviene da Trevi nel Lazio, in provincia di Frosinone. Il capofamiglia, Giovanni, è un contadino e coltiva piccoli appezzamenti di terra. La moglie, Anna Rosa Bianchini, lo aiuta nei lavori dei campi, ma deve occuparsi anche degli otto figli: cinque maschi e tre femmine, Domenico, Egidio, Pietro, Candido, Celestino, Antonia, Santina e Giuseppa. Mantenere una famiglia così numerosa non è semplice, ma Giovanni è un uomo che non si è mai tirato indietro davanti alla fatica.

Domenico, il maggiore dei fratelli, dopo la guerra trova lavoro nella tenuta del principe Steno Borghese all’Acciarella. È un agricoltore esperto, capace e intraprendente. Le sue qualità vengono subito apprezzate e con il principe stipula un contratto di mezzadria: in cambio del lavoro riceve un’abitazione e la metà del raccolto. È da quel momento che comincia la storia della famiglia Callari nell’Agro Pontino.
La famiglia Callari a Latina
Domenico torna nel suo paese soltanto in occasione della festa patronale di San Pietro. Ogni volta cerca di convincere i fratelli a raggiungerlo. Nell’Agro Pontino ci sono possibilità che il suo paese non può offrire. Vorrebbe creare una piccola azienda agricola di famiglia e vede Latina crescere anno dopo anno. Ma la decisione definitiva arriva dopo un evento doloroso. Giovanni muore improvvisamente mentre lavora nei campi. È una perdita che cambia tutto. A quel punto la famiglia decide di seguire Domenico e di trasferirsi all’Acciarella.
Ognuno dei fratelli prende una strada diversa. Egidio apre una piccola dispensa di generi alimentari. Pietro e Candido continuano a lavorare la terra accanto a Domenico, mentre Celestino trova impiego come infermiere all’ospedale San Camillo di Roma. Le tre sorelle, invece, costruiscono la loro vita lontano dall’attività di famiglia.

Ma Domenico ha un sogno: riunire tutti e cinque i fratelli sotto uno stesso tetto. In una riunione di famiglia decidono di costruire un piccolo albergo. Il progetto, però, cambia in corso d’opera. Al posto dell’albergo vengono realizzati cinque appartamenti, uno per ogni fratello, e al piano terra un grande spazio destinato inizialmente a magazzino. Nessuno immagina ancora che proprio lì sarebbe nata l’attività destinata a rendere famoso il nome dei Callari.

Nasce il ristorante
Domenico riesce a convincere anche Celestino che lascia il posto fisso. A settembre del 1968 i cinque fratelli inaugurano il ristorante Torre Astura. Ai fornelli c’è Egidio, che ha sempre avuto una grande passione per la cucina. Candido si occupa del bar, Pietro insieme a Domenico all’accoglienza dei clienti. Celestino si occupa della griglia. Tra le tante specialità del locale, una conquista subito i clienti: la faraona alla griglia.

Sull’insegna c’è scritto “Torre Astura”, ma la faraona è talmente apprezzata che, ben presto, quasi nessuno chiamerà più il ristorante con il suo nome. Per tutti diventerà semplicemente “la Faraona“. Ma nel tempo verrà chiamato anche “da Callari” o, più semplicemente, “l’Acciarella“. Del nome ufficiale rimarrà solo l’insegna.

Gli inizi non sono semplici. Il ristorante si trova lungo una strada di passaggio e deve conquistarsi la fiducia dei primi clienti. Il passaparola, però, si rivela l’arma vincente. Nel menù non mancano i cannelloni, le fettuccine ai funghi, gli gnocchi, la carne alla brace e, su richiesta, la cacciagione.
Poco alla volta arrivano persone da Latina, Nettuno, Anzio e persino da Roma. In una sala si preparano a mano fettuccine e gnocchi, mentre dal grande orto, curato da Domenico, arrivano ogni giorno frutta, ortaggi e anche il vino prodotto dai loro vigneti. Dal pollaio le uova fresche finiscono direttamente in cucina. È una cucina semplice, ma autentica. Ed è proprio quella autenticità a conquistare i clienti.

Due anni dopo arriva anche la sorella Antonia. Rimasta vedova, lascia Roma per raggiungere i fratelli. Si uniscono anche le rispettive consorti: Maria (Luisa) Gardin con Domenico, Egidio con Gabriella Gardin, Pietro con Silvana Gardin, Candido con Gina Peschiaroli, Celestino con Vanda Carraro. Tra cucina e organizzazione saranno fondamentali per la vita del ristorante.

Un Impresa familiare
Diventa una vera impresa di famiglia. Ognuno trova il proprio ruolo, ma tutti lavorano con lo stesso obiettivo: far sentire i clienti come a casa. Nel giro di poco tempo il ristorante diventa un punto di riferimento. A riempire le sale arrivano i tecnici e gli operai della centrale nucleare di Borgo Sabotino, i militari americani della NATO e molte famiglie di Latina, anche le più conosciute.

Tra i clienti non mancano personaggi del mondo dello sport, come Bruno Conti e Vincenzo D’Amico, e dello spettacolo, tra cui Pippo Franco e Ronn Moss, il celebre Ridge della soap opera americana Beautiful. Ma la soddisfazione più grande per la famiglia Callari arriva il 1° settembre 1979, quando viene chiamata a cucinare per papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita al Santuario di Santa Maria Goretti di Nettuno.

E poi tanti matrimoni, cresime, cene aziendali e ricorrenze varie. Con il tempo a lavorare nel ristorante arrivano anche i figli dei Callari. Alla fine tutti i componenti, vecchi e giovani lavoreranno in quel ristorante, ma poi i ragazzi sceglieranno strade diverse. Il 26 marzo 2010 scompare Domenico. Nel giugno del 2017 arriva la decisione più difficile. L’età si fa sentire ed Egidio, anima della cucina fin dal primo giorno, a ottantadue anni non riesce più a sostenere il lavoro ai fornelli.

Si abbassa così il sipario su una storia che, per quasi cinquant’anni, ha accompagnato la vita di migliaia di persone.
L’incontro con Celestino, l’ultimo dei fratelli Callari
Insieme a Stefania Callari, figlia di Candido, raggiungiamo la casa di Celestino, a Borgo Sabotino. Ad accoglierci ci sono la moglie Vanda e il figlio Cristian. Celestino ci aspetta in casa. Mi osserva in silenzio, ma segue con attenzione ogni parola. È l’ultimo dei fratelli Callari ancora in vita e custodisce una memoria preziosa.
Lei fece una scelta coraggiosa: lasciare il posto fisso. Oggi la considera una scelta giusta?
“No. Avrei lavorato meno e avuto più tempo libero. Fare il ristoratore è un lavoro molto duro e impegnativo”
E come mai decise di fare quel passo?
“Mio fratello Domenico era il maggiore e aveva una grande capacità di convincimento. Riuscì a coinvolgere tutti noi e, per questo, gliene siamo sempre stati grati”
Quale era il suo ruolo?
“Io mi occupavo della grande griglia”
Cinque fratelli e cinque mogli: immagino non sia stato sempre facile andare tutti d’accordo…
“Abbastanza impegnativo. Però tra persone intelligenti le difficoltà si superano sempre insieme. Altrimenti non saremmo durati quasi mezzo secolo”
Cosa farete di quel ristorante? Ormai è chiuso da diversi anni
“Abbiamo deciso di venderlo”
Lucia Callari, Figlia di Pietro, scrive:
“Ristorante Torre Astura, buongiorno!” Era così che i clienti venivano accolti al telefono, sempre squillante. Più che semplici clienti, molti diventavano amici di famiglia. Quando il ristorante chiuse, in tanti lasciarono ai cancelli lettere di affetto e di ringraziamento. Tra gli episodi più curiosi, la prenotazione dell’intero locale da parte del colonnello Pond dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma per un ricevimento privato con una cinquantina di ospiti arrivati direttamente dall’America”

La famiglia Callari arrivò nell’Agro Pontino in cerca di un futuro migliore. Lo trovò costruendo, con il lavoro e l’unione, una storia che è entrata nella memoria di Latina. Oggi quel ristorante non c’è più, ma basta pronunciare tre parole — “da Callari”, “la Faraona” o “l’Acciarella” — perché riaffiorino i ricordi di intere generazioni. È il segno più bello che una famiglia possa lasciare a una città.
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