Ci sono persone che sembrano avere il dono della leggerezza. Entrano in una stanza e portano con sé un sorriso, un’energia, la sensazione che la vita, con loro, abbia un passo più sicuro. A Latina molti ricordavano così quel dentista: brillante, curioso, innamorato dei viaggi e della corsa, uno che aveva inseguito chilometri e orizzonti fino alla maratona di New York. Era Roberto Lazzeri. Poi arrivò quel Ferragosto del 2013. E con lui una domanda rimasta sospesa nelle conversazioni, nei ricordi, nei silenzi: com’era possibile? Forse perché il dolore non sempre ha il volto che immaginiamo. Ci sono sofferenze che imparano a restare invisibili, che si nascondono dietro la normalità dei giorni, dietro un sorriso che tutti credono autentico perché nessuno ha motivo di dubitarne.
Questa è una di quelle storie difficili da raccontare, per molte ragioni. Proverò a farlo con la delicatezza che merita. Le cose sono andate così… Qualche giorno fa ero nella libreria di Marco Sicconi, in via Emanuele Filiberto. Parlavamo di Latina, di libri e di quelle storie che, in fondo, finiscono sempre per cercarti quando meno te lo aspetti. A un certo punto mi ha detto che c’era un’ex professoressa dell’Istituto Tecnico Vittorio Veneto che avrebbe voluto conoscermi.
Pochi minuti dopo è entrata proprio lei: la professoressa Maria Lazzeri. Ci siamo presentati e mi ha detto che segue da tempo i miei racconti. Poi, con semplicità e insieme con qualcosa che sembrava più difficile da pronunciare, mi ha confidato che avrebbe desiderato una cosa: che raccontassi la storia di suo fratello Roberto, scomparso a Ferragosto del 2013.
In quell’istante ho capito subito chi fosse. E ho sentito addosso il peso di quel nome. Ricordavo perfettamente quel Ferragosto e lo shock di mia moglie quando aveva saputo la notizia: Roberto Lazzeri era il suo dentista di fiducia. Come molti a Latina, anche lei non riusciva a capire. Non ho avuto bisogno di pensarci troppo. Mi è sembrato naturale dire sì. Anche se dentro di me sapevo che raccontare questa storia sarebbe stato difficile.

La storia di Roberto Lazzeri
Roberto Lazzeri nasce l’11 settembre 1960 ad Asmara, in Eritrea. È il primo di due figli; dopo di lui nascerà la sorella Maria Rosaria. La sua storia familiare attraversa luoghi e destini diversi. Il padre, Vladimiro, di origini toscane ma nato in Egitto, dopo la guerra si trasferisce ad Asmara con la famiglia, dove lavora come ragioniere in una ferramenta. Proprio in Eritrea, Vladimiro e suo fratello Osvaldo conoscono due sorelle, Anna Maria ed Elide Panelli. Vladimiro corteggerà Anna Maria per dodici anni, fino al matrimonio celebrato nel 1958.

Ad Asmara, Anna Maria insegna lettere in una scuola italiana. Nel frattempo nascono i loro due figli. La sorella Elide, invece, si ammala di cuore e, dopo un delicato intervento chirurgico, decide insieme al marito di trasferirsi in Italia. La scelta ricade su Latina, dove riesce a ottenere un impiego amministrativo in una scuola della città pontina. Anna Maria e Vladimiro, molto legati a lei e a suo marito, li seguono in quel trasferimento, intraprendendo a loro volta un nuovo capitolo di vita.
Il trasferimento a Latina
Vladimiro trova quasi subito lavoro come ragioniere nella ferramenta del signor Guglielmo Giorgi, di fronte allo stadio. Per Anna Maria il percorso è leggermente diverso: insegna per circa un anno a Roma, poi arriva il trasferimento a Latina, prima alla Giovanni Cena e successivamente, nel 1975, al liceo classico Dante Alighieri, dove insegnerà latino e greco.

Roberto è un bambino vivace e molto intelligente. Frequenta i primi tre anni delle scuole elementari ad Asmara, la quarta a Roma e la quinta a Latina, nella scuola di via Cialdini. Prosegue poi con le medie alla Aleardo Aleardi. Per le superiori sceglie il liceo classico, lo stesso dove insegna sua madre. Anna Maria ha grandi aspettative nei suoi confronti e Roberto lo percepisce chiaramente. Crede molto in lui e glielo fa sentire, con tutto il peso e tutto l’amore che questo comporta.

L’adolescenza di Roberto scorre serena, tra amicizie, scuola e i ritmi di una città che offre ai ragazzi molti luoghi di incontro. Frequenta i compagni di classe, ma coltiva anche amicizie al di fuori dell’ambiente scolastico. Gioca a basket nell’AB Latina, che per molti giovani della città rappresenta non soltanto una squadra, ma anche un importante punto di aggregazione.

La laurea e l’amore
Spinto anche dalle aspettative e dall’attenzione della madre verso il suo percorso di studi, riesce a conseguire la maturità con un anno di anticipo rispetto ai tempi ordinari e si iscrive a Medicina all’Università di Siena. È proprio lì che conosce Rosanna Volpe, una studentessa originaria della provincia di Salerno che frequenta la stessa facoltà. Si incontrano quasi per caso e tra loro nasce subito un forte legame.

Dopo la laurea, Roberto si specializza in odontoiatria nel 1986; Rosanna, due anni più tardi, consegue invece la specializzazione in radiologia. Nel 1990 decidono di sposarsi. Roberto muove i primi passi della professione accanto a due tra i dentisti più stimati di Latina: prima con il dottor Angelo Bernardis, poi con il dottor Zeljko Vukelic. Sono anni di esperienza, crescita e lavoro.

Lo studio in via Alfieri
Nel 1995 sente di essere pronto per aprire un suo studio in via Alfieri. La sorella Maria Rosaria e la moglie Rosanna lo aiutano a preparare l’inaugurazione. Nel giro di poco tempo quello studio diventa un punto di riferimento per molti pazienti. A conquistarli non sono soltanto la sua competenza professionale, ma anche il suo carattere gioviale e la delicatezza con cui si prende cura delle persone, qualità che sanno mettere a proprio agio anche chi si siede sulla poltrona del dentista con timore.
Conduce una vita serena, con Rosanna sempre al suo fianco. Viaggiano molto, condividono amicizie e momenti di convivialità. Tra le sue passioni c’è anche la corsa: si allena con costanza e disciplina, fino a realizzare uno dei sogni di tanti maratoneti, partecipando alla maratona di New York nel 2007. Roberto è una persona brillante, sempre in movimento. Porta con sé il suo sorriso abituale e, per molti pazienti, andare dal dentista con lui finisce quasi per diventare un piacere.

I silenzi che non si vedono
Nel 2013 decide di dedicare una parte del suo lavoro anche al volontariato, mettendo le proprie competenze al servizio delle persone più fragili. Avrebbe dovuto partire per la Romania. In quel periodo, però, qualcosa sembra cambiare. Roberto inizia lentamente a chiudersi in sé stesso. Le uscite con gli amici diventano sempre più rare, alcuni atteggiamenti appaiono diversi da quelli di sempre.
Rosanna e la sorella Maria Rosaria percepiscono che c’è un disagio, cercano di stargli accanto, di capire. Perché la depressione, a volte, non arriva facendo rumore. Può insinuarsi lentamente, senza mostrarsi davvero, anche nelle vite che dall’esterno sembrano scorrere come sempre.
Il 15 agosto 2013 Roberto va a trovare sua madre. La abbraccia mentre lei sta parlando con una vicina. A un certo punto gli chiede se vuole un caffè e lui risponde con un cenno di assenso. Sarà uno degli ultimi gesti quotidiani che lei ricorderà di suo figlio. Poco dopo, Roberto si toglierà la vita, lasciando sgomenti familiari, amici e un’intera città.
L’incontro con Maria Rosaria Lazzeri
Incontro Maria Rosaria a casa sua. Non è una semplice chiacchierata. È entrare, con rispetto, dentro una storia difficile, fatta di ricordi che ancora oggi conservano tutto il loro peso.
Maria, qual è la prima cosa che le viene in mente quando pensa a Roberto?
“Mi torna in mente una cosa che mia madre mi raccontò dopo la tragedia. Mia nonna paterna, Ines, poco prima di morire le disse di stare attenta a Roberto. Non so perché lo fece. All’epoca, nel 1975, Roberto era ancora un ragazzo, stava bene, non c’era nulla che potesse far presagire qualcosa. Forse lei aveva intuito qualche sua fragilità che nessuno aveva notato. Oggi, ripensando a quelle parole, è impossibile non fermarsi un momento”
C’è stato un momento in cui ha capito che Roberto stava attraversando un periodo difficile?
“A marzo del 2013 ho iniziato a capire che qualcosa in Roberto stava cambiando. Ogni volta che lo vedevo gli chiedevo cosa avesse, ma lui mi rispondeva sempre che andava tutto bene, che non dovevo preoccuparmi. Solo una volta abbassò un po’ quella barriera che sembrava essersi costruito attorno e mi disse una cosa che non ho più dimenticato: “Sento di aver deluso tante persone”. Di questo non mi capacito. Lui che si era realizzato nel lavoro ed era benvoluto da tutti, chi poteva mai aver deluso?!”

Mia moglie è stata sua paziente per nove anni e quando seppe della sua morte ricordò una frase che Roberto le aveva ripetuto diverse volte: dietro un sorriso può nascondersi anche la più profonda tristezza. A distanza di anni, quelle parole sembrano lasciare qualcosa che va oltre il ricordo di un professionista stimato. Perché ci sono ferite quasi invisibili, capaci di nascondersi anche dietro il sorriso più sincero.
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Ciao caro Emilio, che belle storie che racconti, mi fanno tornare in mente una Latina che, purtroppo, non esiste più. Mi ricordano Pontiggia “Vite di uomini non illustri”. Se non lo hai letto Ti piacerà sicuramente
No, non l’ho letto, ma lo leggerò volentieri. Non ora perché sto lavorando su un romanzo che spero di pubblicare presto. Grazie Giandomenico.