Nel 1999 Antonietta Parisi perse suo figlio Daniele, dopo quindici anni di malattia, speranze e battaglie combattute giorno dopo giorno. Per tutto quel tempo aveva cercato di regalargli una vita piena, intensa, normale quanto possibile, pur sapendo che il tempo a disposizione sarebbe stato poco. Un dolore così avrebbe spezzato chiunque. Lei, invece, trovò la forza di trasformarlo in qualcosa capace di aiutare gli altri. Nacque così un’associazione dedicata a Daniele. Da allora Antonietta, che a Latina tutti conoscono come “la mamma di Daniele”, non ha mai smesso di impegnarsi: raccolte fondi, iniziative, mercatini, sempre con un obiettivo preciso, offrire un aiuto concreto alla comunità attraverso la donazione di attrezzature mediche. Questa, che vi sto per raccontare, è la storia di una madre che ha scelto di non arrendersi mai.
Qualche settimana fa sono andato al cinema a vedere “Michael”, il film sulla vita di Michael Jackson. Sono stato travolto dai ricordi. Attraverso le sue canzoni ho ripercorso gran parte della mia giovinezza. E mi è tornato in mente anche quel concerto memorabile del 1988 che vidi allo stadio Flaminio di Roma, uno di quelli che non si dimenticano più.
Vi starete chiedendo cosa c’entri Michael Jackson con questa storia. In realtà c’entra eccome…. Uscito dal cinema ho iniziato a cercare un nesso tra il Re del Pop e Latina. Poi all’improvviso ho avuto un flash: mi è tornata in mente una foto pubblicata tempo fa dalla mia amica Antonietta Parisi sul suo profilo Facebook, dove suo figlio Daniele compariva in braccio a Michael Jackson.

Antonietta, da anni, si spende per la comunità con un impegno concreto. Così ho deciso di contattarla, per approfondire la sua storia. E lei ha accolto con entusiasmo la mia richiesta, aprendomi la porta dei suoi ricordi.
La storia di Antonietta Parisi
Antonietta Parisi nasce a Latina ed è la prima di quattro figli. Dopo di lei Santino, Lino, e Maria Grazia. Suo padre Antonio, è un muratore originario di Minturno. Nel 1939 viene arruolato nella Regia Marina e parte per la guerra in Albania. Dopo l’8 settembre 1943, Antonio torna a casa, ma viene sfollato in Calabria con la sua famiglia.

Lì conosce Angiolina Merlo, sfollata anche lei. Proviene da Marsico Nuovo, in provincia di Potenza. Terminato il conflitto, vengono trasferiti a Latina, dove Antonio e Angiolina si sposano. Andranno ad abitare in uno scantinato del Palazzo M, ed è lì che nascerà la loro prima figlia: Antonietta. Si trasferiranno poi all’ex GIL, dopo che Antonio ha tirato su quattro mura.

Il banco al mercato
La vita è dura, ma Antonio ce la mette tutta: apre un banco di frutta e verdura in via Don Morosini, proprio mentre in quella zona stanno costruendo il mercato coperto. Riesce anche a ottenere una casa popolare in via Cicerone. Finalmente un po’ di stabilità dopo anni difficili. Antonietta, invece, è una bambina vivace e irrequieta e per le sue marachelle viene spesso punita.

Il sacrificio di abbandonare le scuole
Dopo le elementari a Piazza Dante, Antonietta non viene iscritta alle medie. Il padre ha bisogno di una mano nel nuovo mercato coperto, dove ha trasferito il suo banco. Anche Angiolina contribuisce all’economia familiare vendendo filati e prodotti di lana cuciti in casa. Li vende su un carretto in via Cairoli. Antonietta aiuta sia il padre che la madre. Intanto consegue privatamente la licenza media e inizia a frequentare ragioneria, ma dopo tre anni interromperà gli studi per aiutare la famiglia.

Il riscatto, l’amore, Daniele
Antonietta non vede l’ora di costruirsi una vita propria. A ventun anni, ormai maggiorenne, fa il libretto di lavoro, ma il padre glielo strappa davanti agli occhi. Lei non si arrende, lo rifà e trova impiego alla Stilglass dei fratelli Donati. Per Antonietta è il primo vero riscatto personale.

In quegli anni Antonietta trova anche l’amore. Al “giro di Peppe”, davanti al bar Jolly, conosce Tonino De Gregorio. È un colpo di fulmine: si fidanzano e nel 1977 si sposano. I figli tanto desiderati, però, non arrivano. Così maturano una scelta importante: l’adozione. Dopo una lunga attesa, il 13 settembre 1984 arriva il momento tanto desiderato: all’orfanotrofio di Villa Pamphili c’è Daniele, un bambino di appena dieci mesi e otto giorni.

Per Antonietta e Tonino è un momento di felicità immensa. Daniele è un bambino paffutello, con due grandi occhi. Antonietta lo stringe tra le braccia, lui appoggia la testolina sulla sua spalla ed è subito amore grande. Ma quella gioia, dopo pochi giorni, lascia spazio alla preoccupazione. Daniele ha la febbriciattola e alcuni linfonodi ingrossati. Il pediatra, Giacomo Minutoli, intuisce che potrebbe esserci qualcosa di serio.

La malattia di Daniele
Gli esami del sangue, purtroppo, non lasciano spazio ai dubbi. Il responso è devastante: il piccolo Daniele è sieropositivo, ha il virus dell’Hiv. Una notizia che sconvolge la loro vita. Per Antonietta è l’inizio di un calvario che affronterà con grande coraggio. Tonino, invece, non accetta la malattia di Daniele e, con il passare del tempo, si allontanerà. Lei si ritrova da sola ad affrontare una battaglia durissima, contro una malattia che spaventa solo a pronunciarla.

Ad aiutarla nelle cure sono prima il dottor Fabrizio Soscia e poi l’immunologo Ferdinando Aiuti, che si affeziona a Daniele e lo prende sotto la sua ala protettiva. Antonietta ha un solo obiettivo: regalare a suo figlio una vita normale. Uniti da un legame speciale, viaggiano spesso insieme perché vuole fargli conoscere il mondo, consapevole che il tempo potrebbe non essere dalla loro parte.

Daniele e Michael Jackson
Per questi viaggi Antonietta trova un aiuto prezioso in due persone conosciute grazie al professor Ferdinando Aiuti: lo stilista Valentino Garavani e il suo socio Giancarlo Giammetti. Sarà proprio Valentino a realizzare uno dei sogni più grandi di Daniele: incontrare Michael Jackson. Avverrà il 18 giugno 1997, quando il Re del Pop arriva a Milano per una tappa del suo tour. Per l’occasione Antonietta e Daniele vengono ospitati da Valentino, in una suite dell’Hotel Principe di Savoia, lo stesso albergo in cui soggiorna Michael.

Per Daniele è un’emozione indescrivibile. Michael Jackson lo porta anche sul palco insieme ad altri bambini, regalandogli un momento che non dimenticherà mai. Ma quell’incontro non rimane un episodio isolato. Successivamente il Re del Pop telefona più volte a casa di Antonietta e, con l’aiuto di una traduttrice, parla con Daniele. Lo incoraggia. Arriva persino a invitarlo nella sua tenuta: Neverland. Un sogno che, purtroppo, non potrà realizzarsi: le condizioni di salute del ragazzo non gli consentono di affrontare un viaggio così lungo.

L’addio di Daniele
Tra le persone speciali che entrano nella vita di Daniele, oltre Madre Teresa di Calcutta, c’è anche Renato Zero, che gli dimostra grande umanità e sensibilità. Il 4 marzo 1999, Daniele chiude gli occhi per sempre. Se ne va a quindici anni, dopo una lunga battaglia. Accanto a lui, fino all’ultimo istante ci sono Renato Zero, Patrizia, amica di Famiglia, e poi c’è lei, mamma Antonietta che con il suo amore ha reso ogni giorno degno di essere vissuto.

La morte di Daniele diventa per Antonietta una ragione di vita. Fonda l’associazione “In ricordo di Daniele ODV” e inizia una lunga attività di raccolta fondi per donare attrezzature mediche agli ospedali. Dopo le prime donazioni allo Spallanzani e al Policlinico Umberto I di Roma, concentra il suo impegno sul Santa Maria Goretti di Latina. Un lavoro portato avanti per decenni e che continua a lasciare un segno concreto nella sanità pontina e nella vita di migliaia di persone.

L’incontro con Antonietta
Antonietta mi accoglie nella sua casa, dove l’immagine di Daniele la trovi un po’ ovunque.
Antonietta, sono passati ventisette anni da quel 4 marzo 1999. Chi è oggi Daniele per te?
“Daniele per me è tutto. Nonostante la malattia, con lui ho vissuto i momenti più belli della mia vita. Lo sento sempre presente accanto a me.”
Dopo la sua morte non ti sei chiusa nel dolore. Cosa ti ha spinto a fare quello che fai?
“Mi sono promessa che Daniele doveva continuare a vivere, perché lui amava profondamente la vita. Così ho iniziato un percorso che mi ha portato anche a rinunciare a una parte di me. Oggi tutti mi conoscono come la mamma di Daniele. Antonietta Parisi non la conosce più nessuno. Ma ne vado orgogliosa. Senza Daniele cosa avrei fatto?! Oggi Daniele è più presente di ieri”
Cosa ti ha insegnato Daniele?
“Soprattutto l’amore, ma anche la determinazione e la dignità. Quando era in vita molti ci evitavano per paura della sua malattia. Adesso, con l’associazione a suo nome, riusciamo ad alleviare le sofferenze di tanti malati. Io continuo a credere che Daniele sia stato un regalo del destino, perché l’amore che ho dato e ricevuto è stato immenso”.
E di quell’incontro con Michael Jackson cosa ricordi?
“Devo ringraziare prima di tutto Valentino per aver donato quel momento memorabile a Daniele. Michael era una persona adorabile, di una sensibilità infinita. Pensa che, un anno dopo la morte di Daniele, nel 2000, mi invitò a Montecarlo per una serata in cui avrebbe ricevuto il premio come miglior artista pop del millennio. Avevo anche un tavolo riservato, ma non me la sentii di andare. Col tempo me ne sono pentita.”

Mamma coraggio, volontaria, benefattrice. Negli anni Antonietta Parisi ha ricevuto molti premi, ma il più importante resta quello che non si può esporre in una bacheca: aver fatto sì che il nome di Daniele continuasse a portare speranza agli altri.
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Mamma di Daniele è una grande mamma per tutti i cittadini di Latina e provincia.
Complimenti. Meriti tanto amore