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Lina Bernardi, la donna che insegnò a Latina ad amare il teatro

A Latina il suo nome circola da anni come quello di una leggenda discreta. Non solo per la carriera, lunga e ricca, ma per il modo in cui Lina Bernardi ha saputo abitare il teatro e la vita degli altri. Circa due mesi fa è venuta a mancare, lasciando un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo e nella sua città. Molti attori e attrici di Latina devono a lei l’inizio, o la prosecuzione, del proprio percorso teatrale. Lina aveva infatti un dono raro: riconoscere il talento quando era ancora fragile, appena accennato. Attrice intelligente e generosa, Bernardi ha attraversato cinema, televisione e palcoscenico. Ma il suo vero amore è sempre stato il teatro: il luogo dove la sua sensibilità artistica e umana trovava la forma più viva, e dove ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di incontrarla.

Della grande attrice Lina Bernardi avrei voluto scrivere già qualche anno fa. Ne avevo parlato anche con la sorella Luana, ma le sue condizioni di salute non lo permisero. Eppure, ogni volta che mi è capitato di raccontare il percorso di attori e attrici di Latina, il suo nome è riemerso puntualmente, quasi fosse la madre putativa di ognuno di loro.

Nei momenti di maggiore scoramento, quando la tentazione di abbandonare il teatro diventava forte, sapeva trovare le parole giuste per riaccendere il desiderio di continuare, di studiare, di restare su quella strada difficile e meravigliosa che è il palcoscenico.

Lina Bernardi sul palcoscenico

Quando Lina Bernardi è venuta a mancare, il 13 gennaio 2026, in molti hanno scritto di lei. Io ho preferito fermarmi a riflettere, per capire quando sarebbe arrivato il momento giusto per raccontarla a modo mio. Quel momento è arrivato qualche giorno fa. La coincidenza con l’8 marzo mi è sembrata l’occasione più adatta: ricordare la donna più importante che Latina abbia avuto nel mondo dello spettacolo.

Lina Bernardi in scena

La mia amica Emanuela Gasbarroni mi ha messo in contatto con la figlia Eleonora Caponi, ed eccomi qui a raccontare la storia della prima attrice di Latina. La storia di una donna particolare, sospesa tra vita e recitazione, in anni in cui per emergere le donne dovevano lottare. E Lina Bernardi è stata, senza dubbio, una grande lottatrice.

La storia di Lina Bernardi

Lina Bernardi nasce a Littoria il 5 settembre 1938, seconda di cinque sorelle: prima di lei Gemma, poi Luana, Ombretta e Marilena. Il padre, Armando, è il fontaniere di Littoria, originario di Venezia. Lavora e studia allo stesso tempo per ottenere il diploma di ragioniere e, dopo la guerra, riuscirà a diventare ragioniere capo al Comune di Latina. La madre, Maria Santini, di origini emiliane, si dedica invece alla famiglia. Vivono alle case popolari, in un piccolo appartamento di due stanze, dove cresce una famiglia numerosa e vivace.

Littoria anni '40: la piccola Lina Bernardi con i suoi genitori e uno zio

Lina è una bambina creativa: disegna e dipinge, ma ha anche un carattere forte, difficile da contenere. Nel piccolo appartamento cerca rifugio nel bagno, dove studia con i libri sparsi sul pavimento. Il padre, appassionato d’arte e di musica – suona anche diversi strumenti – gliele dà tutte vinte, perché riconosce in lei la sua stessa vena creativa. Quel carattere deciso la porta spesso a imporsi come la piccola despota della famiglia, sostenuta proprio dal papà.

Pretende dalla sorella Luana che si svegli all’alba per ricamare insieme a lei, oppure di giocare a carte nel cuore della notte. Il più delle volte finiscono per litigare e serve l’intervento del padre che, esasperato, molla due schiaffi a entrambe. Ma Lina ha anche slanci di grande generosità e una naturale disponibilità verso gli altri.

Le cinque sorelle Bernardi: Gemma, Lina, Luana, Ombretta e Marilena

Terminate le scuole elementari a Piazza Dante, Lina si iscrive all’avviamento. Ma capisce presto che quella non è la sua strada. La svolta arriva quando comincia a recitare all’oratorio: la prima volta che sale sul palcoscenico avverte immediatamente qualcosa di speciale, quasi magico.

L’amore per il teatro… e per Augusto

Finita la scuola, Lina ha un obiettivo preciso: entrare all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico. Ma con il diploma che possiede l’accesso è impossibile. Decide allora di tentare un’altra strada e di diplomarsi alle Belle Arti. Nella preparazione viene aiutata dalla professoressa Mammoletta Farau.

Ottenuto anche quel diploma, Lina tenta l’ultima occasione per entrare in Accademia: ha ventitré anni, il limite massimo per l’ammissione. Questa volta l’obiettivo è raggiunto.

Un dipinto di Lina Bernardi

In quel periodo Lina espone i suoi dipinti in diverse città d’Italia, dopo aver fatto scuola dal maestro Giorgio De Chirico. L’accompagna sempre il padre, che vede in lei quasi una propria realizzazione. Ma c’è anche la vita privata, con i primi amori. Quello che le farà davvero girare la testa è un giovane che frequenta il giro di Peppe, lo struscio principale di Latina: è lì che Lina lo nota per la prima volta. Si chiama Augusto Caponi, ma tutti lo chiamano “Cucco”. È di origini abruzzesi-sermonetane. Non è alto di statura, ma ha un grande fascino.

Latina 22 agosto 1964: Lina insieme al papà all’ingresso della chiesa San Marco

L’amore arriva come un ciclone e i due si sposano il 22 agosto 1964. Dalla loro unione nasceranno Eleonora e Manuel. Ma per Lina la maternità non rappresenta un freno. Semmai a metterla alla prova è l’eccessiva gelosia per il marito. Nonostante questo, la sua attività artistica non si ferma e Lina comincia a calcare i palcoscenici di tutta Italia.

Latina 22 agosto 1964: Lina Bernardi e Augusto Caponi nel giorno del loro matrimonio

A Roma, nel 1973, è tra le fondatrici – insieme ad altre artiste – del teatro La Maddalena, che diventerà uno dei punti di riferimento del movimento femminista italiano. Proprio lì incontra la drammaturga torinese Maricla Boggio, con la quale intraprende una lunga e fruttuosa collaborazione.

Latina 22 agosto 1964 Piazza San Marco: Lina e Augusto sposi

Nei primi anni Settanta Lina condivide il palcoscenico con il giovane Roberto Benigni. I due recitano nello spettacolo Le favole del Basile di Giambattista Basile, con la regia di Lucia Poli, messo in scena nel 1973 al Teatro Argentina di Roma. In quel periodo Benigni frequenta spesso anche Latina: per fare le prove va a casa di Lina e, nell’attesa, finisce per giocare a carte con Augusto.

Il cinema e la televisione, oltre al teatro

Sono anni intensi e pieni di fermento. Lina vive immersa nel teatro, tra prove, tournée e nuovi incontri artistici, costruendo passo dopo passo un percorso che la porterà a confrontarsi con alcune delle esperienze più interessanti della scena italiana. Dichiarerà in seguito: “Il teatro è una brutta malattia, ma se non salgo sul palcoscenico muoio”.

Accanto al teatro arriva anche il cinema. Nel corso degli anni recita per registi importanti come Marco Ferreri, Pupi Avati, Damiano Damiani, Federico Fellini, Silvio Soldini, Gabriele Muccino e Matteo Garrone. E poi la televisione, che aveva già iniziato a frequentare dal 1967, ma che le darà una grande popolarità con le soap opera Vivere, Centovetrine, Distretto di polizia e molte altre.

Una tenera immagine di Lina con i suoi figli Eleonora e Manuel

Tutto questo, inevitabilmente, ha un prezzo nella sua vita privata. Per il suo carattere Lina vorrebbe tenere tutto sotto controllo: il marito, i figli, la famiglia. Ma spesso a prevalere è la conflittualità, la stessa che segna anche il suo rapporto con la città in cui è nata e alla quale, nonostante tutto, non è mai riuscita a staccarsi davvero, pur vivendo per molti anni altrove. Per lei Latina resterà sempre un punto di ritorno: il luogo dove insegnare e seminare l’amore per il teatro tra i giovani, senza chiedere nulla in cambio. Solo per passione.

L’incontro con la figlia di Lina: Eleonora

All’incontro con Eleonora partecipa anche la zia Ombretta Bernardi, la sorella minore di Lina. È lei ad aiutarci con i suoi preziosi ricordi di famiglia.

Eleonora, come definiresti tua mamma?

“Un vulcano sempre in eruzione. Voleva imporre le sue ragioni e non accettava punti di vista differenti. Era testarda e, quando si metteva in testa un obiettivo, riusciva sempre a raggiungerlo. Purtroppo non era diplomatica con le persone e questo, in alcuni momenti della sua carriera artistica, l’ha un po’ penalizzata. Però era una giusta. Andava nelle scuole e le maestre le proponevano, secondo loro, i migliori alunni. Lei, invece, chiedeva degli ultimi”

Il tuo rapporto con lei?

“Ovviamente conflittuale. Nonostante la sua lontananza per ragioni di lavoro è sempre stata presente con noi figli, forse fin troppo presente” Sorride.

E il suo con tuo padre?

“Quando io e Manuel siamo cresciuti, si separarono. Ma il loro rapporto non è mai finito del tutto, almeno per lei. A modo suo lo ha sempre amato. Immaginava che, in vecchiaia, sarebbero tornati insieme. Ma lui non le ha dato il tempo: se n’è andato prima”

Il suo rapporto con Latina?

“Era molto legata alla città, però soffriva perché non si sentiva considerata quanto lo era nel resto d’Italia”

Quale suo insegnamento porti con te?

“La grinta. La generosità. E lo spirito di sacrificio”

Le sorelle Bernardi

Non ho avuto la fortuna di conoscere Lina Bernardi di persona. È uno di quei piccoli rimpianti che restano. Ma ascoltando i racconti di chi l’ha amata, di chi ha lavorato con lei e di tanti attori e attrici di Latina che hanno trovato in lei una guida, la sua figura prende forma con una chiarezza sorprendente. Lina Bernardi è stata molto più di un’attrice: è stata una donna capace di accendere negli altri il fuoco del teatro. E forse è proprio questo il destino più bello per un’attrice: continuare a vivere nel talento degli altri.

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