Roberto Calvani era nato a Sermoneta in una famiglia agiata. Suo nonno era stato rettore dell’Università Agraria del paese. Ma prima la bonifica e poi la guerra cambiarono ogni cosa. In pochi anni ciò che la famiglia aveva costruito andò perduto e Roberto, primogenito di nove figli, si ritrovò sulle spalle la responsabilità della famiglia dopo la morte del padre. Ancora giovanissimo emigrò in Australia in cerca di opportunità, ma dopo tre anni di duro lavoro decise di tornare. Rientrato in Italia si reinventò come sensale, un mestiere che si rivelò presto molto redditizio. Con uno sguardo rivolto al futuro intuì il potenziale turistico di Latina e diede vita a un progetto ambizioso. Nacque così il Garden Hotel, simbolo della crescita e della modernità della giovane Latina.

Negli anni Sessanta la città di Latina era ancora tutta in costruzione. Davanti a sé aveva un futuro che molti immaginavano luminoso: si parlava di terme, di turismo, di nuove industrie. C’era chi quel futuro lo sognava e spesso veniva definito visionario. La strada del mare era stata appena completata e sul litorale, prendevano forma le prime strutture turistiche: Dante Wiquel apriva l’Hotel Tirreno, Giovanni Giacomini il Fogliano e Giulio Senesi l’albergo che portava il suo cognome, oggi Mediterraneo.
Alla fine di quegli anni, c’era ancora qualcuno che continuava a credere nelle terme. Ci credeva così tanto da decidere di costruire un albergo a ridosso della strada Mediana, che in seguito sarebbe diventata la Pontina. Era il Garden Hotel, il primo della città con piscina e campi da tennis. Quell’uomo si chiamava Roberto Calvani. Non veniva da lontano, come molti arrivati a Latina in quegli anni: era originario di Sermoneta.

Latina: il Garden Hotel appena inaugurato (foto dal gruppo fb Sei di Latina se la ami)Ricordo il Garden fin da bambino, quando ancora non esisteva il ponte di ferro della Mediana, che oggi conosciamo come Pontina. Ricordo bene quell’hotel perché proprio lì giocai la mia prima partita di tennis. Andai con un amico e nel giro di mezz’ora perdemmo tutte le palline. Erano i tempi di Adriano Panatta. Cambiai subito sport.
Qualche tempo fa ho incontrato Andrea Calvani, il figlio di Roberto, e gli ho chiesto se avesse voglia di raccontarmi la storia di suo padre e di come nacque l’idea di quell’albergo. Ed ecco la sua storia.

La storia di Roberto Calvani
Roberto Calvani nasce l’8 aprile 1922 a Sermoneta, allora in provincia di Roma. È il primo di nove figli. Il padre, Fortunato, è un imprenditore agricolo e proprietario di tre poderi. La famiglia proviene da uno dei casati più importanti del paese, con tanto di stemma araldico. Abitano in via della Fortezza, sotto il castello dei Caetani. La mamma è Luisa Falconi, anche lei proviene da una famiglia agiata del paese.

Lo stemma araldico della famiglia Calvani di SermonetaCon l’inizio della bonifica integrale dell’Agro Pontino i tre poderi vengono espropriati dallo Stato, con un controvalore molto più basso rispetto al valore effettivo. Quello sarà l’inizio del lento declino della famiglia Calvani.
Roberto frequenta l’unica scuola elementare dell’Agro Pontino, a Casal delle Palme. Era dedicata a Giovanni Cena, che l’aveva fortemente voluta per alfabetizzare i bambini di quella zona. Dopo le elementari frequenta l’avviamento professionale. Non ha ancora diciotto anni quando, spinto da un forte sentimento patriottico, decide di arruolarsi per combattere in Grecia. Essendo ancora minorenne deve però convincere i genitori, che non vorrebbero firmare per il suo arruolamento. Alla fine riuscirà a ottenere il consenso di entrambi.
Viene arruolato nel 54° Reggimento Fanteria. In Grecia si distingue e ottiene il grado di caporal maggiore. In seguito verrà anche insignito della croce al merito di guerra per aver salvato un commilitone, portandolo in spalla fino alla nave. Proprio lì si rende conto che l’Italia non è preparata alla guerra. Nella primavera del 1941 fa ritorno a Sermoneta.

La croce al merito di guerra assegnata a Roberto Calvani nel 1949Dopo due mesi di riposo viene richiamato alle armi per essere inviato in Russia. Ma, capendo che sarebbe una follia, prima si finge malato e poi si dà alla macchia. Dopo l’8 settembre 1943 combatterà contro i tedeschi sulle colline dei Monti Lepini insieme ad altri compaesani. Intanto due dei suoi fratelli, ancora minorenni, vengono rastrellati dai tedeschi. Uno viene salvato dal fornaio del paese, ma l’altro viene deportato in Austria. Riuscirà a tornare a casa, ma resterà segnato per tutta la vita.
Il dopoguerra e l’arrivo a Latina

Finita la guerra, per la famiglia Calvani si prospettano tempi durissimi e la fame è tanta. I suoi genitori sono così costretti a vendere casa e trasferirsi a Latina, dove fortunatamente gli assegnano una casa popolare sulla circonvallazione. Ma subito dopo muore Fortunato e Roberto si ritrova sulle spalle il peso di tutta la famiglia. Cerca di andare avanti vendendo cravatte porta a porta insieme al suo amico Pantano. Ma non riesce a sbarcare il lunario.
Convince la famiglia a vendere l’ultimo uliveto rimasto a Sermoneta. Con quei soldi, nel 1954, emigra in Australia, dove trova lavoro in una ditta impegnata nella costruzione della ferrovia. È un lavoro durissimo, ma gli permette di sopravvivere e di mandare pure qualche soldo a casa.

Primi anni '50: Roberto Calvani in Piazza della Libertà Successivamente riesce a trovare lavoro come barista. Nel bar, oltre a imparare il mestiere, riesce anche a perfezionare l’inglese. L’esperienza australiana durerà tre anni. Nel 1957 decide di tornare a Latina. In tasca ha solo pochi risparmi, ma dalla sua ha tanta voglia di fare. Inizia così a lavorare come sensale. In quel periodo molti poderi vengono venduti e lui fa da intermediario anche con acquirenti stranieri, avvantaggiato dall’inglese che ha imparato in Australia.
Da emigrante a grande imprenditore
Gli affari vanno bene: compra e rivende terreni e immobili. Arriva finalmente quella tranquillità economica che aveva tanto cercato. Riesce anche a comprarsi un’automobile, una Lancia Flavia, con la quale nel 1964 ha un brutto incidente: vola giù da un ponte, ma riesce a salvarsi. Durante la convalescenza conosce Carmelina De Vita, una ragazza originaria dell’avellinese che lavora come segretaria all’Associazione Commercianti. Roberto e Carmelina si sposeranno due anni dopo e dalla loro unione nascerà Andrea.

Carmelina De VitaSu uno dei terreni che compra e rivende decide di costruire una villa per abitarci con la famiglia. Ma nel frattempo gli balena un’altra idea: costruire un albergo. È troppo presto per il turismo. Ma lui gIà lo vede arrivare. Immagina che le terme possano riaprire e che una condotta porti l’acqua termale fino alla struttura. Poi pensa al traffico che passerà sulla Mediana, lì a pochi passi. Una strada che è già molto trafficata dai romani per raggiungere le località del litorale: Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina.

Roberto Calvani e Carmelina De VitaIn quell’operazione coinvolge anche il fratello Vittorio, il più piccolo della famiglia Calvani. In quegli anni sta lasciando il calcio dopo aver giocato tra Serie A e Serie B. Negli ultimi anni indossa anche la maglia del Latina e chiude poi al Pro Lanciano, dove ricopre contemporaneamente il ruolo di giocatore e allenatore.

Vittorio Calvani con la maglia del LivornoNasce il Garden Hotel
Il Garden Hotel sarà inaugurato nel 1969 e diventerà presto uno degli alberghi simbolo della città. In quegli anni Roberto si lascia convincere a entrare anche in politica. Viene eletto consigliere comunale nelle fila della Democrazia Cristiana, con il sindaco Vincenzo Tasciotti. Ma il suo carattere troppo diretto e poco incline ai compromessi, lo porterà presto a lasciare la politica per dedicarsi completamente all’albergo.

Anni '70: uno dei campi da tennis del Garden Hotel (foto dal web)Roberto Calvani viene a mancare il 22 ottobre 1990 a causa di un male incurabile. L’attività alberghiera viene portata avanti dal fratello Vittorio insieme al figlio di Roberto, Andrea. Nel 2003 il Garden Hotel viene ceduto a un’altra società.
L’incontro con Andrea Calvani
Andrea, un ricordo di tuo papà?
“Mio padre era un uomo burbero, ma con un cuore grande: bisognava saperlo prendere. Io e lui avevamo un bellissimo rapporto, anche se facevo fatica a stargli dietro perché era un vulcano di idee. Con lui ho condiviso tanti viaggi, sia di piacere che di lavoro. Ricordo quella volta che eravamo in Cina, proprio nei giorni delle proteste in Piazza Tiananmen”
Veniva anche tua mamma?
“No, perché si erano separati. Dopo sette anni però si rimisero insieme e tornarono ad andare d’amore e d’accordo. Purtroppo mio padre morì appena un anno dopo la loro riappacificazione”
Ma il lavoro da albergatore gli piaceva
“Macché, non gli è mai piaciuto. Avrebbe preferito continuare con il suo lavoro, ma l’albergo era troppo impegnativo per riuscire a seguire entrambe le cose”

1981 Australia: Roberto con la moglie Carmelina e il figlio Andrea Il sogno delle terme, che in quegli anni sembrava a portata di mano, è ormai svanito. Anche quello di una Latina davvero turistica non si è mai realizzato fino in fondo. Eppure il mare è lì, a pochi chilometri dalla città. Ma oggi non abbiamo più nemmeno le spiagge di una volta, divorate dall’erosione, mentre per anni non si è riusciti a trovare soluzioni davvero efficaci.
Chissà cosa penserebbe Roberto Calvani guardando la Latina di oggi. Lui che aveva immaginato un futuro fatto di alberghi, turismo e sviluppo probabilmente ne resterebbe deluso. Forse anche per questo, quando ebbe modo di entrare in politica, preferì uscirne presto. I visionari vedono il futuro prima degli altri, ma spesso devono fare i conti con una realtà che fatica a cambiare.
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