Nel 1932 la famiglia Gennaro lasciò la provincia di Padova, seguendo il richiamo di una terra nuova: l’Agro Pontino. Erano in tanti, uniti dal lavoro e da un futuro di speranza, quando venne loro assegnato un podere con diversi ettari di campi da rendere fertili. Per dodici anni quella terra fu casa, fatica e promessa. Poi, a Littoria, arrivò la guerra. Tra i rumori del fronte che si avvicinava e la paura crescente, i Gennaro furono tra gli ultimi ad abbandonare la loro casa. Cercarono scampo nei sotterranei del Palazzo M, convinti che quelle mura li avrebbero protetti. Ma il destino fu implacabile: i colpi di cannone sparati dalle navi americane raggiunsero proprio il luogo del loro rifugio. La famiglia Gennaro fu quasi del tutto sterminata. Per rendere omaggio a quelle vittime voglio raccontare la loro storia.
Esattamente cinque anni fa scrissi un articolo dedicato alle vittime civili di Littoria durante la guerra. Nel documentarmi venni a sapere che nei sotterranei del Palazzo M, lo stesso luogo dove da bambino andavo a giocare, avevano perso la vita venti persone e che la metà apparteneva a un’unica famiglia. Decisi di approfondire e scoprii che si trattava della famiglia Gennaro, i cui resti sono sepolti in un’unica tomba nel cimitero storico di Latina.
In quell’occasione fui contattato da Rossana Gennaro, che vive a Milano, e dalla nipote Sara: mi ringraziarono per aver ricordato la loro famiglia. In questi anni sono sempre rimasto in contatto con Rossana e, pur non essendoci mai incontrati di persona a causa della distanza, tra noi è nato un rapporto di sincera amicizia. Poiché il 25 gennaio ricorre l’anniversario di quella tragedia, ho sentito il dovere di ricostruire e raccontare la storia della sua famiglia, per non dimenticare quelle vittime innocenti.
La storia della famiglia Gennaro: dalla provincia di Padova a Littoria

Ernesto Gennaro nasce il 5 dicembre 1881 a Megliadino San Vitale, in provincia di Padova, in una famiglia di tradizione contadina, migrata in America. Un’esperienza che però si conclude con il ritorno in patria nei primi anni del Novecento. Nel suo paese conosce Brigida Brocco, poco più giovane di lui. I due si sposano nel giugno del 1908, quando Brigida è già in attesa del primo figlio: ad agosto nasce Tiberio. Seguiranno Nereo, Mario, le gemelle Ada e Alma, i gemelli Rizieri e Maria, Romilda, Luigi e Antonio,
Ernesto lavora duramente nei campi, ma fatica enormemente a garantire il sostentamento di una famiglia così numerosa. Brigida lo affianca come può, condividendo con lui il peso di anni difficili, resi ancora più duri dalle conseguenze della Prima guerra mondiale. La crisi economica stringe il Paese in una morsa, colpendo in modo particolare il Nord-Est, principale teatro del conflitto italiano.

Le gemelle Ada e Alma Gennaro emigrate in America nel 1953Anche il primogenito Tiberio contribuisce al sostentamento della famiglia. Conclusa la scuola elementare, inizia a svolgere piccoli lavori nei campi e, a soli sedici anni, trova impiego nelle acciaierie Falk di Sesto San Giovanni. Rientra a casa solo nei fine settimana per aiutare nei lavori agricoli, per poi ripartire la domenica sera. La sua giovinezza scorre così, segnata dal sacrificio e da un lavoro incessante.
Intanto, nel 1928, prende avvio la bonifica dell’Agro Pontino, affidata all’Opera Nazionale Combattenti, aprendo la prospettiva di una nuova possibilità per molte famiglie contadine del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Ernesto viene a conoscenza di quanto sta accadendo e, avendo i requisiti necessari, presenta domanda per l’assegnazione di un podere in una terra che non conosce. La richiesta viene accolta e nel 1932 si trasferisce con tutta la famiglia nella nuova città di Littoria, ormai prossima all’inaugurazione.
Una nuova vita

Lasciare i propri luoghi è una sofferenza profonda per tutti, ma la speranza di lasciarsi alle spalle la miseria riesce ad attenuare la nostalgia. Il podere assegnato è in località Chiesuola, a pochi chilometri da Littoria. Il numero è il 332 bis, in via del Saraceno ed è composto da ventuno ettari di terra, attrezzi agricoli per lavorarla e una stalla con otto capi di bestiame. Non è però tutto facile fin dall’inizio. Quella è una terra mai coltivata prima, dura da domare, e occorrerà tempo per poterne raccogliere i frutti.
La lontananza dalla loro terra viene in parte alleviata dalle amicizie con altri coloni veneti assegnati ai poderi vicini: tra loro nasce una forte solidarietà, fatta di aiuto reciproco e condivisione. E, ogni tanto, c’è spazio per le feste e per il ballo dove partecipano anche dai borghi vicini. Proprio durante uno di questi momenti di allegria Tiberio conosce una giovanissima ragazza, Maria Cremonese, pure lei proveniente da un piccolo paese della provincia di Padova.

Tiberio Gennaro e Maria Cremonese nel giorno del loro matrimonioI due ragazzi si innamorano e, pochi mesi dopo, fanno parte delle cinquanta coppie che il 18 dicembre 1934 aderiscono a un evento voluto dal Duce: un matrimonio collettivo celebrato nella chiesa patronale di San Marco, al termine del quale gli sposi ricevono anche un premio in denaro. Intanto i primi frutti del lavoro iniziano ad arrivare. Il rispetto per il vicinato, così come gli scambi di cibo e di attrezzi, è ormai parte della vita quotidiana, fondata sull’aiuto reciproco.

Da sx: Luigi, Vittorio, Elena, Romilda Antonietta, Umberto, Cesare, Rossana e Mario. Gli otto figli di Tiberio e MariaLa guerra si avvicina a Littoria
Sembra procedere tutto per il meglio, ma iniziano a soffiare venti di guerra. Alla fine del 1939 Tiberio e Nereo vengono chiamati alle armi e partono per combattere in Albania. Tornano a casa sani e salvi un anno dopo. Trascorsi appena tre mesi, vengono nuovamente richiamati.
Questa volta, però, a partire è solo Tiberio, destinato alla Germania, mentre Nereo, profondamente scosso dall’esperienza albanese, viene esonerato. Prima della partenza Maria riesce appena a dire al marito che aspetta il loro terzo figlio. In seguito partirà anche il fratello Rizieri, diretto in Russia.

1941 Tiberio in Germania A Littoria la vita sembra scorrere ancora tranquilla. Solo i bollettini radiofonici delle 13 ricordano ogni giorno che la guerra è in corso. Nel luglio del 1943, però, le prime bombe cadono nella periferia della città e il pericolo diventa reale. Nei primi giorni del 1944 molte famiglie iniziano ad abbandonare le proprie case. Il 22 gennaio gli americani sbarcano ad Anzio e dalle navi cominciano a partire i colpi di cannone diretti su Littoria, che causano già le prime vittime civili.

Il Palazzo M: una trappola mortale
Nel pomeriggio del 25 gennaio i Gennaro sono tra gli ultimi a lasciare il podere: temono che qualcuno possa occuparlo, ma è troppo rischioso rimanere lì. Si incamminano così verso la città. È sera quando il capofamiglia Ernesto, insieme alla moglie Brigida e ai figli, giunge al Palazzo M per cercare rifugio. Con loro ci sono Nereo e Mario — con la moglie Irma e i figlioletti Marino e Mirella— Romilda, Antonio e Luigi, e Maria Cremonese, moglie di Tiberio, con i bambini, Elena, Cesare e Umberto. I sotterranei dell’edificio sono già gremiti di persone.



Cercano di sistemarsi alla meglio all’ingresso del rifugio, ma qualcuno lo sconsiglia: quella zona è protetta solo da una soletta di cemento armato. Intanto, in lontananza, si odono i colpi di cannone. Nel sotterraneo c’è chi prega, chi beve un po’ di vino nel tentativo di prendere sonno e chi parla, forse per farsi coraggio.



Poco dopo la mezzanotte, però, un’esplosione assordante segna la tragedia. Restano a terra senza vita venti persone, tra cui sette appartenenti alla famiglia Gennaro. Irma è ferita e tra le braccia tiene il piccolo Marino, che non respira più. Ernesto, Nereo, Mario, Romilda, Antonio e Luigi muoiono sul colpo. Brigida e Maria, disperate, insieme ai quattro bambini rimasti illesi, accompagnano Irma in ospedale, ma dopo tre giorni di agonia purtroppo muore anche lei.


L’ultima tragedia
Si incamminano così verso Pontinia dove la famiglia di Maria ha trovato rifugio. Durante il tragitto, poco prima di Casal Traiano, incontrano la famiglia Roma, che viaggia su due carri. Su uno di questi c’è Maria Gennaro, figlia di Brigida e moglie di Marino Roma, con il loro figlioletto Gianni, che appena vede i cuginetti corre felice a giocare con loro.
In quel momento un aereo si abbassa improvvisamente di quota e inizia a mitragliare. Nel tentativo di fuggire, la piccola Elena resta impigliata in un filo spinato ed è gravemente ferita a un piede, mentre il piccolo Gianni viene colpito in pieno e muore tra le braccia del nonno. Elena viene ricoverata nell’ospedale di Priverno, ma resterà claudicante e porterà quei segni per sempre.

Il piccolo Gianni Roma deceduto sotto i colpi di mitragliatoreTiberio, nel 1946, conclusa la prigionia in Germania, torna a casa ignaro della tragedia che ha colpito la sua famiglia. Lo stesso avviene per Rizieri, rientrato dalla Russia sano e salvo. La famiglia Gennaro continua a vivere nel podere 332 bis. Nascono altri bambini, ma il peso dei ricordi resta. Per chi è sopravvissuto, quel dolore sarà un tormento destinato a durare per tutta la vita.
L’incontro in videochiamata con Rossana Gennaro
Rossana è l’ultima figlia di Tiberio e Maria Cremonese sopravvissuta alla cannonata sul Palazzo M. Gli altri figli sono Elena, Cesare, Umberto, Luigi, Romilda Antonietta, Mario e Vittorio. A Rossana le faccio solo una domanda perché so che è stata dura per lei raccontarmi questa storia.
Rossana, cosa ti rimane di quella tragedia?
“Mi rimangono i racconti di mia mamma, ed è come se l’avessi vissuta anch’io quella notte maledetta al Palazzo M”

La tomba dei componenti della famiglia Gennaro deceduta al Palazzo M Questa storia non è solo il racconto di una famiglia sterminata dalla guerra, ma una pagina di memoria collettiva che rischia di essere dimenticata. Oggi, nel cimitero storico di Latina, un’unica tomba custodisce i componenti della famiglia Gennaro deceduta al Palazzo M. Anche il bimbo Gianni Roma giace con loro. Ricostruirne la vicenda significa restituire un nome, un volto e una dignità a vittime civili troppo spesso rimaste anonime, e ricordare che la guerra, anche lontano dal fronte, ha colpito duramente donne, uomini e bambini innocenti.
(La foto di copertina è un frame di un video AP e colorata a Mano da Aldo Lendaro)
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Grazie per aver ricordato la storia dei miei nonni, zii e cugini e spero che la narrazione delle loro sofferenze possa farci riflettere sull’importanza della pace e delle nostre scelte. Grazie