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Il dottor Gnessi: il ginecologo che amava scrivere

A Latina ci sono personaggi indimenticabili… Il dottor Francesco Gnessi quando entrava in un bar, era impossibile non accorgersene. Prima arrivava la voce, profonda, squillante, con quella risata che pareva riempire tutto lo spazio, e poi lui, alto, elegante, con lo sguardo di chi ha sempre qualcosa da raccontare. A Latina lo conoscevano tutti. Per gli amici era Franco, ma per la città era semplicemente il dottor Gnessi: il ginecologo che amava scrivere. Perché oltre alla sua professione, scriveva storie di palude, inseguendo le ombre di una terra che gli somigliava: contraddittoria e autentica. Anche se la palude non l’aveva mai conosciuta. Era nato sui monti Lepini proprio quando iniziarono i lavori di bonifica. Aveva però ascoltato i ricordi dei vecchi del suo paese e questi gli erano rimasti dentro, come i suoi racconti… mai pubblicati. Ecco la sua storia.

Ho passato oltre quarant’anni nel negozio della mia famiglia e di gente ne ho vista passare tanta, di tutte le estrazioni sociali. Ho conosciuto così tante persone che fatico a memorizzare i volti. Però alcuni personaggi mi sono rimasti ben presenti nella mente: clienti abituali con i quali mi intrattenevo anche solo per una chiacchierata. Oggi molte di quelle persone non ci sono più, perché molto più grandi di me, ma io le ricordo sempre con affetto. 

Una delle tante figure che mi tornano alla mente c’è quella del dottor Francesco Gnessi: impossibile dimenticarlo. Alto, distinto, con quella voce inconfondibile che riempiva il negozio prima ancora che lui varcasse la soglia. Non entrava mai in silenzio: portava con sé un’energia contagiosa, una battuta pronta, un modo di fare che sapeva mettere di buonumore chiunque. A Latina lo conoscevano tutti come il dottor Gnessi, il ginecologo, ma per gli amici era solo Franco: un uomo brillante e curioso, l’amico che amava raccontare e raccontarsi.

Il dottor Franco Gnessi

Su un mio post riguardante il Premio Immagine Latina 2025, che ho ricevuto all’Hotel Europa una settimana fa, sono arrivati tanti messaggi di affetto e complimenti. Tra questi, anche quello di Franchino, il figlio del dottor Gnessi. Con delicatezza mi ha scritto che gli sarebbe piaciuto se avessi raccontato anche la storia di suo padre. E da lì è partito tutto: è bastato un attimo per metterci d’accordo e darci appuntamento, anche perché lo conosco da quando era bambino.

La storia del ginecologo Franco Gnessi con la passione per la scrittura

Francesco Gnessi (per tutti Franco), nasce a Bassiano il 29 aprile 1926, secondo e ultimo figlio di Quirino e Iole Ceraso. Prima di lui c’è il fratello Vincenzo. Il padre, Quirino, fa il macellaio e gestisce una bottega nel cuore del piccolo paese dei monti Lepini. Proviene da una famiglia un tempo agiata, che per varie circostanze perde tutto. La madre, Iole, è maestra elementare: una donna colta, paziente e affettuosa. Da lei Franco eredita la curiosità e l’amore per lo studio; dal padre, il senso pratico e la concretezza della vita.

Franco è un bambino vivace, con l’indole del medico già dai primi anni di vita. Ama la natura, osserva tutto con attenzione, e quando nei boschi trova qualche ranocchia morta non può fare a meno di sezionarla, per capire com’è fatta dentro. Dopo le scuole elementari e medie, la madre, Iole, decide di iscrivere i due figli al liceo classico di Velletri. Per lei è un vero sacrificio, ma tiene moltissimo all’istruzione dei suoi ragazzi.

Gli studi e l’amore incontrato all’università

Franco consegue la maturità classica poco dopo la fine della guerra e si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma. In soli cinque anni si laurea e, nel 1952, dopo aver scelto cardiologia, decide di cambiare specializzandosi in ginecologia. Durante il periodo universitario conosce una ragazza di origini abruzzesi, Ileana Pizzoferrato, che frequenta la facoltà di Farmacia. Il loro primo incontro avviene davanti alla famosa statua della Minerva, nel cuore del Piazzale omonimo all’interno della Città Universitaria.

Il giorno delle nozze di Ileana Pizzoferrato e Franco Gnessi con accanto il padre Quirino

I due studenti si innamorano perdutamente a prima vista, ma il padre di Ileana guarda con sospetto quell’avvenente ragazzo un po’ spavaldo. L’amore tra loro, però, è troppo forte e così, terminati i rispettivi percorsi universitari, decidono di sposarsi e di andare a vivere a Latina Scalo, dove Franco apre un ambulatorio per esercitare la sua attività di ginecologo e medico condotto. Ileana, invece, inizia a insegnare. Dalla loro unione nascono due figli: Monica e Franco, che tutti chiamano affettuosamente Franchino, per non confonderlo con il padre.

Il trasferimento a Latina

Dopo quattro anni, nel 1956, Franco decide di trasferire il suo studio medico a Latina, dove il bacino di persone è molto più ampio. Lo apre nel cuore della città, in via Mameli, e nella stessa via lui e Ileana scelgono di abitare. Per Ileana è una sistemazione ideale: insegna alle scuole superiori all’Istituto Vittorio Veneto, non lontano da casa, e può così dedicarsi al lavoro senza le corse di ogni giorno.

Franco, con il suo carattere istrionico e solare, non fatica a inserirsi nella nuova realtà cittadina. Stringe presto amicizia con altri medici: l’otorino Gigi Gabrielli, l’oculista Emilio Vespa, il dentista Zeljko Vukelic e molti altri professionisti con cui condivide lo spirito di comunità. Le domeniche le dedica alle sue passioni: lo sci, la caccia e all’amore per la scrittura.

Il dottor Gnessi con la moglie Ileana

La passione per la scrittura

Da ragazzo, nel suo paese natio, Franco si incanta ad ascoltare gli anziani raccontare della palude, ormai scomparsa dopo la bonifica. Quelle voci, quei ricordi di un mondo umido e silenzioso, restano impressi nella sua memoria. I bassianesi, a differenza degli altri abitanti dei monti Lepini, sono gli unici che, sfidando gli acquitrini, si sono spinti fino alla pianura per coltivare le terre a pochi chilometri dal mare, nella località chiamata San Donato, divenuta poi borgo al termine dei lavori di bonifica.

La famiglia del dottor Gnessi

È da quelle storie, che Franco trova l’ispirazione: così nascono i suoi tanti racconti di palude. Non li pubblicherà mai, a eccezione di un piccolo volumetto di ricordi edito da una casa editrice locale, la Editrice dei Quattro. Nella sua professione, invece, collabora per un periodo con la Clinica San Marco, dove fa nascere tanti bambini. In quegli anni stringe una sincera amicizia, con la più celebre delle ostetriche di Latina, Maria Cocco, con cui a volte si confronta.

Il divorzio e la nascita di Barbara

Ma nella vita privata le cose non scorrono con la stessa serenità. Tra Franco e Ileana nascono incomprensioni che, nel 1974, li portano alla sofferta decisione di separarsi. Ileana sceglie di tornare a Roma, dai genitori, mentre i figli, Monica e Franchino, ormai legati a Latina, restano con il padre, anche se rimarranno sempre in stretto contatto con la mamma.

Molti anni dopo, ottenuto il divorzio, Franco si risposa con la dottoressa Maria Mingarelli e dal loro matrimonio nasce una figlia, Barbara. Nonostante tutto, lui e Ileana resteranno sempre in ottimi rapporti. Quando Franco si ammala di cuore, lei gli è accanto con affetto e discrezione, anche se la loro storia è ormai lontana nel tempo.

Il dottor Gnessi nel suo ambulatorio

Nel 2000 Ileana muore improvvisamente per un attacco cardiaco; Franco la seguirà sei anni dopo, nel dicembre del 2006, a causa di diverse complicazioni cliniche che ne accelerano l’invecchiamento.

L’incontro con Franchino Gnessi

Incontro Franchino nel suo studio, in una vecchia palazzina a pochi passi dal quartiere storico delle case popolari. È architetto e si occupa di nautica: progetta grandi imbarcazioni di lusso e ne cura anche gli interni. Nell’ingresso, alcuni modellini mi introducono subito nel mondo affascinante della navigazione. Sembra quasi incredibile che a Latina si progettino superyacht di questo livello… non finirà mai di stupirmi questa città. Franchino, con il passare degli anni, somiglia sempre più a suo padre; mi fa accomodare e iniziamo a parlare di lui.

Franchino, tu non hai seguito le orme di tuo padre: fai tutt’altro lavoro

“Sono sempre stato appassionato di mare e di architettura. Qui lavora un team di persone molto qualificate, tra cui mia sorella Barbara. Invece, chi ha raccolto l’eredità professionale di papà è mia sorella Monica, che esercita ancora nel suo storico studio”

Che rapporto avevi con tuo papà?

“Per me è stato un grandissimo maestro di vita, e ogni giorno ripercorro gli insegnamenti che mi ha lasciato. Era una persona affettuosa, ma all’occorrenza anche molto rigida: lo è stato soprattutto con mia sorella Monica. Io ho avuto la fortuna di nascere sette anni dopo, quando ormai si era un po’ ammorbidito”

E tua mamma?

Quando si separò da papà prese la laurea in Medicina e aprì uno studio ad Aprilia, come medico di base. Con lei ho sempre avuto un bel rapporto, e posso dire che è stata una grande donna

Gli scritti di tuo papà sulla palude?

“È un po’ che sto pensando di pubblicarli. Prima o poi lo farò. Pensa che conservo pure tutte le lettere d’amore che si scrivevano mio padre e mia madre”

L'eleganza del dottor Gnessi

Il dottor Gnessi appartiene a quella generazione che ha costruito la città con le mani e con il cuore. Uomini e donne che, pur non cercando la ribalta, hanno lasciato un segno profondo. Raccontarlo oggi significa restituire un pezzo della memoria collettiva di una città che cresce, cambia, ma non deve dimenticare i protagonisti del passato.

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