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Paolo Iannuccelli, una vita tra basket, penna e mare

Se dovessi raccontare Paolo Iannuccelli attraverso tre immagini, sceglierei una palla a spicchi, una penna e il mare di Ponza. Tre passioni che sembrano lontane tra loro e che invece raccontano perfettamente la sua vita. Il basket, vissuto sul campo prima da giocatore e poi da allenatore; il giornalismo e la scrittura, con tanti libri e storie dedicate alla pallacanestro e ai personaggi pontini; e infine Ponza, l’isola che ama profondamente e alla quale ha dedicato pagine capaci di conquistare l’attenzione nazionale. Questa volta, però, per me sarà un racconto particolare: perché Paolo, prima ancora di essere il protagonista della mia prossima storia, è un amico.

Negli anni Settanta Latina era ancora una piccola città e ci conoscevamo un po’ tutti, magari anche soltanto di vista. Paolo Iannuccelli lo vedevo sui campi di basket che allora erano un po’ ovunque: all’oratorio di San Marco, all’Opera Balilla, all’arena del Circolo Cittadino. Il nostro vero incontro, però, avvenne molti anni dopo. Era dicembre del 2003 e presentavo il mio primo libro, il romanzo breve “Una fuga lunga un sogno”. Tra i relatori di quella presentazione c’era proprio lui. Da quel giorno nacque un’amicizia che dura ancora oggi.

Per le storie che scrivo, Paolo è stato determinante in diverse occasioni. Molti personaggi li ho conosciuti grazie a lui e alla sua memoria storica della città. Tra queste, la storia della sua amica Michela Roc, la regina dei fotoromanzi, che ho potuto raccontare proprio grazie a lui. Anche per questo ho deciso di raccontarlo. Ma non soltanto per riconoscenza: soprattutto per il lavoro che continua a svolgere per la comunità pontina attraverso le sue pubblicazioni.

Paolo Iannuccelli dall’Emilia a Latina

Paolo Iannuccelli nasce il 2 ottobre 1953 a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. È figlio unico di Mario e Rosa D’Agostino. Il padre, originario di Arpino, nel Frusinate, è dottore in Chimica industriale e lavora alla Recordati. La madre, invece, proviene da un’agiata famiglia di industriali di origine campana.

Quando, nel 1963, la Recordati inaugura lo stabilimento di Campoverde, Mario, grazie alle sue competenze, viene trasferito nella nuova sede. La famiglia si sposta così a Latina, in via Alfieri, una strada che all’epoca è ancora considerata periferica.

Venezia anni ’50: Mario Iannuccelli con la moglie Rosa D’Agostino con il loro figlioletto Paolo

I primi quattro anni delle elementari Paolo li frequenta a Correggio, ma in quinta si ritrova improvvisamente in una nuova classe, nella scuola di Piazza Dante. Paolo ha un carattere gioviale e aperto e viene subito accolto dai compagni. E poi, in fondo, non si sente neppure così lontano da casa: tra quei banchi c’è anche qualcuno che parla il suo stesso dialetto. Con il maestro Pietro Cardoni si trova a meraviglia e in poco tempo conquista la fiducia dei compagni, che lo nominano vicecapoclasse.

Per le scuole medie viene iscritto alla Aleardo Aleardi, ma, per la mancanza di aule, frequenta il primo anno nei locali dell’oratorio. L’anno successivo la scuola si trasferisce definitivamente nella nuova sede di via Don Morosini.

Il basket

La passione per il basket Paolo se la porta dietro da Correggio, dove inizia a giocare già alle elementari. A Latina trova nell’oratorio il luogo ideale per continuare a coltivarla. Ma la pallacanestro non è il suo unico sport: gioca anche a calcio, nel ruolo di portiere, e ai Giardinetti, sulla pista di pattinaggio, impara pure a pattinare. Ancora non può immaginarlo, ma sarà proprio la palla a spicchi ad accompagnarlo per gran parte della sua vita.

Terminate le scuole medie, si iscrive al liceo scientifico G.B. Grassi. Ma anche qui non mancano i problemi di spazio. Frequenta il primo anno in via Eroi del Lavoro, poi le lezioni vengono trasferite nei locali del vecchio ospedale, con turni alternati tra mattina e pomeriggio.

Intanto continua a giocare a basket anche all’arena del Circolo Cittadino. È lì che conosce Angelo Muzio e Pino D’Alessandro, che anni dopo diventerà presidente del CONI di Latina. Accanto a Paolo c’è sempre l’amico fraterno Gian Claudio Pennacchia. Con lui condivide non soltanto la passione per il basket, ma anche la vita sociale di una città che sta rapidamente cambiando.

L’attività di coach

Con l’adolescenza, però, Paolo si rende conto che la statura non lo aiuta e comincia a sentirsi inadeguato per giocare ad alti livelli. Ma al basket non vuole assolutamente rinunciare. Se non può continuare come giocatore, può provare a viverlo da un’altra prospettiva. Chiede così al direttore tecnico Luciano Marinelli di poter allenare e, ottenuto il suo benestare, inizia l’attività di coach.

Paolo Iannuccelli ultimo a dx assistente coach

Mette insieme un gruppo di ragazzi, quasi tutti di Latina Scalo, e comincia ad allenarli nella palestra dell’Istituto Vittorio Veneto. Ogni tanto si concede ancora qualche scampolo di partita, ma ormai la decisione è presa: nella vita farà l’allenatore di basket.

Intanto prosegue gli studi e al terzo anno incontra una professoressa di origine polacca, suor Stefania Belassa. Sarà lei a fargli scoprire la passione per la storia contemporanea e per le materie letterarie. Paolo guarda però già oltre: frequenta corsi di inglese, anche a Londra, pensando al suo futuro da allenatore e, perché no, alla possibilità di vivere un giorno quell’esperienza anche all’estero.

Alcuni dei ragazzi allenati da Paolo Iannuccelli

Il primo incarico importante arriva sulla panchina della Sicma Sud, la squadra messa insieme dal direttore e imprenditore Renato Mocellin. La strada sembra ormai tracciata, ma nell’aprile del 1977 una broncopolmonite bilaterale lo costringe a fermarsi per due mesi. È un periodo difficile, seguito anche da un momento di depressione, dal quale cerca di riprendersi trascorrendo un periodo a Reggio Emilia. Quell’esperienza lo segna e lo porta a prendere una decisione sofferta: abbandonare la carriera di allenatore.

Gli anni a Cervia

Nel 1978 arriva anche un’esperienza radiofonica: per Musica Radio di Latina trasmette in diretta da Rimini i Mondiali di baseball. In quel periodo la famiglia acquista una casa a Cervia, dove Paolo conosce Maria, una ragazza di Ferrara della quale si innamora perdutamente. La loro storia durerà quattro anni.

Poi è il momento di cambiare vita. Insieme al padre decide di acquistare una cartolibreria a Latina in via Isonzo, specializzata in testi scolastici e cancelleria. Ed è proprio tra libri e scaffali che Paolo comincia a coltivare la passione per la scrittura. Nel frattempo diventa anche giornalista pubblicista, anche se non darà mai particolare importanza al tesserino, tanto da restituirlo molti anni dopo. Per lui conterà soprattutto una cosa: raccontare.

Uno degli ultimi libri scritti da Paolo Iannuccelli dedicati al basket

Ponza

Nel 1989 un altro amore entra nella vita di Paolo. Questa volta, però, non è una donna, ma un’isola. Una domenica mattina raggiunge Ponza per la prima volta insieme all’amico Bruno Poeta e rimane folgorato dalla bellezza del luogo e dalla sua gente. Inizia a frequentarla sempre più spesso e a raccontarla come corrispondente di Latina Oggi, dando voce anche ai problemi dei suoi abitanti e cercando, quando può, di aiutarli.

Paolo Iannuccelli a Ponza

Un sentimento presto ricambiato: Ponza diventa la sua seconda casa. Nel 2001 pubblica “Gente di Ponza”, dedicato ai personaggi più caratteristici dell’isola, ottenendo un inaspettato risalto nazionale. Molti anni dopo tornerà a raccontarla con “Il mistero di Ponza”.

Il libro di Paolo Iannuccelli sui personaggi ponzesi

Finalmente Ketty

Nel 2000 Paolo conosce Ketty Ferrandes, una donna originaria di Pantelleria. Pare quasi scritto che, nella sua vita, l’amore debba arrivare da un’isola. E non è un caso che il loro primo viaggio insieme sia proprio a Ponza, in occasione di un Capodanno. Dopo alcuni anni di convivenza, il 2 ottobre 2005, nel giorno del suo compleanno, Paolo e Ketty si sposano.

Paolo Iannuccelli con la moglie Ketty Ferrandes

Paolo continuerà a scrivere e pubblicherà diversi libri, molti dei quali dedicati al basket pontino: un amore mai sopito che, nella sua vita, continua a riemergere. Ma la sua curiosità lo porta anche a raccontare personaggi e vicende del territorio, fino a dedicare un libro a un tema caro ai latinensi: “Terme di Fogliano. 1955, quando funzionavano“. La sua ultima fatica letteraria è invece autobiografica: “Caffè Tubino”. Ma la storia non è ancora finita. Paolo sta infatti terminando il seguito: “Caffè Turi Rizzo”. E noi siamo già in attesa di leggerlo.

In carriera ha vinto sette campionati da coach e sette da presidente. Ha svolto, inoltre, una continua attività di volontariato in strutture ospitanti persone in difficoltà. È membro del Panatthlon Club International di Latinae del Lions Club Terre Pontine.

L’incontro con Paolo Iannuccelli

Incontro Paolo al bar Turi Rizzo, il suo quartier generale. Un luogo che profuma di ricordi, un tempo frequentato da tanti “baskettari” della Cestistica Latina.

Paolo, qualche ricordo di quando arrivasti a Latina?

“A parte la scuola, dove venni accolto benissimo, ricordo con piacere via Alfieri, dove andammo ad abitare. All’epoca era una zona abbastanza periferica, ma ci conoscevamo tutti. Eravamo una vera e propria comunità”

Secondo te, cosa manca a Latina nello sport?

“Mancano soprattutto le infrastrutture. Quelle che abbiamo sono spesso indisponibili o inadeguate. Quando ero piccolo c’era l’oratorio, ma Latina contava poche decine di migliaia di abitanti. Oggi è una città importante, capace di sfornare tanti talenti sportivi che, però, troppo spesso sono costretti ad andare via”

E delle Terme di Fogliano, di cui hai scritto un bel libro?

“Un grande cruccio per questa città”

Caffè Tubino: l’ultima fatica letteraria di Paolo Iannuccelli

Saluto Paolo e penso che, in fondo, per raccontare la sua vita bastino tre immagini: una palla a spicchi, una penna e il mare di Ponza. Il basket non lo ha mai abbandonato; la scrittura gli ha permesso di raccontare il nostro territorio attraverso i suoi personaggi; Ponza gli ha regalato un secondo luogo del cuore. Tre passioni, una sola vita. E conoscendolo, sono certo che le storie da raccontare non sono ancora finite.

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