Ci sono persone che finiscono per diventare il simbolo di una città, pur senza aver mai ricoperto incarichi importanti. Concetta Conte Improta è una di queste. Per decenni ha condotto il suo banco del pesce al mercato coperto di Latina. Oggi quel banco continua a vivere grazie ai suoi figli, a testimoniare una storia fatta di lavoro, generosità e umanità. Donna dal carattere forte e dal cuore generoso, non si voltava mai dall’altra parte davanti a chi aveva bisogno. A chi non poteva permetterselo regalava il pesce, mentre ai bambini che trascorrevano le giornate sulle scale del mercato vendendo qualche treccia d’aglio preparava un piatto caldo. Eppure la sua vita non era stata affatto semplice. Figlia di un pescatore, madre di dieci figli e costretta dalla guerra a ricominciare tutto da capo, non ha mai smesso di lavorare e di aiutare gli altri.
Credo che quasi tutti, a Latina, abbiano accompagnato almeno una volta la propria mamma al mercato coperto. Io ricordo perfettamente quei giorni, sempre al suo fianco, tra i banchi. Per un bambino era un’esplosione di colori, profumi, richiami e volti che sembravano appartenere a un piccolo mondo a sé. Ogni banco aveva il suo carattere e ogni commerciante la propria personalità. Ricordo ancora un pescivendolo che, con una voce roca e potente, ripeteva: “Pesce, pesce fresco!“, mostrando con orgoglio il pescato del giorno.
Che tempi. E quanto era bello essere bambini. Per me andare al mercato era una festa. Ogni volta immaginavo il mio futuro dietro un banco diverso: un giorno quello della frutta, un altro quello del pesce, poi quello della carne. Non avrei mai immaginato che, molti anni dopo, quei ricordi mi sarebbero tornati utili per raccontare le storie di chi quel mercato lo ha reso un luogo speciale.
Qualche tempo fa ho incontrato per caso Lina Improta. Mi ha riconosciuto e, dopo una breve chiacchierata, mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto raccontare la storia di sua madre Concetta, una donna che per una vita è stata uno dei volti più conosciuti del mercato coperto di Latina. Mi è bastato sentirne parlare per capire che dietro quel banco del pesce si nascondeva una storia che meritava di essere raccontata. Le ho risposto subito di sì.

La storia di Concetta Conte
Concetta Conte nasce a Minturno il 15 luglio 1927, quando il comune appartiene ancora alla provincia di Roma (oggi è in provincia di Latina). È l’ultima di sei figli: prima di lei nascono Carmine, Vittoria, Antonio, Maria e Vittore. Il padre, Stefano, fa il pescatore; la madre, Maria Grazia Conte, pur condividendo lo stesso cognome del marito, non ha con lui alcun legame di parentela. Oltre a occuparsi della famiglia, aiuta il marito nella vendita del pesce.

Concetta è una bambina sveglia, vivace e piena di energia. Dopo aver frequentato la prima elementare, capisce che la scuola non fa per lei. Con l’accordo dei genitori lascia i banchi e inizia a lavorare. Ogni giorno riempie la sua cesta con il pesce pescato dal padre e va a venderlo insieme alle sue sorelle nelle spiagge di Formia, Gaeta e Scauri. È quasi sempre la prima a svuotare la cesta. Il suo sorriso, i modi spontanei e quell’aria ancora da bambina conquistano i clienti, che difficilmente riescono a dirle di no.

La regina Elena e la guerra
Proprio su una spiaggia di Formia le accade qualcosa di incredibile. Un uomo in uniforme la ferma e le dice che la regina Elena desidera incontrarla. Concetta pensa a uno scherzo, ma poco dopo una giovane donna elegante la accompagna davvero nella residenza estiva dei sovrani. La regina ha sentito parlare di quella piccola venditrice di pesce e desidera conoscerla. Le compra l’intero cesto di pesce e, prima di salutarla, le regala anche una borsa piena di vestitini. Un ricordo che Concetta porterà con sé per tutta la vita.
Quel lavoro sulle spiagge garantisce alla famiglia una vita dignitosa, almeno fino a quando la guerra non comincia a stravolgere ogni cosa. Concetta ha sedici anni quando i bombardamenti raggiungono anche Minturno. Diverse case vengono distrutte e lei, senza esitazione, si mette a scavare tra le macerie nella speranza di trovare qualcuno ancora in vita.

Durante la guerra salva anche un convoglio di soldati americani, avvisandoli della presenza di alcune mine lungo la strada. Per ringraziarla le regalano viveri, caramelle e cioccolato. Poco dopo, con la famiglia, è costretta a sfollare in Calabria. Al ritorno trova il padre di nuovo in mare, anche se il paese è quasi tutto raso al suolo. Ad aiutarlo sulla barca c’è un giovane pescatore, Filippo Improta. Tra i due nasce subito un’intesa che ben presto si trasforma in fidanzamento.

L’arrivo a Latina da sfollati
Un giorno Stefano e Filippo decidono di spingersi a remi fino alle coste di Latina per capire se quel mare possa offrire migliori possibilità di pesca. Dopo alcune pescate particolarmente abbondanti, Filippo non ha più dubbi. Nel 1948, lui e Concetta si sposano e, fortunatamente, vengono assegnati proprio a Latina come sfollati.

Abitano prima al Palazzo M e poi nell’ex GIL, dove Concetta dà alla luce otto dei loro dieci figli: Rosetta, Maria, Silvana, Lina, Rita, Pasquale, Antonietta e Adriana. Solo qualche anno dopo riescono a ottenere una casa popolare, dove nasceranno anche gli ultimi due bambini, Tonino e Stefano. Ma a Concetta neanche una famiglia così numerosa la ferma. Con l’aiuto della madre, che nel frattempo si è trasferita a Latina, continua a lavorare senza sosta.

Il mercato coperto
Intanto Filippo ha avuto una concessione demaniale a Rio Martino per costruire una baracca di legno, per iniziare la sua attività da tellinaro. Nel frattempo Concetta continua a fare la sua parte. Prende l’autobus per Velletri con una cesta di telline sulla testa e va a venderle. Ma l’opportunità arriva quando il suo banchetto di pesce in via Don Morosini, viene spostato all’interno del mercato coperto appena costruito.

Nonostante i suoi dieci figli, Concetta è attenta anche agli altri. Quando vede qualche ragazzino che vende l’aglio sulle scale del mercato e capisce che ha fame, lo porta a casa, gli prepara un piatto caldo e gli permette anche di fare una doccia. Alle donne in difficoltà, invece, regala spesso il pesce, senza chiedere nulla in cambio.
Lavora fino al 2007, quando il marito Filippo purtroppo si ammala. Da quel momento si dedica completamente a lui, assistendolo fino alla sua morte, nel 2009. Concetta lo seguirà sei anni dopo, spegnendosi improvvisamente l’11 novembre 2015. Oggi il banco al mercato coperto è seguito dai figli e dai nipoti.

L’incontro con Lina Improta
L’appuntamento è al Circolo Cittadino “Sante Palumbo“. Ringrazio il presidente Bruno Bulgarelli, che come sempre mi accoglie con grande disponibilità. Lina l’avevo già incrociata in diverse occasioni, ma non eravamo mai riusciti a trovare il momento giusto per sederci a parlare. Quando inizia a raccontarmi di sua madre, i suoi occhi azzurri si illuminano. Nelle sue parole si percepiscono tutto l’amore e l’ammirazione per una donna che ha conosciuto sacrifici enormi, ma anche tante soddisfazioni.
Lina, mi hai raccontato la storia di tua mamma, ma di tuo padre cosa mi dici?
“Mio padre aveva una forte personalità ed era un gran lavoratore, ma trovava sempre il tempo da dedicare alla famiglia. E, nei pochi momenti liberi che gli restavano, non rinunciava mai a coltivare le sue amicizie”
Come conciliava la forte personalità di tua mamma?
“Papà nutriva un grande rispetto per mamma. Sapeva che aveva un carattere forte e una personalità fuori dal comune e, spesso, preferiva assecondarla. Non perché fosse remissivo, ma perché riconosceva di avere accanto una donna intelligente. E lui, che era altrettanto intelligente, sapeva che andare allo scontro sarebbe stato inutile”
Cosa ti ha lasciato tua mamma?
“Mi ha lasciato tanti insegnamenti, ma soprattutto quello della generosità. Diceva sempre: “Se dai un tozzo, Dio ti dà un pozzo”. Era una donna di fede profonda. Ricordo che dagli anni ’80 iniziò a organizzare pellegrinaggi nei vari santuari e riusciva sempre a riempire il pullman. Se qualcuno poi non poteva permettersi la quota, pagava lei. Era fatta così: aiutare gli altri le veniva naturale”
Insomma è stata una donna realizzata?!
“Sì, decisamente. Ha fatto il lavoro che amava e ha costruito una famiglia che è sempre riuscita a tenere unita e ha fatto sempre da chioccia. Credo che questa sia stata la sua più grande soddisfazione”

Cosa insegna la storia di Concetta? Che non esistono mestieri di serie A e mestieri di serie B. Sono le persone a rendere grande il proprio lavoro. E Concetta Improta lo ha fatto, orgogliosamente, da pescivendola.
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