Parlare di Massimo Palumbo significa raccontare un amico prima ancora che un artista e architetto pontino di raro spessore. In lui convivono la curiosità instancabile e la capacità di trasformare ogni incontro in dialogo, ogni idea in pensiero condiviso. Massimo ama la trasversalità, il confronto, l’apertura verso ciò che è diverso e vitale. È un seminatore di idee e di pensiero. Le sue opere parlano di memoria e comunità, come la scultura dinanzi alla caserma dei Carabinieri di Latina, dedicata ai Caduti di Nassiriya, che si erge in silenziosa bellezza. Guardarla è come ascoltare la sua voce: ferma, poetica, profondamente umana. Alla soglia dei suoi ottant’anni ho deciso di fargli un omaggio con il mio racconto… sperando di esserne all’altezza.
A Latina ho incontrato persone di grande spessore culturale, intellettuali capaci di guardare la società con mente aperta e spirito critico. Tra loro c’è Massimo Palumbo: l’ho conosciuto prima sui social, poi ho sentito il desiderio di incontrarlo di persona, perché amo dialogare con chi sa condividere pensieri e visioni con libertà autentica.
Massimo mi ha dato fiducia subito, con naturalezza. Da quel primo incontro ne sono seguiti altri, soprattutto quando decisi di scrivere di persone care che avevamo avuto in comune. Così, da interlocutore attento, Massimo è diventato un amico prezioso.
Massimo Palumbo e la sua famiglia: dal Molise a Latina

Massimo Palumbo nasce l’11 marzo 1946 a Casacalenda, nel cuore del Molise, in provincia di Campobasso. È il primo di tre figli, seguito da Roberto e Giampiero. Il padre, Galileo, originario di Termoli, è un reduce della Seconda guerra mondiale: ha trascorso otto anni nella Marina Militare, dove ha imparato a usare con grande maestria il telegrafo senza fili. Nel 1944, quando la guerra sta ormai volgendo al termine, rientra nel suo paese e comincia a pensare al lavoro e al proprio futuro.
La sua abilità di telegrafista gli apre presto una strada: viene assunto alle Poste di Termoli. In quel periodo conosce Clementina Cicchino, una giovane donna di Casacalenda che gestisce una scuola di sartoria. È abile nel suo mestiere ed è dotata di intelligenza vivace che la distingue. Dopo una breve frequentazione, il 2 dicembre 1944 i due si sposano. Ma Galileo guarda già oltre: sogna di lavorare alle Poste di Roma.
L’arrivo a Latina
L’unico posto disponibile, però, è a Terracina; e lui lo accetta, con l’intenzione di chiedere presto il trasferimento a Latina, una città che lo affascina perché giovane, promettente e vicina a Roma. Passano appena un paio di mesi e arriva l’agognato spostamento, accompagnato dall’assegnazione di un appartamento nelle palazzine riservate ai postelegrafonici. L’alloggio, però, porta ancora i segni della guerra ed è in attesa di ricostruzione. Ma per Galileo e Clementina è comunque l’inizio di una nuova vita.

Galileo Palumbo e Clementina CicchinoLa nascita di Massimo avviene a Casacalenda, perché Clementina, come molte donne di quel tempo, preferisce partorire nel proprio paese d’origine, accudita dalla madre e circondata dagli affetti di famiglia. Massimo è un bambino vivace, curioso. Ama giocare, inventare, e più che sui libri preferisce imparare osservando. Lo studio non lo attrae, ma dentro di sé custodisce già quella scintilla di curiosità che, più tardi, diventerà la sua cifra più autentica.

Latina anni '50: la famiglia di Galileo Palumbo. Massimo è il bambino con i calzoncini neriMassimo frequenta le scuole elementari in Piazza Dante, tranne l’ultimo anno, che seguirà in un vecchio edificio adattato per l’occasione, in viale Cesare Augusto, dove mancano persino i bagni. Per le scuole medie frequenta il Palazzo “M”, come tanti altri ragazzi di Latina nati nel dopoguerra.

Galileo Palumbo con il suo telegrafo senza fili alle poste di LatinaMassimo Palumbo tra i primi studenti del liceo scientifico di Latina
Per le superiori Massimo ha già le idee chiare: il liceo classico non fa per lui. Non ama il latino né il greco, si sente più vicino alle materie scientifiche, alla logica, alla sperimentazione. Ma a Latina, in quegli anni, il liceo scientifico ancora non esiste. Le uniche alternative sono Velletri o Terracina. La crescente domanda, però, convince l’amministrazione a ricavare alcune aule nel vecchio ospedale dismesso, dando vita a una sezione staccata del liceo classico, sotto la guida dello stesso preside, il professor Papa. È così che nasce il liceo scientifico di Latina.

Massimo Palumbo (sesto da sx) all'uscita dall'esame di maturità con i suoi compagni del liceo scientifico Massimo fa parte della prima classe di quel nuovo liceo che, in seguito, prenderà il nome di G.B. Grassi. Le lezioni, inizialmente, si tengono in una struttura di viale Italia, Già in quegli anni, Massimo lascia intravedere la sua vena artistica e grazie al suo prof di lettere Tiriticco, si appassiona alla letteratura, alla filosofia e alla storia dell’arte.

Massimo Palumbo ai tempi dell'università Gli esami di maturità si svolgono nei corridoi del vecchio ospedale, tra banchi improvvisati e muri che ancora portano i segni del tempo. In famiglia sono certi che sceglierà Ingegneria, ma lui sorprende tutti: decide per la facoltà di Architettura. La sua famiglia fa grandi sacrifici per farlo vivere a Roma. Ha così la possibilità di frequentare la facoltà e di conoscere due professori destinati a lasciargli un’impronta profonda: Bruno Zevi e Maurizio Sacripanti.
Il ritorno a Latina

Dopo la laurea, la professoressa Laura Borroni lo vuole con sé come assistente nel corso di Composizione Architettonica. Terminata quell’esperienza, Massimo decide di tornare a Latina e inizia a collaborare con due figure centrali dell’architettura pontina: Gianni Brustolin e Tonino D’Erme. Pur non essendo laureati, sono professionisti di grande talento. Per la firma dei progetti si appoggiano allo studio dell’architetto Riccardo Cerocchi, dove anche Massimo inizierà a lavorare, guidato dalla loro fiducia.
Ma l’ambizione di Massimo è quella di lavorare in autonomia. Così, nel 1973 apre il suo studio in via San Tommaso d’Aquino, al piano terra di una palazzina progettata proprio da Gianni Brustolin e Tonino D’Erme, firmata dall’architetto Cerocchi. È un passaggio decisivo: ora Massimo guarda le cose con altri occhi, e anche Latina gli appare diversa. Si rende conto che la città di fondazione è carica di molti significati che non vengono ritrovati nella parte degli edifici del dopoguerra.

Massimo Palumbo con la moglie Nunzia AcutoQuesta attenzione alla sua città lo porta a incontrare più volte l’autore del Palazzo delle Poste e della stazione di Latina, l’architetto futurista Angiolo Mazzoni, con cui avvierà anche un rapporto epistolare. Sono anni intensi, in cui il lavoro e la ricerca convivono con la voglia di vivere. Ed è proprio in una di quelle serate spensierate in discoteca: al Giona di Fondi, che Massimo incontra Nunzia Acuto, giovane insegnante di lettere di origini campane. Dopo una breve frequentazione, nel 1977 i due si sposano. Dalla loro unione nasceranno Massimiliano e Sara.

Massimo Palumbo al centro con i fratelli Roberto e Giampiero, venuti a mancare troppo prestoLa vita artistica di Massimo Palumbo
La vena artistica di Massimo Palumbo nasce già dai tempi del liceo, ma è all’inizio degli anni Novanta che qualcosa in lui si accende definitivamente, dando avvio a un percorso creativo inarrestabile. La sua prima mostra personale si tiene a Napoli. Da lì in avanti le sue opere iniziano a viaggiare: vengono esposte in diverse città italiane, oltre che a Barcellona e Madrid, affiancando anche partecipazioni a rassegne e mostre collettive.

Casacalenda: "La Scacchiera" opera dell'architetto Massimo Palumbo nel Museo all'Aperto d'Arte Contemporanea Kalenarte Il ritorno a Casacalenda, il suo paese di nascita, per Massimo si rivela illuminante. Durante il restauro del palazzo comunale, che gli viene affidato, matura l’idea di trasformare il paese in un museo a cielo aperto, disseminando opere di vari artisti su tutto il territorio. Massimo rilegge luoghi trascurati o anonimi attraverso il dialogo tra arte e architettura, restituendo senso e identità agli spazi quotidiani. È così che, nel 1992, nasce ufficialmente il MAACK “Museo all’Aperto d’Arte Contemporanea Kalenarte” a Casacalenda, nel Molise.

Latina Piazza della Libertà: "La Fiamma del Carabiniere" opera dell'architetto Massimo Palumbo in onore dei carabinieri caduti nella strage di NassiryaMa anche a Latina Massimo dà voce alla sua arte. Nel 2004 gli viene affidata la realizzazione di un’opera dedicata ai carabinieri caduti nella strage di Nassiriya. Per lui è una grande responsabilità: il monumento dovrà essere collocato in Piazza della Libertà, uno dei luoghi simbolici della città di fondazione. L’intervento riesce pienamente, rispettando equilibrio, misura e memoria. E, fatto non scontato, non suscita alcuna critica: segno di un’opera capace di parlare a tutti.
Nei primi anni Novanta Massimo immagina, per un progetto urbano, un grande cerchio di bicicletta poggiata sulla rotonda davanti Latina Fiori: un omaggio agli anni Trenta. L’idea, pur apprezzata, non verrà realizzata: al suo posto verrà scelto l’aereo. Nel 2012 vince il Concorso Nazionale di idee per la riqualificazione di Piazza del Popolo a Latina. E nel 2020 la giuria dell’IN/ARCH, l’Istituto Nazionale di Architettura, gli attribuisce all’unanimità il Premio Bruno Zevi per la Comunicazione Architettonica, assegnato al MAACK.

Nunzia con i figli Massimiliano (ingegnere informatico) lavora in Polonia e Sara (designer) vive e lavora a RomaL’incontro con Massimo Palumbo
Incontro Massimo nella sua casa, che conosco già, eppure ogni volta mi sorprende. Entrarci è come varcare la soglia di un museo: le sue opere respirano accanto a quelle di altri artisti, alcuni dei quali mi sono particolarmente cari. Ogni parete custodisce un frammento di visione. Per questo, ogni volta che entro nella sua casa, provo la stessa emozione: quella di trovarmi in un luogo che somiglia profondamente a lui.
Massimo, Casacalenda e Latina che emozioni ti danno?
“Casacalenda è il luogo delle radici…lo spazio fisico, il territorio ove ho realizzato la mia Utopia, Il Maack. Le emozioni? Sicuramente mi sono emozionato quando mi hanno comunicato che al Maack era stato assegnato il PREMIO BRUNO ZEVI per la diffusione del valore Architettura. Latina, invece, è il luogo dove ho vissuto, ho studiato, mi sono formato, dove ho fatto tutto e il suo contrario. L’emozione unica la vivo tutte le volte che vedo poggiare corone o stabilire una presenza fisica, davanti al mio lavoro in Piazza della Liberta’, Largo Nassyria, davanti alla “Fiamma del Carabiniere”. Un piccolo segno, volutamente discreto in una Piazza, quella della Libertà, già conclusa”
Cosa manca a latina per farla crescere?
“Mi verrebbe da dire che Latina ha già tutto. Le manca maggiore maturità che solo il tempo ti può dare. Per farla crescere occorre meno litigiosità, riportare la sega in falegnameria ed usare l’intelletto che gli uomini hanno. Mi diceva qualche mese fa un dirigente di banca in missione a Latina: “peccato non avete idea voi di Latina quanto avete e non siete capaci ad utilizzare”. Ecco dovremmo saper dare una risposta a questo signore”

Massimo Palumbo con l'architetto Riccardo Cerocchi all'inaugurazione della retrospettiva di Tonino D'ErmeRaccontare Massimo Palumbo significa attraversare una vita in cui arte, architettura e umanità non sono mai state disgiunte. Significa incontrare un uomo che ha saputo restituire senso ai luoghi e dignità alla memoria, con la stessa naturalezza con cui sa ascoltare, dialogare, accogliere. Ecco! Latina ha bisogno di queste persone per poter crescere.
©Vietata la riproduzione totale o parziale dell’articolo senza il consenso dell’autore

