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Roberto Andreatini, l’ultimo dei restauratori a Latina

Ci sono mestieri che sembrano appartenere a un altro tempo. Mestieri fatti di mani, pazienza, esperienza e passione. A Latina resiste ancora una bottega dove le opere d’arte tornano a vivere e altre prendono forma. È quella di Roberto Andreatini, un uomo che, dopo una vita trascorsa tra restauro, scultura e insegnamento, ancora oggi non sa bene come definirsi: restauratore o scultore? Nato ad Ancona, il suo rapporto con l’arte comincia prestissimo e lo porta fino all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1978 arriva al Liceo Artistico di Latina, dove rimane per trentasei anni, prima come professore e poi come vicepreside. Ma non abbandona mai il restauro e la scultura. Ancora oggi la sua bottega è un luogo d’incontro per artisti e appassionati. E lui è lì, sempre pronto ad accoglierti con delicatezza.

Accanto al mercato coperto di Latina c’è una bottega antiquaria, dove si restaurano quadri, mobili, vasi e tante altre cose appartenute a un altro tempo. Ogni volta che ci passo davanti mi soffermo a guardarle, pensando alle persone che le hanno possedute: chissà quante storie nascondono… Mi affascina anche quell’odore di antico che sembra uscire dalla bottega. Lì dentro c’è un signore alto, con i capelli bianchi e ricci e un’età difficile da indovinare, sempre intento a lavorare su qualche oggetto.

Il maestro Roberto Andreatini, sull’uscio della sua bottega in via Don Minzoni

Poi, con il tempo, quel signore l’ho conosciuto. Prima un saluto accennato, poi, pian piano, qualche parola. L’inverno scorso, dopo la morte di mia mamma, ho avuto bisogno di alcuni suoi consigli, soprattutto per qualche quadro e alcuni mobili d’epoca. Lui, con una gentilezza che non ti aspetti, mi ha dedicato tempo e attenzione. È in quella circostanza che ho voluto approfondire la sua storia. Del resto, il mondo dell’arte mi ha sempre affascinato. Così ho deciso di raccontare il professor Roberto Andreatini.

La storia del prof Roberto Andreatini

Roberto Andreatini nasce il 14 maggio 1948 ad Ancona. È il secondogenito; suo fratello Mario è nato dieci anni prima di lui. Il padre, Otello, lavora per le Ferrovie dello Stato come controllore sui convogli regionali ed è originario di Gradara, luogo simbolo della tragica storia d’amore tra Paolo e Francesca, resa immortale da Dante Alighieri nel V canto dell’Inferno. La madre, Ida Di Giulio, originaria del Molise, si occupa della casa. Otello è un uomo divertente e socievole, ma con i figli è molto esigente. Ida, invece, è decisamente più permissiva.

Ancona anni ’50: Roberto Andreatini con la sua famiglia

Roberto è un bambino sereno, con un carattere gioviale molto simile a quello del padre. Frequenta le elementari ad Ancona e già in quegli anni emerge la sua spiccata predisposizione per il disegno. Terminata la quinta viene iscritto alle scuole medie, ma quella scuola non gli piace. Chiede allora aiuto al fratello Mario, ormai maggiorenne, per iscriversi all’Istituto d’Arte. E così, in gran segreto, Mario asseconda il desiderio di Roberto e lo iscrive all’insaputa dei genitori. Anche se mamma Ida, in realtà, sembra aver intuito qualcosa.

La predisposizione per l’arte

Otello, tramite un amico, scopre tutto e si arrabbia moltissimo, anche con la moglie, per non essere stato coinvolto nella scelta del figlio. Ma quando si rende conto della predisposizione di Roberto per l’arte, finisce per perdonarlo.

Roberto con la mamma Ida

La scuola che il ragazzo ha scelto è molto qualificata e diversi insegnanti arrivano da Roma. Sono nomi importanti del mondo dell’arte. Il preside, Edgardo Mannucci, è un grande scultore, così come il professor Valeriano Trubbiani, con il quale Roberto instaura un rapporto che continuerà per tutti gli anni di studio e per il resto della sua vita.

Roberto prosegue le superiori all’Istituto d’Arte, dove consegue la maturità con il massimo dei voti. Invece di iscriversi subito all’Accademia, decide di svolgere il servizio di leva obbligatorio, per togliersi quell’impegno. La destinazione è l’aeroporto di Treviso, nell’Aeronautica Militare. Il suo carattere gioviale lo rende benvoluto anche dagli ufficiali, che spesso gli prestano la propria divisa per presenziare ai funerali di personalità militari, perché Roberto è alto e di bell’aspetto.

L’Accademia

Terminata la leva, Roberto vorrebbe iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ma il padre non può permettersi di mantenerlo agli studi, perché per frequentarla dovrebbe trasferirsi nella Capitale. A volte, però, il destino dà una mano. Una sua cugina che vive in America si è appena separata e decide di tornare in Italia con la sua bambina, stabilendosi a Roma. Offre così a Roberto vitto e alloggio in cambio di un aiuto con la piccola quando lei è fuori casa. Roberto accetta e può finalmente iscriversi all’Accademia.

Dopo alcuni mesi, per essere più libero, trova una sistemazione diversa insieme ad altri due amici. Per mantenersi, la mattina all’alba va a scaricare cassette di frutta al mercato ortofrutticolo di via Ostiense. D’estate, invece, lavora al porto di Ancona scaricando le navi. Con quello che guadagna riesce quasi a pagarsi l’affitto per l’intero anno accademico. Durante quegli anni di studio e sacrifici realizza diverse sculture e partecipa alla Quadriennale di Roma.

Roma 1972: la foto di Roberto Andreatini che accompagna una sua opera per la Quadriennale di Roma

Il restauro e l’insegnamento

Accanto alla scultura, Roberto decide di imparare anche il mestiere del restauratore. Il suo maestro è Augusto, uno dei più bravi di Roma, che restaura oggetti e mobili per la famiglia Agnelli. Nel 1972 consegue il diploma accademico e nello stesso anno inizia a insegnare scultura nella scuola che lo ha visto studente ad Ancona. La sua prima mostra personale è a Macerata. Seguono quelle di Gubbio e Roma.

Nel 1974 Roberto sposa Anna, una ragazza romana che fa la la hostess per l’Alitalia, conosciuta a Roma durante gli anni dell’Accademia. Dalla loro unione nasce Valentina. Per stare vicino alla famiglia chiede il trasferimento a Roma, ma nelle scuole della Capitale non c’è posto. Nel 1978, però, si libera una cattedra al Liceo Artistico di Latina e Roberto accetta, pur di avvicinarsi alla moglie e alla figlia che vivono a Roma.

Il maestro Roberto Andreatini nella sua bottega di via Don Minzoni

Nel liceo insegna inizialmente Rilievo e Catalogazione e successivamente Scultura. Rimane in cattedra per sedici anni, poi per altri venti ricopre il ruolo di vicepreside. Quello che doveva essere un incarico scelto per avvicinarsi a Roma diventa così un lungo capitolo della sua vita: Roberto resterà al Liceo Artistico di Latina per trentasei anni.

Tra scultura e restauro

Nonostante gli impegni scolastici, Roberto continua a scolpire e a restaurare. Si occupa dei soffitti della cattedrale di Alatri e del restauro completo della chiesa del cimitero di Terracina. Sempre a Terracina interviene sulla cappella di Pio VI, all’interno del Palazzo della Bonifica Pontina. A Latina, invece, restaura la statua del Seminatore dello scultore Ulderico Conti, che sarà poi collocata davanti al Tribunale. Tra le opere da lui realizzate, la più famosa è “La clessidra astrale”, posta in Piazza del Popolo, sotto i portici dell’Intendenza di Finanza.

Latina Piazza del Popolo: il maestro Roberto Andreatini posa accato alla sua opera “La clessidra astrale”

Negli anni Duemila apre la sua prima bottega di restauro a Terracina, per poi trasferirla a Priverno e, infine, nel 2011, a Latina. Nel 2014, dopo quarantadue anni di insegnamento, Roberto raggiunge la pensione. Ma per lui la pensione non significa fermarsi: non abbandona l’arte, continua a creare e a restaurare nella sua bottega di via Don Minzoni, accanto al mercato coperto. Il suo ultimo impegno è il restauro del busto dedicato al grande medico Vito Fabiano, in Piazza Dante.

Il maestro Roberto Andreatini, mentre restaura il busto del medico Vito Fabiano in Piazza Dante

L’incontro con il maestro Roberto Andreatini

Incontro Roberto Andreatini nella sua bottega. Il caldo è infernale, ma quando entro nelle storie tutto si sospende, anche se questa volta un ventilatore mi viene in soccorso. Durante l’intervista entrano diverse persone: un amico, una donna con la passione per il restauro, alcuni curiosi… Ed è bello ritrovare una bottega come quelle di una volta, dove ci si incontra, si socializza e, magari, si raccolgono altre storie.

Roberto, tu sei l’ultimo restauratore di Latina, pensi che questo mestiere scomparirà?

“Non voglio crederlo. È un lavoro molto tecnico e i restauri ci saranno sempre, anzi, credo che saranno sempre più necessari, anche perché si va sempre più verso il recupero e il riciclo degli oggetti. Il problema serio è che i giovani non si avvicinano più a questo mestiere. Secondo me, bisognerebbe fare qualcosa di più per avvicinarli a questo lavoro, anche a livello istituzionale”

Latina come risponde?

“La clientela c’è, ovviamente è una nicchia. Ci sono persone che hanno la possibilità economica di affrontare grandi restauri, ma anche chi porta il vaso di famiglia per farlo sistemare. Alla fine, sono esigenze diverse, ma il legame con gli oggetti e con la loro storia rimane”  

Cosa restauri maggiormente?

“Dipinti e mobili d’epoca”

La tua vita sentimentale?

“Sono felicemente sposato da vent’anni, in seconde nozze, con Alessandra Biscardi”

Un’ultima domanda: cosa preferisci, essere scultore o restauratore?

“Lo devo ancora capire. Forse quando sarò grande lo capirò”

Roberto Andreatini con la moglie Alessandra Biscardi

Esco da quella bottega quasi inebriato dall’odore dei colori e del legno antico. Roberto resta lì, tra mobili, quadri, sculture e oggetti che aspettano di tornare a vivere. A settantotto anni continua a lavorare con la stessa passione di quel ragazzino che, all’insaputa del padre, decise di iscriversi all’Istituto d’Arte. E forse ha ragione lui: avrà ancora tempo per capire, quando sarà grande, se si sente più scultore o restauratore.

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