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Ezio Lucchetti, da Sezze a un ruolo di primo piano a Latina

Nella prima metà del Novecento, tra guerre, privazioni e incertezze, per molti italiani la vita fu una continua lotta per la sopravvivenza. Eppure, proprio nelle difficoltà più dure nacquero storie di straordinaria determinazione. Nei piccoli centri come Sezze, dove l’agricoltura e l’artigianato rappresentavano spesso l’unica fonte di sostentamento, il coraggio e il sacrificio erano valori quotidiani. Alcuni cercarono fortuna lontano, emigrando verso terre sconosciute; altri scelsero di costruire il proprio futuro affrontando ostacoli apparentemente insormontabili. Tra questi vi fu Ezio Lucchetti, che con tenacia, impegno e grandi rinunce riuscì a trasformare le difficoltà della sua epoca in opportunità, affermandosi nella professione forense e lasciando un segno nella comunità pontina.

Durante gli anni alla presidenza della Camera di Commercio di Latina, l’avvocato Ezio Lucchetti era solito fare una passeggiata durante le pause di lavoro. Appassionato di musica, spesso entrava nel negozio della mia famiglia e, quando possibile, ci fermavamo ad ascoltare qualche brano e a conversare. Ricordo con piacere quelle sue visite, il suo sorriso e la sua pacatezza. Da quelle chiacchierate, avevo percepito le sue grandi capacità di mediazione che lo distinguevano come uomo e politico.

Ezio Lucchetti e i suoi primi trent’anni tra guerra e sacrifici

Ezio Lucchetti nasce a Sezze il 20 agosto del 1921. Terzo e unico maschio di cinque figli. Il papà Leone Costantino, detto Ndindo, da giovanissimo, emigra in America. Trova lavoro in una grande azienda metalmeccanica, dove si fa notare per la sua competenza. Ma la leva lo costringerà a tornare in patria. Ad attestarne il valore professionale, una lettera di encomio dell’azienda per il lavoro svolto negli Stati Uniti.

Leone Costantino Lucchetti e Clotilde Millozza

Terminato il servizio militare, Leone rientra a casa e intraprende l’attività di idraulico, un mestiere allora poco diffuso in paese. In quegli anni conosce Clotilde Millozza, che sposerà di lì a poco. Insieme costruiranno una famiglia numerosa: lui al lavoro, lei impegnata nella crescita dei loro cinque figli: Rina, Maria, Ezio, Fortunata e Fulvia.

Leone Lucchetti, in primo piano con il suo cane da caccia Bill, e degli amici, all’ingresso di una lestra nelle paludi pontine

Durante il periodo fascista, Leone, insieme a un collega romano, si aggiudica l’appalto per la costruzione dell’acquedotto di Sezze. In seguito i due donano al Comune una fontana, battezzata “Ferro di Cavallo”. In una fotografia dell’inaugurazione, mentre le autorità sfoggiano uniformi fasciste, Leone e il socio compaiono in abiti da lavoro e restano seduti, manifestando così la loro distanza dal regime: essendo socialisti e privi della tessera del partito. Grazie alla stima dei compaesani, sfugge alle ritorsioni del regime.

Sezze 1923: inaugurazione della fontana “Ferro di Cavallo” donata da Leone Lucchetti e un suo collega romano, seduti per protesta contro il regime fascista

La morte di mamma Clotilde

Nel 1936 Clotilde muore per un’embolia improvvisa, lasciando in Ezio, ancora adolescente, un dolore profondo. Soffrirà molto la mancanza della mamma. Le scuole le frequenta a Sezze, fino al quinto ginnasio. Per il liceo, sarà costretto, a scendere a Littoria all’Istituto Vittorio Veneto. I tempi sono duri e per non gravare sull’economia familiare prepara i suoi studi da privatista. Nonostante tutto, riuscirà a prendere la maturità con ottimi voti.

Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’università La Sapienza di Roma. Per raggiungerla da Sezze, spesso percorre a piedi il tratto fino alla via Appia, chiedendo poi passaggi ai camionisti diretti nella capitale. Ezio è un ragazzo determinato: vuole conseguire la laurea a ogni costo. Ma lo scoppio della guerra interrompe i suoi studi. Reclutato e destinato a Piacenza, trova una piccola soddisfazione nell’indossare un abito nuovo, seppur una divisa militare. Parte come caporale, diventa allievo ufficiale e infine consegue il grado di sottotenente.

Vergato (BO), 1942. Il sottotenente Ezio Lucchetti, al centro in piedi, posa con alcuni commilitoni.

Da Piacenza viene destinato in Sicilia, a Lentini. Successivamente a Siracusa e ad Augusta. Infine, a Napoli per l’obbligatorio corso ufficiali. Subito dopo fa domanda per essere inviato in Russia o in Africa. Fortunatamente la sua richiesta non viene presa in considerazione. Per il regime fascista, chi fa domanda per quelle zone rischiose viene considerato un fedelissimo e quindi più utile in Italia. Verrà inviato in Corsica.

Nel novembre del 1943, Ezio viene inquadrato nel Corpo Volontario di liberazione, ma sbarcato a Napoli ottiene, dopo quattro anni di guerra, il congedo per le condizioni difficili della sua famiglia. Giusto in tempo per evitare i combattimenti. A causa dei bombardamenti il viaggio in treno per raggiungere Sezze e la sua famiglia dura tre giorni.

La laurea e l’inizio della professione

Per pagarsi gli studi trova lavoro in un ufficio a Latina, dove prende in affitto una piccola stanza, insieme ad un amico. Nel 1946, con molti sacrifici si laurea. Dopo aver chiesto l’aspettativa dove sta lavorando, inizia a frequentare, saltuariamente, lo studio dell’avvocato Leone Zeppieri e, per il civile, più assiduamente quello dell’onorevole Mario Lauro Pietrosanti.

Ezio Lucchetti con la moglie Gabriella Franzellitti

A Sezze, conosce una ragazza di cui si innamora, si chiama Gabriella Franzellitti. Decidono di sposarsi e andare a vivere a Latina, Passati due anni, ottenuta l’abilitazione alla professione, apre uno studio legale. Successivamente, insieme ad altri avvocati, lo aprirà anche a Sezze, Cisterna ed Aprilia.

La politica

Spinto da alcuni compaesani e soprattutto dal padre, Ezio si candida alle elezioni comunali di Sezze con una lista civica. La scelta gli offre anche l’occasione di lasciare l’incarico di vicepretore, assunto per la carenza di avvocati non compromessi con il passato regime fascista. Non potendo rifiutare direttamente la nomina, sfrutta l’incompatibilità tra le due cariche per presentare le dimissioni. Eletto consigliere comunale, avvia così la sua esperienza amministrativa.

Comizio a Latina: Ezio Lucchetti al centro, alla sua dx Franco Luberti e al microfono Ignazio Balsamo

Nel frattempo, alcuni amici di Latina, città in cui si è trasferito, lo invitano a entrare nel Partito Repubblicano, forza politica di maggioranza dopo le elezioni del 1946. Il partito esprime numerosi assessori e il primo sindaco dell’era democratica Fernando Bassoli. Sebbene restio, Ezio finisce per aderire al partito.

La svolta arriva dopo la morte improvvisa dell’amico Ezio Pompili, che lo aveva più volte incoraggiato ad aderire al PRI. Ezio si iscrive al partito ed entra nell’esecutivo provinciale, contribuendo all’attività politica e al rilancio economico del territorio pontino.

L’avvocato Ezio Lucchetti a sx, accanto al collega Franco Luberti

Si discutono i principali progetti per il futuro del territorio pontino: la Latina-Roma (oggi Pontina), il Consorzio Industriale, la Flacca, la centrale nucleare, l’aeroporto di Latina e gli interventi della Cassa del Mezzogiorno. Ezio partecipa a lunghe e spesso inconcludenti riunioni, che lo riportano a casa a notte fonda.

Ezio Lucchetti presidente del Latina calcio e il derby con il Sezze

La famiglia si allarga con la nascita della primogenita Clotilde; in seguito, arrivano anche Paola e Dino. Su incoraggiamento della moglie Gabriella, detta Lella, Ezio acquista la prima casa, impegnandosi con un consistente numero di cambiali. Intanto, accanto alla professione e all’attività politica, assume la presidenza del Latina Calcio, su richiesta del sindaco Igino Salvezza, chiamato a risollevare una società ormai in grave difficoltà e ridotta a soli dieci giocatori in organico.

Una missione quasi impossibile. Gli aiuti promessi dal Comune non arrivano, ma Ezio, grazie alla sua determinazione e capacità organizzativa, riesce a salvare la società nonostante la retrocessione. Rimane presidente per cinque stagioni e, quando la squadra rischia una nuova e inevitabile discesa di categoria, sfrutta con abilità diplomatica il suo ruolo di consigliere regionale della F.I.G.C., ottenendone il ripescaggio.

In quegli anni il Latina affronta un derby particolarmente sentito contro il Sezze, segnato da una storica rivalità tra le due tifoserie. Ezio, setino e presidente del Latina, diventa bersaglio delle contestazioni più accese. A pochi giorni dalla partita gli viene persino lasciata una bara davanti a casa, ma lui reagisce con il consueto spirito ironico: «Vinceremo il derby e vivrò a lungo». La previsione si rivela esatta: il Latina vince e Ezio continuerà a vivere una lunga e intensa stagione di impegni e successi.

Ezio Lucchetti mentre stringe la mano al segretario del PRI Giovanni Spadolini

I suoi molteplici incarichi

Nel corso della sua vita, l’avvocato Ezio Lucchetti ricoprirà numerosi incarichi pubblici e associativi. È più volte consigliere comunale, presidente del Latina Calcio, dell’AB Latina Basket, del Circolo Cittadino e dei Radioamatori Latina. Il ruolo che più lo distinguerà sarà quello di presidente della Camera di Commercio, incarico di lungo corso: dal 1970 al 1991, mettendo in evidenza le sue capacità amministrative e di mediazione.

L’avvocato Ezio Lucchetti, in un raro momento di relax

Ezio Lucchetti non abbandonerà mai la professione forense. Nel 2007 affida i suoi ricordi al libro autobiografico “I miei primi ottant’anni”. Verrà a mancare il 21 aprile 2016, all’età di novantacinque anni.

L’incontro con il figlio Dino

Incontro nello storico studio di Ezio Lucchetti il figlio Dino, con il quale ho condiviso i banchi della scuola elementare. Anche lui è avvocato e continua a portare avanti l’attività forense di famiglia, affiancato dai suoi figli: Ezio e Marco.

Come era il rapporto di tuo papà con Sezze

“Tornava soprattutto per far visita alla sorella e per recarsi al cimitero a trovare i suoi cari”

Quindi non aveva senso di appartenenza al suo paese?!

“Assolutamente no. Era orgoglioso delle sue origini setine. Come molti della sua generazione, nutriva un forte senso di appartenenza e riconosceva a Sezze una tradizione culturale importante. Tuttavia, gli impegni professionali, politici e associativi che lo assorbivano a Latina gli lasciavano poco tempo per frequentare il paese con assiduità”

Il tuo rapporto con lui?

“Abbiamo avuto sempre un ottimo dialogo. A lui piaceva raccontarmi le sue storie”

L’avvocato Lucchetti e il ricord del suo sorriso durante le nostre chiacchierate

Da Sezze a Latina, dalla guerra alla professione forense, il suo percorso racconta una pagina significativa della storia del Novecento pontino e testimonia uno spessore umano e politico oggi sempre più raro.

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