Giuseppe Bellamio, detto Pino, nasce a Littoria da una famiglia padovana trasferitasi nell’Agro Pontino nel 1934, assegnataria di un podere dell’Opera Nazionale Combattenti sulla via Lunga. La sua infanzia è divisa tra la scuola e il lavoro nei campi, dove aiuta il padre, imparando presto il valore del sacrificio. Crescendo prova a fare il falegname, ma capisce che non è la sua strada. Durante le estati va a Padova, dai parenti, dove lavora come cameriere e scopre il mondo della ristorazione. Intraprendente, determinato e amante della socialità, prende una decisione destinata a cambiare il suo destino: svuota la stalla di famiglia e la trasforma in un circolo ACLI. È l’inizio della sua carriera da ristoratore, che negli anni lo porterà lontano, fino a Cuba.
Nel 1963, sulla via Lunga, iniziarono i lavori di sbancamento per il suo ampliamento. Di lì a poco sarebbe diventata una delle arterie più trafficate della provincia pontina, passaggio obbligato per chi era diretto verso Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina. Lungo quella strada, quasi naturalmente, nacquero trattorie che col tempo si trasformarono in veri ristoranti, luoghi di sosta e di storie. Nel 1978 quella strada divenne la Mediana e nel 1985 fu denominata Pontina.
Di quella strada ho già raccontato del ristorante di Assunta Petrarca e di quello di Ciro Cosentino. Tra quelli che ho conosciuto bene e che non posso dimenticare c’è quello di Pino Bellamio. Non era solo un ristorante, ma un frammento della mia giovinezza, fatto di incontri, sapori e ricordi che ancora oggi tornano vivi. Lo frequentavo con il mio più caro amico, Massimo Antonelli, che conosceva bene Pino che da giovanissimo, aveva lavorato nella falegnameria del mobilificio degli Antonelli.

Latina: Il bar ristorante Bellamio sulla via Pontina Essendo venuto a mancare circa tre anni fa, ho saputo che l’attività continua grazie alla figlia, Alida. È stata la mia amica Emanuela Gasbarroni a mettermi in contatto con lei. Fin dalla prima telefonata ho percepito la sua disponibilità a raccontare la storia del padre. Parlando al telefono, è emerso anche un legame inatteso: da giovane, Alida era stata insieme a mio cugino Claudio Andreoli, che oggi non c’è più. Un ricordo che ha reso quel contatto ancora più intenso, come se le storie, a distanza di anni, trovassero sempre un modo per riannodarsi.

La famiglia Bellamio da Padova a Littoria
Giuseppe Bellamio, che tutti chiameranno Pino fin da bambino, nasce a Littoria il 7 luglio 1944. È il quinto di sei figli. Il padre, Albino, lavora a Padova, sua città di origine, in una fabbrica di sapone, dove è impiegata anche la moglie, Enoria Targa. Negli anni Trenta Albino viene a conoscenza della possibilità di ottenere un podere nell’Agro Pontino, dove si stanno completando i lavori della bonifica integrale. Per riuscirci deve associarsi a due dei suoi fratelli.

Albino BellamioCosì, nel 1934, Albino lascia Padova e si trasferisce nel podere 1023, in via Lunga: diversi ettari di terra da coltivare, a circa sette chilometri dal centro della nuova città di Littoria. Per lui ed Enoria, insieme alla loro prima figlia Cesarina, è l’inizio di una nuova vita, anche se di agricoltura sanno ben poco. Ma la necessità di andare avanti li spinge a superare ogni ostacolo. Il lavoro è duro però i risultati si cominciano a intravvedere. Lì, intanto, nasceranno altre tre figlie: Argia, Franca e Maria.

Littoria via Lunga anni '30: Enoria Targa nel podere 1023 L’arrivo della guerra anche nella zona di Littoria li costringe a sfollare, trovando rifugio a Bella Farnia, a pochi chilometri dal loro podere. Enoria è in attesa di un bambino e non può allontanarsi troppo. Dopo la ritirata dei tedeschi, la famiglia torna al podere, dove nascerà Pino. Dopo di lui, quando Littoria diventerà Latina, arriva anche l’ultimo figlio: Ilario.

La storia di Pino Bellamio e dei suoi primi lavori
Pino è un bambino vivace, con una precoce voglia di fare. Quando può, aiuta il padre nei campi. Dopo le scuole elementari, frequentate a Borgo San Michele, si iscrive alle medie, ma non vuole pesare economicamente sulla famiglia e decide di interrompere gli studi per cercarsi un lavoro. Lo trova nella falegnameria del mobilificio Antonelli e Bellomo, in via Piave. Ma sarà solo una breve parentesi: quel mestiere non fa per lui. Così continua ad aiutare i suoi genitori in campagna.

Durante l’estate Pino trascorre lunghi periodi dai parenti in Veneto, ad Abano Terme, dove gestiscono un centro termale. Lì lavora come cameriere, un’esperienza che lo entusiasma: ama stare a contatto con la gente, parlare, creare relazioni.

Borgo San Michele: Pino Bellamio adolescente Nel frattempo arriva la cartolina per il servizio militare. Viene arruolato nel 5° Reggimento Fanteria “Aosta” e destinato nella storica sede di Messina. Di quel reggimento Pino sarà sempre profondamente orgoglioso.

Messina: Pino Bellamio arruolato nel 5° Reggimento Fanteria “Aosta” L’amore e la nascita del circolo Acli

Nel 1966, durante una delle tradizionali feste organizzate dalla comunità veneta a Borgo San Michele, tra musica, balli, tavoli affollati e profumi di cucina di casa, Pino conosce Maria Sterzi, nata a Latina ma anche lei di origine veneta. Basta poco: uno sguardo, poche parole, ed è il classico colpo di fulmine. I due si sposeranno cinque anni dopo e dalla loro unione nascerà Alida.
Pino, però, non riesce ancora a trovare una vera stabilità lavorativa. La ristorazione lo attrae sempre di più e, ogni tanto, va a lavorare al ristorante di Ciro Cosentino, proprio di fronte al suo podere. È lì che comincia a farsi strada un’idea.

La famiglia Bellamio posa davanti al podere trasformato in ristoranteConvince la famiglia a vendere il bestiame e a svuotare la stalla. In quello spazio, fino ad allora destinato al lavoro dei campi, immagina qualcosa di diverso: un luogo di incontro. Nel 1974 apre così un circolo ACLI, un luogo di aggregazione sociale, dove inizia a servire vino e cibo a chi vive nei dintorni.
Il ristorante Bellamio
Due anni dopo, Pino decide di trasformare radicalmente il suo podere: nasce così il ristorante Bellamio. Il successo è immediato. Gli spazi si prestano perfettamente alle cerimonie: matrimoni, comunioni e cresime si susseguono senza sosta, in una città che cresce giorno dopo giorno. Il ristorante arriva a ospitare fino a quattrocento persone. In cucina, oltre a due cuochi, lavorano le sorelle Franca e Maria, insieme alla moglie Maria, mentre Pino si dedica alla sala: una vera gestione familiare, dove ognuno dà il proprio contributo.
Sono i piatti di montagna a dare identità al ristorante: maccheroni alla contadina, lasagne, cannelloni ricchi e saporiti, che raccontano le origini venete della famiglia. Dalla cucina arrivano profumi intensi, familiari, che si mescolano alle voci delle sale piene. E poi c’è la grande griglia, sempre accesa: per i secondi di carne alla brace.

Pino Bellamio con un cliente d'eccezione: Umberto TozziOra che le cose vanno per il verso giusto, Pino sente il bisogno di mettersi alla prova in nuove esperienze, magari aprendo un ristorante all’estero. La prima occasione arriva dalla Russia, ma non riesce a realizzare ciò che aveva immaginato.
La cucina di Pino Bellamio all’Avana
Sarà invece a Cuba che il suo sogno prende forma. Non è facile, in quegli anni, aprire un ristorante privato, ma Pino è un uomo capace di creare relazioni e farsi apprezzare. Anche grazie a questa sua dote riesce a entrare nelle grazie di Fidel Castro e ad aprire un ristorante all’Avana, portando la cucina italiana oltreoceano.

Avana: Pino Bellamio con Fidel CastroIntanto, a Latina, le cerimonie iniziano a diminuire. In accordo con la figlia Alida, che collabora con lui dal 2000, Pino decide di rinnovare il locale. Viene creata una zona bar, separata dal ristorante, e uno spazio all’aperto con un forno a legna per le pizze. È un tentativo di adattarsi ai tempi che cambiano, ma il progetto della pizzeria non riuscirà a decollare del tutto.
L’avventura cubana, invece, durerà diversi anni. Poi, nel 2005, stanco dei continui viaggi, Pino decide di tornare definitivamente per dedicarsi al suo ristorante. Nel 2021 si ammala di cuore e, dopo un anno, il 3 settembre 2022, si spegne. Oggi la storica attività è portata avanti dalla figlia Alida, che gestisce il bar tabacchi e il ristorante, che apre solo a pranzo.
L’incontro con Alida Bellamio
Incontro Alida nel suo bar ristorante sulla Pontina e, fin dai primi istanti, ho la sensazione di conoscerla da sempre. Forse è il racconto, toccante, della storia vissuta con mio cugino Claudio trent’anni fa a emozionarmi e a far nascere una familiarità spontanea, che rende naturale entrare subito in confidenza.
Alida che rapporto avevi con tuo papà?
“Eravamo molto diversi e a volte ci scontravamo. Lui era espansivo, capace di socializzare con tutti, mentre io sono sempre stata più riservata, anche se col tempo ho cercato di migliorarmi”
Era geloso di te?
“Molto, soprattutto perché ero figlia unica. Da adolescente ho risentito un po’ della sua severità, ma anche da grande voleva sempre sapere chi frequentassi”
Quali insegnamenti ti ha lasciato?
“L’amore per la famiglia, la determinazione e il rispetto per il prossimo”

Alida Bellamio con la mamma Maria dietro al bancone del bar Da quel podere sulla via Lunga è nata una storia fatta di lavoro, coraggio e intuizione. Una storia che ha attraversato generazioni, cambiamenti e perfino oceani. Oggi Pino non c’è più, ma qualcosa di lui è rimasto: nei ricordi di chi lo ha conosciuto, nei racconti che ancora si intrecciano, in quel modo di accogliere che continua a vivere nel locale portato avanti da Alida. Perché certe storie, qui da noi, non finiscono davvero: continuano a camminare insieme alle persone.
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