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Tonino D’Erme l’architetto non architetto

Latina viene definita “Città del Razionalismo”, ma gli esperti dicono che di razionalismo ha solamente il quartiere Nicolosi. La vera definizione è “Città del Novecento”, perché abbraccia tutte le architetture del secolo scorso. Dopo la costruzione degli edifici di fondazione e quindi del ventennio, Latina ha dato modo agli architetti che si sono succeduti di sbizzarrirsi, forse con troppa facilità. Le trasformazioni subite dalla vecchia Littoria, oggi ci appaiono come veri e propri scempi. Ma è al di fuori della circonvallazione, che poi è nata Latina con costruzioni pregevoli e altre sicuramente discutibili. Parlando di architettura, voglio raccontarvi di un grande non architetto, Tonino D’Erme, a cui ero particolarmente legato.

Con piacere apprendo la notizia che è stato presentato, in commissione Cultura, il progetto per il Festival dell’Architettura del Novecento a Latina. Apprezzo particolarmente perché, qualche anno fa, parlando con l’amico Antonio Pennacchi gli lanciai l’idea di un festival dell’architettura, a lui piacque tantissimo e mi presentò, seduta stante, il Presidente dell’Ordine degli Architetti, Massimo Rosolini. Poi arrivò la pandemia… Con questo non voglio rivendicare alcuna paternità, l’importante è il rilancio della città.

Ma veniamo al mio racconto: ci sono alcune persone di Latina a cui mi sento particolarmente legato, alcune purtroppo non ci sono più, ma il legame è inscindibile. È una questione affettiva. Affetto nato quando ero bambino. Tra questi Tonino D’Erme, che conobbi quando mio papà stava per aprire il negozio di hi-fi di fronte al Palazzo M. Era il 1968 e avevo solo nove anni. Tonino era ancora un ragazzo e dava indicazione agli operai. Mio padre lo chiamava architetto, e io rimasi affascinato da quella figura molto particolare.

Latina 1968 Corso della Repubblica, negozio Andreoli disegnato dai non architetti Tonino D’Erme e Gianni Brustolin

La storia di Tonino D’Erme a un soffio dalla laurea

Antonio D’erme, che tutti chiameranno Tonino, nasce il 18 aprile del 1941 a Sermoneta, nella provincia di Littoria. Figlio di Andrea e Giovanna. Tonino è il secondo e unico maschio di quattro figli. Le sorelle sono: Titti, la più grande, poi Paola e Daniela. Andrea lavora in amministrazione al Consorzio Agrario di Littoria, ma poi è costretto a partire per la guerra. Finito il conflitto, nel 1946 si trasferisce con la famiglia a Latina.

Tonino, inizia le scuole elementari a Piazza Dante, con il maestro Faggella, che si accorge di quei bellissimi disegni che ha sul banco. Il maestro chiama il padre e gli dice che non deve fare i disegni al figlio. Ma Andrea giura di non averglieli mai fatti. Tonino è un bambino dolce, non litiga mai con nessuno. Alimenta solo la sua creatività, respira arte.  Impara pure a suonare la chitarra, strumento che suona anche il papà. Da ragazzo gli capiterà, in maniera estemporanea, di suonare nel gruppo del famoso chitarrista olandese Peter Van Wood.

La mamma e il papà di Tonino D’Erme

Alle scuole medie apprezza maggiormente le materie scientifiche e artistiche. Ha come compagna di banco una ragazzina di nome Mimma: i due diverranno fidanzatini. Alle superiori sceglierà di frequentare la scuola per i Geometri, all’Istituto Vittorio Veneto, perché il liceo artistico a Latina, non c’è.

Primi anni Cinquanta, Tonino D’Erme adolescente

Presa la maturità, decide di iscriversi all’università nella facoltà di Architettura, ma per chi proviene dall’istituto per i geometri non è possibile. Occorre necessariamente il diploma del Liceo Artistico. Tonino non si perde d’animo e l’anno successivo, da privatista, supererà brillantemente gli esami di maturità. Finalmente potrà accedere alla facoltà di architettura.

Primi anni Sessanta Tonino D’Erme da ragazzo

Tonino studia e lavora perché sta per sposarsi con Mimma, la sua compagna di banco delle medie con la quale avrà due figli, Andrea ed Eleonora. Viene chiamato ad insegnare architettura al liceo artistico: finalmente aperto anche a Latina. Oltre a insegnare collabora con l’architetto Riccardo Cerocchi, che ha capito la genialità di quel giovane studente di architettura. Oltre tutti gli impegni riesce a dedicare del tempo alla pittura e alla scultura. Passioni che non abbandonerà mai nel corso della sua vita.

Tonino D’Erme con i figli Andrea ed Eleonora

Uno dei suoi più cari amici è Roberto, si conoscono dai tempi della scuola e ora che sono sposati si frequentano con le rispettive mogli, Mimma e Mirella. In quel periodo conosce un altro studente di architettura dalle grandi capacità, si chiama Gianni Brustolin. Due menti eccezionali che si trovano e riescono pure a collaborare per qualche anno. La fine degli anni Sessanta sarà molto prolifica per i due non architetti: tanto gli studi universitari possono aspettare.

Tonino D’Erme in un suo raro momento di relax

Nel Sessantotto disegnano gli interni del negozio Andreoli, sotto i portici. Poi sarà la volta di tante altre attività: quella di Luigi Cinelli, di fronte Piazza San Marco, la Casa Veneta del Tessuto, Cose Così entrambe in via Eugenio di Savoia. Poi la boutique IN di Giovinazzi in Piazza della Libertà, la gioielleria Wiquel, Martignago calzature in Corso della Repubblica e tanti altri. I tratti distintivi di Gianni e Tonino si vedono appena entri in quei negozi: il legno naturale o laccato a poro aperto, i soppalchi e le forme geometriche. Luoghi accoglienti, ma pieni di modernità, dove anche il più piccolo dettaglio non viene trascurato.

Oltre agli interni delle attività commerciali e industriali, suo il progetto della mensa alla farmaceutica Janssen, Tonino si dedicherà agli interni delle abitazioni e ai progetti di diversi edifici del costruttore Bruno Borsari. Nella mappatura promossa dalla Direzione Generale del MIC (Ministero della Cultura), delle opere ritenute significative nella storia dell’architettura contemporanea sul territorio nazionale, l’unica censita a Latina è di Tonino D’Erme, una abitazione unifamiliare: “Villa Lasala” ubicata in via del Fontanile, traversa di via Nascosa.

Con le amministrazioni pubbliche è invece refrattario, non ama i compromessi. L’unica sua opera, postuma, sarà la sala consiliare della Provincia, situata all’interno del Palazzo della Prefettura di Latina. Tonino D’Erme, con le sue opere e installazioni parteciperà a diverse mostre. Purtroppo, dopo una fulminante e terribile malattia morirà il 30 giugno del 2006.

L’incontro con Mirella, Paola, Gianni e Massimo

Mirella Gaspari è stata l’ultima compagna di vita di Tonino, mi ha fatto da gancio l’architetto Massimo Palumbo:

Mirella, quando hai conosciuto Tonino?

“Ci siamo conosciuti da ragazzi. Io ero sposata con il suo amico Roberto e lui con Mimma. Ci siamo frequentati per diverso tempo. Poi lui si lasciò con Mimma e io con Roberto. Ci siamo rivisti dopo una decina di anni, lui usciva da una storia importante che lo aveva segnato profondamente. Il nostro è stato un amore solido cresciuto nel tempo. Insieme abbiamo fatto tanti viaggi, ma solo negli ultimi anni. Lo convinsi a prendere l’aereo, di cui aveva una paura terribile. Si è arricchito viaggiando: le sue ultime opere, furono influenzate proprio da quei viaggi”

Paola D’Erma, sorella di Tonino:

Paola come era il tuo rapporto con Tonino?

“È stato un rapporto di affetto e di grande affinità. Avevamo gli stessi interessi. Ci siamo sempre sostenuti nelle nostre scelte esistenziali. Il suo talento ha sempre suscitato la mia curiosità e questo ha contribuito al mio accrescimento personale e culturale. Quando mi sono laureata, mi feci accompagnare da lui con la sua mitica Diane, era l’unico a saperlo. Ai miei genitori telefonai dopo aver discusso la tesi”   

Gianni Leonardi, il collaboratore di una vita:

Gianni, quando hai conosciuto Tonino?

“Nel 1968 ero studente al Liceo Artistico e il mio professore Nicotra, siccome andavo molto bene, mi consigliò di fare da assistente a Tonino, che insegnava in un’altra sezione. Feci domanda al provveditorato e accettarono. Finita l’esperienza scolastica mi chiamò per collaborare. Subito dopo entrò in crisi matrimoniale e io lo aiutai molto nel lavoro. Andavamo molto d’accordo e ci divertivamo lavorando. Un’esperienza unica lavorare con lui, è stato un grande maestro”

Il suo amico, l’architetto Massimo Palumbo:

Massimo, il tuo rapporto con Tonino?      

“Ero ancora studente universitario. In treno incontrai l’architetto Adolfo Antonelli, fu lui che ci fece conoscere. Rimasi subito affascinato da Tonino, aveva un grande carisma. Non riuscivo a credere che fosse ancora studente, anche perché già lavorava. Disegnava a casa nel suo studio, con i figli piccoli che correvano e urlavano, non so come facesse”

Mi spieghi la storia della laurea?

“Quando lo conobbi gli mancavano due esami e la tesi di laurea. Io lo spinsi a fare gli ultimi due esami. Li preparammo insieme: composizione architettonica uno e due. Gli rimaneva la tesi. Ma lui preso da mille impegni rimandava di anno in anno. Prendeva l’appuntamento con la professoressa Laura Borroni per preparare la tesi e poi non si presentava. Non so quante volte gli dissi di finire il percorso universitario, ma poi nulla”

Tu collaborasti con Tonino?

“Sì, ma collaborai più con Gianni Brustolin, anche lui non laureato. Infatti, i miei colleghi architetti mi rimproveravano di collaborare con due geometri. Con Tonino l’amicizia è durata tutta la vita. Abbiamo condiviso la passione per l’arte. Lo trascinai a Casacalenda nel Molise per la mostra a cielo aperto il MAACK Museo all’Aperto Arte Contemporanea Kalenarte. Dove Tonino realizzò la Cromoscala”

Cosa vorresti per Tonino?

“Vorrei gli fosse intitolato qualcosa: un giardino, una rotonda… Nel 2017 la Casa dell’Architettura di Latina, al Garage Ruspi, dedicò una mostra sui suoi lavori. Ma non basta, Tonino era sempre sui cantieri e si rimetteva sempre in gioco, nonostante tutto. Un personaggio così non merita di andare nel dimenticatoio.”  

Tonino D’Erme in un suo momento di concentrazione

Nel 1990 Tonino D’Erme progettò il negozio di mio papà in via Tommaseo e nel 1991, la mia prima casa, un piccolo monolocale. Uscì un lavoro stupendo, da rivista di design. Ho ancora l’immagine di Tonino, pensieroso che guarda, studia, come fosse su un’altra dimensione, dove gli altri non riescono a vedere. Per me Tonino non era un non architetto era l’Architetto. Spero che l’Ordine degli Architetti si faccia promotore per far ottenere la laurea honoris causa a Tonino D’Erme, per me indimenticabile.

3 Comments

  1. lo conobbi nel 1951, anche lui abitava in via Cavour, credo fosse il n° 12. Un carattere mite, estremamente sociale. Come si ritrovava in mano un attrezzo che facesse rumore, lui lo faceva suonare. Il suo compagno più assiduo era IL PICCOLO, una armonica a bocca che lui riusciva a far parlare. Ricordo con lui le lunghe partite a “mazza picchio” ciao Tonì?!?

  2. Caro Emilio, bellissimo racconto
    non sapevo del riconoscimento da parte del ministero https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=3664
    faccio comunque presente che tutta ‘opera di mio padre relativa all’Architettura é consultabile presso la Casa dell’Architettura a Latina , ceduta dai figli, . https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=cons&Chiave=14677
    La storia che raccontato é veramente toccante sotto il profilo umano e personale.
    un giorno forse sarà possibile approfondire il contributo di Tonino,

  3. La storia che hai raccontato é veramente toccante sotto il profilo umano e personale.
    Un giorno forse sarà possibile approfondire il contributo di Tonino, tutte le persone che hanno avuto l’opportunita di conoscerlo e approfondire il rapporto o lavorarae con lui, sono state fortemente colpite dalla sua personalità.
    IL suo lavoro é la testimonianza viva di un talento mai sufficentemente riconosciuto come capita a molti, spero che, studenti, laureandi, ricercatori accedendo all’archivio possano riscoprire il suo contributo.

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