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Gabriella Marano, la criminologa di Latina si racconta

Questa è la storia di una bambina curiosa, vivace e soprattutto ribelle. Si arrampica sugli alberi, ama studiare e mal sopporta l’autorità di un padre che vorrebbe decidere il suo futuro. Ma Gabriella Marano la propria strada vuole scegliersela da sola. Conseguirà due lauree per poi specializzarsi in criminologia. Da Avellino si trasferisce per amore a Latina ed è proprio dalla città pontina che comincia a costruire la sua carriera, continuando a sfuggire a quel destino già scritto che il padre aveva immaginato per lei. Oggi Gabriella è una criminologa affermata e un volto familiare al pubblico televisivo, grazie alle numerose partecipazioni prima in Rai e poi su Mediaset. Ho voluto incontrarla per farmi raccontare come quella bambina ribelle sia riuscita, alla fine, a diventare esattamente la donna che voleva essere.

Qualche settimana fa ho ricevuto il Gatto d’Oro per la letteratura, in Piazza del Popolo, durante la trentaduesima edizione della Notte dei Gatti. Il premio mi è stato consegnato dalla criminologa Gabriella Marano e per tutto il tempo mi sono chiesto dove l’avessi già vista. Poi, nel parterre, l’ho incontrata di nuovo e sono riuscito a farle qualche domanda. È stato allora che ho ricordato di averla vista in alcuni programmi televisivi nazionali. Ormai la sua storia l’avevo nel mirino.

Latina 13 settembre 2026, mentre ricevo il premio Letteratura Gatto d’Oro dalla criminologa Gabriella Marano

Ma non è stato così semplice perché non avevo il suo contatto, e allora è stato fondamentale Virginio Moro, l’ideatore del premio, che mi ha dato il suo numero di telefono. Le ho mandato un messaggio, ma non avendo risposta non mi sono arreso, perché quando una storia mi entra nella testa difficilmente rinuncio. Mi sono fatto coraggio e l’ho chiamata. Fortunatamente mi ha risposto. Le ho chiesto se le facesse piacere raccontarmi la sua storia, umana e professionale, e ha accettato molto volentieri.

La storia di Gabriella Marano

Gabriella Marano nasce il 22 settembre 1978 ad Avellino. È l’ultima di tre figlie; prima di lei nascono le sorelle Roberta e Giuliana. Il padre, Claudio, è dirigente di un ente che si occupa di irrigazione e della costruzione di dighe. La madre, Emma Colletti, è insegnante di educazione artistica.

Gabriella Marano da bambina

Gabriella è una bambina curiosa e vivace. Corre, si arrampica, cade, si rialza ed è sempre piena di lividi. Insomma, una bambina terribile, ma a scuola è molto brava. Frequenta le elementari, le medie e il liceo classico ad Avellino. La sua passione è la danza, sia classica che moderna, che pratica a livello agonistico. Le piace anche l’atletica leggera e ai Giochi della Gioventù si qualifica per le finali nel salto in alto e nel salto in lungo.

Gabriella in braccio al papà

Ma c’è qualcosa che l’appassiona più di tutto: i programmi di cronaca nera che la sera tengono il padre incollato al televisore. Gabriella, senza farsi sentire, si mette dietro di lui a guardare. Guai a farsi scoprire: con papà Claudio certe regole non si discutono. Ma lei ha già un carattere ribelle e mal sopporta quell’autorità che vorrebbe decidere anche per lei.

La famiglia Marano

L’università

Dopo la maturità Gabriella si iscrive a Lettere all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Conseguita la laurea triennale, prosegue gli studi con la magistrale in Archeologia classica e poi entra all’università come assistente. Continua a studiare e frequenta un master universitario in studi antropologici e filosofici, diretto dal professor Francesco Sisinni. È durante questo percorso che in lei nasce un nuovo interesse per la psicologia e lo studio dei comportamenti umani.

Decide così di rinunciare alla carriera universitaria. Il padre quella scelta non la condivide, ma Gabriella va avanti per la propria strada. Vuole approfondire lo studio dei comportamenti umani e comprendere meglio anche quel padre al quale, nonostante i contrasti, è profondamente legata.

Gabriella Marano con Mauro Gubitosa nel giorno della sua laurea

Nel frattempo si è fidanzata con Mauro Gubitosa, un ragazzo conosciuto da adolescente, durante una vacanza in Sardegna. Le famiglie, entrambe originarie di Avellino, avevano stretto amicizia e i due erano rimasti in contatto. Lui vive a Latina: il padre lavora alla Banca d’Italia.

Latina

Gabriella e Mauro, dopo diversi anni di fidanzamento, nel 2007 si sposano. Nasceranno due figli, Diego e Vittoria. A Latina Gabriella inizia un tirocinio nel settore cultura dei Servizi sociali della Provincia, per poi essere destinata alla Scuola professionale Formazione e Lavoro, dove insegna italiano e materie psicologiche. Sembra aver trovato la strada giusta, almeno secondo suo padre. Ma Gabriella continua a cercare la propria strada. Torna sui libri e, dopo altri due anni di studio, nel 2016 consegue la seconda laurea in Psicologia clinica.

Gabriella insieme a suo padre

Successivamente si specializza in Scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling. Anche perché nella scuola in cui insegna non si sente pienamente realizzata. Gabriella è una donna che sa guardare oltre, ama la libertà e quel cartellino da timbrare ogni mattina comincia a starle stretto: lo avverte come una gabbia da cui vuole fuggire. Alla fine sorprende tutti. Lascia il posto fisso, contro il parere del padre, che vorrebbe ancora indirizzare le sue scelte.

La strada della criminologia

Il marito, Mauro, invece la incoraggia. Decide così di aprire uno studio insieme a una collega. Il nuovo lavoro le permette di conoscere altri professionisti del settore. Tra questi c’è l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente dell’Associazione Penelope, che sostiene le famiglie delle persone scomparse. Sarà un incontro illuminante per Gabriella e l’inizio di una lunga collaborazione.

La criminologa Gabriella Marano con l’avvocato Nicodemo Gentile e Gino Cecchettin

Il primo incarico importante, come consulente tecnico, riguarda la scomparsa di Roberta Ragusa, uno dei casi di cronaca nera più seguiti di quegli anni. Ne seguiranno molti altri di risonanza nazionale: Marzia Capezzuti, Maria Chindamo, Liliana Resinovich, Sara Pedri, Domenico Manzo, Marco Ferrazzano, Giulia Cecchettin e la babysitter Jhoanna Nataly Quintanilla Valle.

L’esperienza maturata in casi così importanti porta Gabriella anche sul piccolo schermo. Inizia a partecipare come criminologa ad alcuni dei programmi televisivi più seguiti, prima in Rai e successivamente sulle reti Mediaset. L’ultima vicenda che sta seguendo riguarda la profanazione della tomba di Pamela Genini, la giovane vittima di femminicidio per mano dell’ex compagno Gianluca Soncin. Ma tra le tante attività di Gabriella c’è anche la scrittura: firma saggi, articoli su riviste di settore e pubblicazioni specialistiche.

L’incontro con Gabriella Marano

Incontro Gabriella nel suo studio di Latina in Corso Matteotti. Davanti a me trovo una donna risoluta, sicura di sé e molto preparata. Ha affrontato scelte difficili, decidendo sempre con la propria testa, e dà l’impressione di sapere esattamente dove vuole andare. Ma c’è un punto in cui quella sicurezza sembra improvvisamente incrinarsi: suo padre.

Gabriella, questo lavoro cambia lo sguardo verso le persone?

“Tantissimo. Riesco a guardare le persone da diverse angolazioni e cerco di comprendere meglio perché certe cose accadono. Ma mi metto anche molto in discussione”

Dopo tanti anni passati a studiare i comportamenti criminali, hai ancora fiducia nell’essere umano?

“Sì, ho ancora fiducia. In questo percorso ho incontrato anche tante anime belle”

Perché hai scelto di andare in televisione?

“Ho scelto di farlo perché i format televisivi sono il mezzo più immediato per diffondere la mia esperienza. Divulgare è uno strumento di difesa e di protezione. Ma c’è ancora molto da fare. Per questo continuo a portare avanti campagne di sensibilizzazione e tengo corsi, anche online. Credo molto nella formazione, perché conoscere certi fenomeni significa anche imparare a riconoscerli e, quando è possibile, prevenirli”

Mi hai detto che tu e tuo padre eravate molto simili. Cosa vi accomunava, oltre ai programmi di cronaca nera?

“La capacità di saper leggere le situazioni. Di guardarci negli occhi e capirci: bastava uno sguardo, nessuna parola. E poi l’aspetto fisico, il viso, gli occhi, il sorriso… Io me lo porto addosso”

L’ultimo ricordo che hai di lui?

“Il giorno prima che morisse mi sedetti accanto a lui sul letto, era il 19 agosto 2021. A un certo punto mi strinse forte la testa. Gli chiesi: “Cosa vuoi dirmi, papà?”. Lui fece segno di no e cominciò a piangere. Non poteva più dirmelo, ma io credo che in quel momento volesse chiedere scusa per alcuni suoi comportamenti in famiglia”

Gabriella si commuove, e io mi fermo per qualche secondo.

Oggi lo hai perdonato?

“Sì, l’ho perdonato”

Hai qualche rimpianto?

“Che non abbia potuto vedere quello che sono riuscita a costruire…”

Latina è stata il punto di partenza della tua carriera. Dopo tanti anni, ti sei affezionata a questa città?

“All’inizio Latina è stata una città difficile: per chi arriva da fuori non è immediato integrarsi. Poi, quando ho cominciato a sentirmi parte di questa città, tutto è diventato più semplice. Latina mi ha dato tanto: mi ha offerto grandi possibilità, mi ha permesso di realizzarmi e di crescere. Per questo le sarò sempre grata”

La criminologa Gabriella Marano in un momento di relax sul lungomare pontino

Saluto Gabriella e lascio il suo studio con la sensazione di aver conosciuto una donna che la propria strada se l’è conquistata un passo alla volta. Ripenso alla bambina che si arrampicava sugli alberi, alla ragazza che guardava di nascosto i programmi di cronaca nera dietro suo padre e alla criminologa che oggi quegli stessi fatti è chiamata ad analizzare in televisione. Ma soprattutto mi rimane una frase, pronunciata parlando di suo padre: “Io me lo porto addosso”. Forse, alla fine, è proprio da lì che bisogna partire per capire davvero Gabriella Marano.

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