Ci sono persone che sembrano avere chiara la propria strada fin da bambini. Studiano, leggono, si interrogano sul mondo e, mentre gli altri cercano ancora di capire cosa faranno da grandi, loro hanno già cominciato a costruire il proprio futuro. Rino Caputo era uno di quei ragazzi. Nato a Ischitella, nel Gargano, dimostra molto presto una grande predisposizione per lo studio. È l’inizio del percorso di un intellettuale che lo porterà lontano: Roma, l’università, la politica, le battaglie dei giovani ricercatori, l’insegnamento e infine la cattedra nella nascente Università di Tor Vergata. A volte, però, sono i sentimenti, più delle nostre decisioni, a scegliere i luoghi della nostra vita. A Rino accade quando incontra una giovane neolaureata. È l’amore a condurlo a Latina, una città che lo affascina fin dal primo momento e con la quale nasce un legame indissolubile.
Qualche anno fa, durante un evento all’Hotel Europa, ho avuto il piacere di conoscere il professor Rino Caputo, presente tra i relatori. Al termine della manifestazione mi sono avvicinato per presentarmi e, con mia grande sorpresa, mi ha detto che già mi conosceva attraverso i miei articoli e che li riteneva molto interessanti. Sapevo di trovarmi davanti a un grande intellettuale e quei complimenti mi hanno fatto immenso piacere. Per uno come me, che si mette sempre in discussione, sono carburante vitale.
Dopo quell’incontro, io e Rino siamo entrati in confidenza e ci siamo incrociati anche in un altro paio di occasioni. Conversare con lui è un arricchimento continuo. Qualche giorno fa l’ho chiamato per chiedergli se avesse voglia di leggere il romanzo che ho appena terminato di scrivere. Chi meglio di lui potrebbe darmi un giudizio critico? Durante la telefonata gli ho poi chiesto se avesse voglia di raccontarmi la sua storia. Il sì è stato spontaneo quanto la mia richiesta.

La storia di Rino Caputo
Rino Caputo nasce il 24 ottobre 1947 a Ischitella, nel Gargano, in provincia di Foggia. È il primo di tre figli. Dopo di lui nasceranno Antonia e Maria Consiglia. Il padre, Eustacchio Rocco, durante la guerra combatte in Albania e sfugge miracolosamente alla morte grazie a un generale che gli impedisce di partire con una nave che verrà poi silurata e affondata. Dopo l’8 settembre 1943 lavora come servo presso alcuni pastori albanesi. Al ritorno sposa Donata Di Blasio, la fidanzata che lo ha aspettato durante la guerra, e trova lavoro come daziere.

Rino è un bambino allegro, ma l’inizio delle elementari per lui sarà difficile. Spirito libero e ribelle, insofferente agli eccessi di autorità, si ritrova con un maestro molto severo, sempre pronto a usare la bacchetta. Rino non lo accetta e si ribella. Fortunatamente, l’anno successivo, il padre viene trasferito in un altro paese e lui cambia scuola. In terza elementare i genitori seguono il consiglio di uno zio che vive a Roma e mandano il ragazzino in un collegio laico gratuito nella Capitale.

Il collegio
Nel collegio si trova bene. Il personale è tutto femminile, le classi sono miste e a lui quella novità non dispiace affatto. Eppure gli manca molto la famiglia: si sente orfano senza esserlo davvero e avverte la malinconia della solitudine. Trova allora rifugio in un’intensa formazione intellettuale, ma anche nello sport, praticando calcio e pallavolo. In collegio si diverte a organizzare giochi come “Lascia o raddoppia?” e a lui tocca sempre fare il Mike Bongiorno della situazione: come concorrente vincerebbe sempre.

Terminata la scuola media in collegio, lo zio propone ai genitori di Rino di farlo rimanere con lui a Roma. Le scuole sono ottime e, secondo lui, il ragazzo potrebbe diventare un bravo medico. Rino si iscrive al liceo Virgilio, ma la nostalgia di casa non accenna a diminuire. Il padre capisce la situazione e così Rino torna in famiglia, che nel frattempo si è trasferita a Bari, dove inizia il liceo classico.
Lo studio e lo sport
In quegli anni, oltre a studiare, Rino forma la squadra di pallavolo del liceo e vince il torneo scolastico battendo i rivali di sempre, gli studenti degli istituti tecnici. Gioca anche nella squadra dei Vigili del Fuoco. Arriva alla maturità con il massimo dei voti e un giudizio finale tra i migliori d’Italia. I professori gli consigliano di iscriversi alla facoltà di Fisica, convinti che sia quella la strada del futuro. Ma Rino non vuole sentire ragioni: lui vuole laurearsi in Lettere.

Per i suoi meriti scolastici viene chiamato dalla Scuola Normale di Pisa a Erice, in Sicilia, dove è stata avviata un’iniziativa pilota per l’orientamento universitario dei giovani più meritevoli. Ma anche stavolta Rino si lascia sopraffare dalla nostalgia e torna a Bari, dove si iscrive alla facoltà di Lettere, che in quegli anni rappresenta un’eccellenza. Sono gli anni della contestazione giovanile e del Sessantotto, che Rino vive con grande partecipazione. Nonostante la giovane età, viene già considerato un intellettuale.

La laurea e la politica
Rino si laurea in Lettere con il massimo dei voti nel 1970. Subito dopo arriva la chiamata per il servizio di leva obbligatorio nella Marina Militare, come allievo ufficiale di complemento a Livorno. Dopo sei mesi di Accademia diventa ufficiale e viene trasferito alla Capitaneria di Porto di Molfetta, ad appena trenta chilometri da casa. Non poteva sperare in una destinazione migliore.

Terminato il servizio militare, nel 1972 ottiene le prime borse di studio e inizia l’attività di insegnamento e di ricerca all’Università di Bari. Nello stesso anno si iscrive al Partito Comunista Italiano e comincia a dedicarsi anche alla politica. In breve tempo diventa il leader dei giovani ricercatori universitari precari. Nel 1978 la CGIL lo nomina segretario nazionale del sindacato delle università italiane. Sono anni intensi per Rino, durante i quali, sotto la sua direzione, vengono raggiunti importanti risultati sindacali e politici.
Latina
A un certo punto, però, Rino comincia a sentirsi insoddisfatto. Si accorge che qualcosa nella politica sta cambiando e non gli piace. Decide allora di tornare al suo vecchio amore: lo studio. Nel 1982, a Roma, nasce l’Università di Tor Vergata. Rino chiede il trasferimento e lo ottiene. Due anni dopo Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico e segretario regionale del PCI nel Lazio, cerca di riportarlo alla politica proponendogli di rimettere in sesto il partito nella provincia pontina. Rino, però, ha ormai fatto la sua scelta e rifiuta.

Ma la provincia pontina è nel suo destino. Un giorno, tra i corridoi di Tor Vergata, conosce tramite alcuni amici una giovane donna da poco laureata. Si chiama Mirella Restani, Il padre è emiliano e la madre di sezze, e tra i due scocca la scintilla. Dove non riesce la politica, riesce l’amore. Rino sposa Mirella il 21 aprile 1990 e sarà lei a portarlo a Latina, anche se inizialmente lui non vorrebbe trasferirsi. Ma poi rimane stregato dalla città pontina. Dalla loro unione nasce Valerio.

Le pubblicazioni
Nell’arco della sua lunga carriera di letterato pubblica circa trecento contributi di ricerca, tra saggi e volumi dedicati a Dante, Petrarca, Manzoni, Pirandello, Pasolini e molti altri. Tiene lezioni e seminari anche all’estero, nelle principali università nordamericane e sudamericane, nel Nord Africa e in tutta Europa. Collabora con importanti riviste di letteratura italiana ed è direttore della rivista internazionale “Dante”. Nel 2006 fonda e dirige la rivista internazionale “Pirandelliana”. Nel corso degli anni ricopre inoltre numerosi incarichi di prestigio.

L’incontro con Rino Caputo
Incontro Rino al bar Farina. Per me è un onore intervistarlo e conoscere la sua storia. Sorseggiando due caffè scopriamo che ci accomunano lo stesso segno zodiacale e il fatto di esserci sposati tardi. Ma, fortunatamente, siamo stati scelti da due donne molto più giovani di noi. Per il resto, il divario culturale è abissale.
Rino, qualche sindaco di Latina ti ha mai chiamato per qualche incarico?
“Ricordo con piacere Ajmone Finestra. Mi chiamò al telefono e poi ci incontrammo. Voleva affidarmi l’assessorato alla Cultura. Dissi al senatore che sicuramente avrebbe incontrato problemi con i suoi consiglieri. Lui, invece, rispose perentorio: “Il sindaco sono io e decido io”. Alla fine rifiutai per coerenza politica. Però mi resi disponibile come consulente tecnico”
Anche tu sei dell’idea che gli intellettuali siano solo di sinistra?
“Assolutamente no. Studio Pirandello da anni e lui era fascista. Magari sarebbe interessante capire perché lo fosse”
Ho visto la tua intervista nel programma “Sottovoce” di Gigi Marzullo. Una bella soddisfazione, credo?
“Sì, nel 2023. Una trasmissione di nicchia, ma molto interessante. Comunque, una bella soddisfazione”
Se ti dico Latina?
“Quando sono arrivato avevo tutt’altra idea della città, ma mi sbagliavo. Mi sono reso subito conto che Latina aveva un movimento culturale molto vivace”
Insomma, questa città ti è entrata nel cuore?
“Assolutamente sì”

Figure come il professor Rino Caputo sono una ricchezza per Latina. Non soltanto per il prestigio accademico che hanno conquistato nel corso della loro carriera, ma per la capacità di continuare a offrire alla città idee, cultura e punti di vista mai banali. Persone come lui meritano di essere ascoltate e valorizzate, perché una comunità cresce anche grazie a chi, con il proprio pensiero, sa aiutarla a guardare un po’ più lontano.
Ah, dimenticavo: il suo vero nome è Lazzaro Raffaele. Ma per tutti è semplicemente Rino.
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Ciao Emilio ti leggo sempre con molto piacere.
Alcuni dei tuoi personaggi non li conosco, ma le loro storie, che poi è anche storia della ns città sono molto interessanti… un abbraccio avvertimi quando uscirà il tuo libro, ciao.
Ho avuto il piacere di conoscere di persona il professor Caputo in occasione di una delle sue tante conferenze letterarie. Oltre alla innegabile competenza e profonda passione, mi ha colpito di lui quell’entusiasmo genuino per la vita e le persone. Ora ne capisco anche il motivo: ha saputo scegliere bene da subito da che parte stare, senza perdere tempo. Grazie di questo meraviglioso ritratto. Claudia Palombi