Antonio Chittano e La Rustichella: storia di un emigrante

Antonio Chittano e La Rustichella: storia di un emigrante

Negli anni Cinquanta Antonio Chittano lascia la provincia di Lecce con una valigia, poche certezze e molte speranze. Come tanti italiani del dopoguerra parte per lavorare all’estero: prima in Germania, poi in Svizzera, tra sacrifici, nostalgia e un pensiero fisso, quello del ritorno. Il rientro in Italia avviene alla fine degli anni Sessanta, insieme alla sua famiglia. Durante il viaggio decide di fermarsi a Latina, solo per salutare i parenti di sua moglie Rita: la mamma e il fratello Mario. Una sosta breve, almeno nelle intenzioni, ma destinata a cambiare il corso della loro vita. Mario lo convince a restare e a rilevare una piccola pizzeria a taglio, tra le prime aperte a Latina. Antonio accetta e mette radici in quella giovane città. Oggi, dopo oltre mezzo secolo, quella piccola pizzeria, La Rustichella, vive ancora grazie alle figlie, custodi della stessa passione che il padre ha saputo trasmettere.

Cinque nomi, una Medaglia, una memoria

Cinque nomi, una Medaglia, una memoria

Martedì 27 gennaio, il Teatro Ponchielli di Latina ha ospitato la cerimonia commemorativa per il Giorno della Memoria. Un momento solenne dedicato al ricordo della Shoah e delle sue vittime. L’iniziativa, promossa dalla Prefettura in collaborazione con l’Istituto comprensivo Alessandro Volta e il Liceo artistico Michelangelo Buonarroti, ha unito memoria storica e testimonianza civile. Durante l’evento sono state consegnate le Medaglie d’Onore alla memoria, conferite dal Presidente della Repubblica, ai familiari di cinque militari pontini deportati e internati nei lager nazisti. Tra quei nomi, anche quello di Armando Chiavegato, protagonista di una storia che avevo già raccontato: un legame che ha reso questa commemorazione non solo un dovere collettivo, ma anche un momento profondamente personale, capace di suscitare una sincera commozione.

La famiglia Gennaro e quella maledetta cannonata al Palazzo M di Littoria

La famiglia Gennaro e quella maledetta cannonata al Palazzo M di Littoria

Nel 1932 la famiglia Gennaro lasciò la provincia di Padova, seguendo il richiamo di una terra nuova: l’Agro Pontino. Erano in tanti, uniti dal lavoro e da un futuro di speranza, quando venne loro assegnato un podere con diversi ettari di campi da rendere fertili. Per dodici anni quella terra fu casa, fatica e promessa. Poi, a Littoria, arrivò la guerra. Tra i rumori del fronte che si avvicinava e la paura crescente, i Gennaro furono tra gli ultimi ad abbandonare la loro casa. Cercarono scampo nei sotterranei del Palazzo M, convinti che quelle mura li avrebbero protetti. Ma il destino fu implacabile: i colpi di cannone sparati dalle navi americane raggiunsero proprio il luogo del loro rifugio. La famiglia Gennaro fu quasi del tutto sterminata. Per rendere omaggio a quelle vittime voglio raccontare la loro storia.

I fratelli Cassandra: dal piccolo forno alla grande distribuzione

I fratelli Cassandra: dal piccolo forno alla grande distribuzione

La storia dei fratelli Cassandra è anche la storia di una terra che nasce, resiste e si trasforma. Partono dalla provincia di Caserta e arriva, alla fine degli anni Trenta, a Cisterna di Littoria, quando l’Agro Pontino è ancora un cantiere di speranze e sacrifici. Sono anni complessi, segnati da scelte coraggiose e da un futuro tutto da costruire. La Seconda guerra mondiale interrompe, sconvolge, costringe a ricominciare. Ed è proprio da un piccolo forno e da un modesto negozio di alimentari che i Cassandra ripartono, affidandosi al duro lavoro quotidiano. Poi il trasferimento a Latina, l’apertura di un primo magazzino all’ingrosso e, passo dopo passo, l’ingresso nel mondo della grande distribuzione segnano l’inizio di un’ascesa che affonda le radici nella fatica, nella visione e in un forte legame con il territorio. Vi racconto i fratelli Cassandra.