Carlo (Fischio) Nanni: dove si mangiava tra fischi e sorrisi

Carlo (Fischio) Nanni: dove si mangiava tra fischi e sorrisi

A Monticchio, una piccola frazione di Sermoneta, c’è stato un tempo in cui ordinare alla Trattoria di Carlo Nanni non significava solo scegliere un piatto, perché per tutti lui era Carlo Fischio. Ironico, allegro, con la battuta sempre pronta, Carlo si muoveva instancabile tra la cucina e la sala, mentre la moglie Rosina governava i fornelli. Il suo fischio, ai tavoli accompagnava le ordinazioni. La sua trattoria era un piccolo mondo dove sedevano fianco a fianco operai, professionisti, persone di passaggio e clienti affezionati, tutti accomunati da quel linguaggio unico fatto di fischi e sorrisi. Nel 2022 Carlo decise di chiudere, lasciando il lavoro di una vita, ma quel locale non ha mai abbassato davvero la saracinesca: vive ancora nei ricordi di chi, come me, ha avuto la fortuna di frequentarlo. Fischiettando vi racconto la sua storia.

Orazio De Maio: il vero autore dell’inno “Bella Latina”

Orazio De Maio: il vero autore dell’inno “Bella Latina”

Orazio De Maio è una di quelle figure che trasformano la musica in memoria collettiva. Grande musicista di Latina, lasciò un segno profondo nella storia culturale della città con Bella Latina, un inno capace di raccontarne l’anima e l’identità. Per anni i bambini cantarono questa canzone nelle scuole come gesto di appartenenza, rendendola parte integrante della crescita di intere generazioni. Col tempo, molti dimenticarono la canzone e attribuirono erroneamente l’inno ad altri musicisti. Eppure Bella Latina continua a vivere nella nostra storia. Riscoprire questa tradizione oggi, mentre la città si avvicina al centenario, significa restituire alla musica il suo autore e celebrare l’amore per Latina attraverso note destinate a durare nel tempo.

Anna Maria Veltre: era mia mamma

Anna Maria Veltre: era mia mamma

Scrivo questo pezzo che non avrei mai voluto scrivere perché, quando perdi la mamma, c’è una tristezza che ti pervade fino ad arrivare nel profondo dell’anima. E non conta l’età: la mamma resta il nostro primo approdo e l’ultimo rifugio, anche quando siamo adulti e crediamo di essere forti. Anna Maria Veltre era mia mamma, ma per tutti era la Signora Andreoli: una presenza costante, di quelle che non fanno rumore ma lasciano il segno. L’unica mia consolazione è averla vissuta fino al suo ultimo giorno su questa terra. Ora immagino il cielo come un immenso terrazzo, dove possa curare le piante che ha tanto amato su questa terra. Tra le lacrime proverò a raccontare la sua vita.