Marco Carpineti: da tecnico elettronico a protagonista del vino laziale

Marco Carpineti: da tecnico elettronico a protagonista del vino laziale

Cinquant’anni fa eravamo due ragazzi in gita sulla neve, con più sogni che certezze in tasca. Oggi, guardando il percorso di Marco Carpineti, posso dire di aver visto nascere, quasi senza accorgermene, una delle più belle storie del vino laziale. All’epoca Marco era un perito elettronico con un posto sicuro come tecnico nel Comune di Cori. Poi la vita gli ha chiesto coraggio: alla morte del padre Paolo, agricoltore, lasciò il posto fisso per prendere in mano i quattro ettari e mezzo di famiglia, tra ulivi e viti. Da lì è iniziata un’avventura fatta di studio, intuizione e radici profonde nel territorio. Dopo aver valorizzato i vitigni autoctoni dei Monti Lepini, Marco ha trasformato una piccola azienda in una realtà che oggi conta circa cinquecentocinquanta ettari tra vigneti, foraggi per il bestiame e pascolo arborato. Questa è la sua storia.

Suor Emma Zordan, da Sabaudia a Rebibbia: scrivere libertà

Suor Emma Zordan, da Sabaudia a Rebibbia: scrivere libertà

Ha l’energia di chi non ha mai smesso di credere che ogni vita possa rifiorire. Suor Emma Zordan, nata a Sabaudia da famiglia di origine veneta, da bambina era “terribile” e voleva farsi suora quasi per capriccio. La vocazione autentica è arrivata più tardi, trasformando quella testardaggine in dedizione assoluta agli ultimi. Nel carcere di Rebibbia ha fondato un laboratorio di scrittura creativa che è diventato un percorso di riscatto: sotto la sua guida, i detenuti hanno pubblicato diversi libri, dando voce a fragilità e speranze. Il 3 febbraio 2026 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha insignita del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Oggi è responsabile della casa di riposo delle suore anziane della sua congregazione, al Preziosissimo Sangue di Latina. Questa è la storia di una donna che ha fatto della cura e della parola strumenti di libertà.

Antonio Chittano e La Rustichella: storia di un emigrante

Antonio Chittano e La Rustichella: storia di un emigrante

Negli anni Cinquanta Antonio Chittano lascia la provincia di Lecce con una valigia, poche certezze e molte speranze. Come tanti italiani del dopoguerra parte per lavorare all’estero: prima in Germania, poi in Svizzera, tra sacrifici, nostalgia e un pensiero fisso, quello del ritorno. Il rientro in Italia avviene alla fine degli anni Sessanta, insieme alla sua famiglia. Durante il viaggio decide di fermarsi a Latina, solo per salutare i parenti di sua moglie Rita: la mamma e il fratello Mario. Una sosta breve, almeno nelle intenzioni, ma destinata a cambiare il corso della loro vita. Mario lo convince a restare e a rilevare una piccola pizzeria a taglio, tra le prime aperte a Latina. Antonio accetta e mette radici in quella giovane città. Oggi, dopo oltre mezzo secolo, quella piccola pizzeria, La Rustichella, vive ancora grazie alle figlie, custodi della stessa passione che il padre ha saputo trasmettere.

Cinque nomi, una Medaglia, una memoria

Cinque nomi, una Medaglia, una memoria

Martedì 27 gennaio, il Teatro Ponchielli di Latina ha ospitato la cerimonia commemorativa per il Giorno della Memoria. Un momento solenne dedicato al ricordo della Shoah e delle sue vittime. L’iniziativa, promossa dalla Prefettura in collaborazione con l’Istituto comprensivo Alessandro Volta e il Liceo artistico Michelangelo Buonarroti, ha unito memoria storica e testimonianza civile. Durante l’evento sono state consegnate le Medaglie d’Onore alla memoria, conferite dal Presidente della Repubblica, ai familiari di cinque militari pontini deportati e internati nei lager nazisti. Tra quei nomi, anche quello di Armando Chiavegato, protagonista di una storia che avevo già raccontato: un legame che ha reso questa commemorazione non solo un dovere collettivo, ma anche un momento profondamente personale, capace di suscitare una sincera commozione.